The Musical Box
Ebbene si, non ho potuto farne a meno. Ci sono ricascato.
Qualche mese fa avevo scritto peste e corna sulle Tribute Band che si fanno pagare un bigliettone per vederle ripetere pedissequamente lo show che fu dei loro ispiratori. Avevo scritto che allora erano meglio i nostri Squonk o Revelation che sono bravissimi ugualmente e ci allietano una serata davanti ad una birra e ad un ricco panino.
E invece è bastato il manifesto che annunciava l’arrivo anche per quest’anno (ormai non mancano mai, puntuali come orologi, ogni anno più o meno in questo periodo da cinque-sei anni a questa parte) dei mitici canadesi “The Musical Box”, l’unica Tribute Band dei Genesis “autorizzata dai Genesis e da Peter Gabriel” come recita la locandina, e, soprattutto, sapere che portavano in scena “The Lamb Lies Down On Broadway” e tutte le mie difese sono crollate.
Per me è uno spettacolo meraviglioso. Non riesco a resistere all’introduzione con le mani incrociate sul pianoforte, vado in visibilio per lo strumentale di ”Fly On The Windshield”, mi lascio cullare da “Carpet Crawlers”, impazzisco letteralmente per “Anyway”, “The Lamia”, ”The Light Dies Down…” e, soprattutto, il trittico finale “Riding The Scree”, “In The Rapids” ed “It”.
Mi piace sentire dal bootleg in mio possesso del concerto di Torino del 24 marzo 1975, unica data italiana del tour originale, la voce di Peter Gabriel in un discreto ma comunque buffo italiano raccontare l’inizio della storia.
Bhè, io all’epoca non seguivo più di tanto il genere (ricordate? Pane e Beatles e basta!) però ci sarei voluto essere. Ed ogni volta che esiste la possibilità, non me la perdo. Anche a costo di costringere la mia Dolce Metà a seguirmi nell’impresa, Lei che poverina non sopporta il Progressive. Ma per Amore…….
Il concerto è stato bello. Posizione privilegiata, immediatamente sopra il palco a non più di dieci-quindici metri dal centro della scena. Il brutto è stato la resa audio. Incomprensibilmente non recuperata (perchè era un problema del loro impianto, non ci credo che all’Auditorium Conciliazione, tempio della musica romana, non sia possibile dare una resa acustica decente) durante tutto il concerto. E dire che ho tentato di spostarmi, pensando magari che la posizione di fianco ai diffusori principali sospesi in aria fosse penalizzante.
E invece no. Il resto della sala godeva dei miei stessi “privilegi”. In cosa consistevano? Semplice: tastiere e basso assolutamente troppo alti. In alcuni casi ben oltre la batteria (il che è tutto dire). Chitarra e, la cosa peggiore di tutte, la voce assolutamente in secondo piano.
In alcuni momenti la voce era un leggero suono di fondo. Immagino le difficoltà di comprendere la linea melodica, mai facilissima, per chi non fosse pienamente addentro all’Opera.
I Musical Box riescono comunque a fornire uno spettacolo decisamente buono dal punto di vista scenico. L’”autorizzazione” da parte dei Genesis si traduce in realtà non solo nella fornitura di tutte le attrezzature di scena, dagli strumenti all’impianto luci alle scenografie ai costumi e, last but not least, alle mitiche diapositive che descrivono e sottolineano ogni passaggio della musica. Ma anche, sicuramente, in una messe di consigli su tutto il resto, compresi i passi di danza accennati dal cantante.
Se qualcuno mi ascolta su Spreaker, nello show (parola grossa) “ProgRock” trasmetto a puntate ”The Lamb”, cercando di raccontarlo. Per cui in questo periodo posso considerarmi decisamente un esperto sull’argomento. Bhè, grazie a questo mio “scavare” nella storia e nelle sue mille sfaccettature, sono riuscito a godermi ancora di più lo spettacolo dei Musical Box, immergendomi completamente nella trama e percependo lo sciabordio ed i riflessi della vasca delle Lamia, vedendo i loro corpi argentati di serpente, ho respirato la nebbia (la nuvola? la lana?) che si diffondeva per Times Square. Ho visto i due globi di luce accendersi lì, nella grotta appena fuori della stanza con le trentadue porte, ed accecarmi. Ho parlato con Lilith ed ho visto il suo volto luminoso come la Luna, commuovendomi della sua cecità.
Ed ho parteggiato senza mezze misure per Rael nel suo tentativo di venir via da dovunque si trovasse, da solo mentre quel bastardo del fratello non si degnava di aiutarlo.
Ed ho sentito un brividino nel bassoventre quando il Dottore gli ha spiegato quale fosse l’unica cura per liberarsi della deformità provocata dalle Lamie (urgh!).
Per me questa si chiama ”Emozione”. Bravi Musical Box!
PS: La mia Dolce Metà ha retto all’urto stoicamente. C’è poco da fare: se il Progressive non piace, non piace. Ed era stata una giornata molto molto pesante per Lei. Però le ho raccontato la trama. Le è piaciuta molto, ne ha apprezzato la profondità e grazie a questo è riuscita a sopportarne meglio anche la partitura. Questo mi ha reso ancora più immensamente felice.
Grazie Amore Mio!
PPS: tra parentesi, sapete su 42 euro di biglietto quanto si sono presi tra diritti di prevendita e commissione (chissà mai perchè poi) perchè ho pagato con il bancomat? 8 euro!!!! Direi che è abbastanza scandaloso.

