The Musical Box

28 Gennaio 2012 1 commento

Ebbene si, non ho potuto farne a meno. Ci sono ricascato.

Qualche mese fa avevo scritto peste e corna sulle Tribute Band che si fanno pagare un bigliettone per vederle ripetere pedissequamente lo show che fu dei loro ispiratori. Avevo scritto che allora erano meglio i nostri Squonk o Revelation che sono bravissimi ugualmente e ci allietano una serata davanti ad una birra e ad un ricco panino.

E invece è bastato il manifesto che annunciava l’arrivo anche per quest’anno (ormai non mancano mai, puntuali come orologi, ogni anno più o meno in questo periodo da cinque-sei anni a questa parte) dei mitici canadesi “The Musical Box”, l’unica Tribute Band dei Genesis “autorizzata dai Genesis e da Peter Gabriel”  come recita la locandina, e, soprattutto, sapere che portavano in scena “The Lamb Lies Down On Broadway” e tutte le mie difese sono crollate.

Per me è uno spettacolo meraviglioso. Non riesco a resistere all’introduzione con le mani incrociate sul pianoforte, vado in visibilio per lo strumentale di ”Fly On The Windshield”, mi lascio cullare da “Carpet Crawlers”, impazzisco letteralmente per “Anyway”, “The Lamia”, ”The Light Dies Down…” e, soprattutto, il trittico finale “Riding The Scree”, “In The Rapids” ed “It”.

Mi piace sentire dal bootleg in mio possesso del concerto di Torino del 24 marzo 1975, unica data italiana del tour originale, la voce di Peter Gabriel in un discreto ma comunque buffo italiano raccontare l’inizio della storia.

Bhè, io all’epoca non seguivo più di tanto il genere (ricordate? Pane e Beatles e basta!) però ci sarei voluto essere. Ed ogni volta che esiste la possibilità, non me la perdo. Anche a costo di costringere la mia Dolce Metà a seguirmi nell’impresa, Lei che poverina non sopporta il Progressive. Ma per Amore…….

Il concerto è stato bello. Posizione privilegiata, immediatamente sopra il palco a non più di dieci-quindici metri dal centro della scena. Il brutto è stato la resa audio. Incomprensibilmente non recuperata (perchè era un problema del loro impianto, non ci credo che all’Auditorium Conciliazione, tempio della musica romana, non sia possibile dare una resa acustica decente) durante tutto il concerto. E dire che ho tentato di spostarmi, pensando magari che la posizione di fianco ai diffusori principali sospesi in aria fosse penalizzante.

E invece no. Il resto della sala godeva dei miei stessi “privilegi”. In cosa consistevano? Semplice: tastiere e basso assolutamente troppo alti. In alcuni casi ben oltre la batteria (il che è tutto dire). Chitarra e, la cosa peggiore di tutte, la voce assolutamente in secondo piano.

In alcuni momenti la voce era un leggero suono di fondo. Immagino le difficoltà di comprendere la linea melodica, mai facilissima, per chi non fosse pienamente addentro all’Opera.

I Musical Box riescono comunque a fornire uno spettacolo decisamente buono dal punto di vista scenico. L’”autorizzazione” da parte dei Genesis si traduce in realtà non solo nella fornitura di tutte le attrezzature di scena, dagli strumenti all’impianto luci alle scenografie ai costumi e, last but not least,  alle mitiche diapositive che descrivono e sottolineano ogni passaggio della musica. Ma anche, sicuramente, in una messe di consigli su tutto il resto, compresi i passi di danza accennati dal cantante.

Se qualcuno mi ascolta su Spreaker, nello show (parola grossa) “ProgRock” trasmetto a puntate ”The Lamb”, cercando di raccontarlo. Per cui in questo periodo posso considerarmi decisamente un esperto sull’argomento. Bhè, grazie a questo mio “scavare” nella storia e nelle sue mille sfaccettature, sono riuscito a godermi ancora di più lo spettacolo dei Musical Box, immergendomi completamente nella trama e percependo lo sciabordio ed i riflessi della vasca delle Lamia, vedendo i  loro corpi argentati di serpente, ho respirato la nebbia (la nuvola? la lana?) che si diffondeva per Times Square. Ho visto i due globi di luce accendersi lì, nella grotta appena fuori della stanza con le trentadue porte, ed accecarmi. Ho parlato con Lilith ed ho visto il suo volto luminoso come la Luna, commuovendomi della sua cecità.

Ed ho parteggiato senza mezze misure per Rael nel suo tentativo di venir via da dovunque si trovasse, da solo mentre quel bastardo del fratello non si degnava di aiutarlo.

Ed ho sentito un brividino nel bassoventre quando il Dottore gli ha spiegato quale fosse l’unica cura per liberarsi della deformità provocata dalle Lamie (urgh!).

Per me questa si chiama ”Emozione”. Bravi Musical Box! 

 PS: La mia Dolce Metà ha retto all’urto stoicamente. C’è poco da fare: se il Progressive non piace, non piace. Ed era stata una giornata molto molto pesante per Lei. Però le ho raccontato la trama. Le è piaciuta molto, ne ha apprezzato la profondità e grazie a questo è riuscita a sopportarne meglio anche la partitura. Questo mi ha reso ancora più immensamente felice.

Grazie Amore Mio!

 

PPS: tra parentesi, sapete su 42 euro di biglietto quanto si sono presi tra diritti di prevendita e commissione (chissà mai perchè poi) perchè ho pagato con il bancomat? 8 euro!!!! Direi che è abbastanza scandaloso.

Cooooooooosa?

25 Gennaio 2012 Nessun commento

Lo giuro. Ultimo post “extra-musicale”.

Però vorrei farvi vedere qualche manifesto che si trova in giro per Roma in questi giorni e che forse non si nota molto. Però è necessario soffermarcisi qualche momento.

 Questo è il primo. E’ a firma PDL, anche se non so bene a quale livello, se nazionale, regionale, provinciale, cittadino o circoscrizionale, visto che il manifesto presenta solo il simbolo del partito. “Ma perchè dobbiamo eleggere sempre le solite facce?”. Caspita!

Loro sono il partito che ha veramente svecchiato la politica negli ultimi vent’anni. E con quali facce nuove fino ad oggi. Breve elenco preso a caso: Schifani, Alfano, Dell’Utri, Sgarbi, Ferrara, Meluzzi, Colli, Zanicchi, Carfagna, Carlucci, Ghedini, Tajani, Zeffirelli, Previti, Brambilla, Gelmini, Bondi, Cosentino, Verdini, solo per citarne alcuni. Per non parlare dell’indotto costituito dallo sdoganamento dell’estrema destra e della Lega che fino al 1993 vivacchiavano nel limbo di un 3-4%.

Chissà quali altre nuove facce ci riserveranno per il futuro. La gente si sarà svegliata dopo l’anestesia di questi ultimi anni?

Ed ora il secondo. Questo manifesto, ricomparso modificato negli ultimi giorni, rappresenta quanto di meglio l’ipocrisia politica possa generare. Nella sua prima stesura, che purtroppo non posso documentare, ma credetemi, il manifesto diceva: “La pazienza dei romani è finita. Contro il Governo dei Tagli”. Poi qualcuno deve averli chiamati e deve avergli fatto notare che il Governo che ha tagliato a più non posso sulle Forze dell’Ordine (così come sulla Giustizia) è stato l’ultimo Berlusconi. Ricordate le interviste ai  poliziotti che denunciavano la mancanza di fondi addirittura per la benzina delle volanti? Per non parlare degli stipendi decurtati dei Giudici.

E allora rapido dietro-front. Nuovo manifesto con una molto più generica richiesta di misure urgenti contro la criminalità. Firmato PDL e “Roma con Alemanno”. Peccato, perchè il sindaco aveva promesso sicurezza a tolleranza zero. E il precedente Governo aveva creato “Roma Capitale”. E allora dove si è fermato questo processo virtuoso?

 

Il terzo qui di fianco è un capolavoro della Propaganda Politica. Porta la firma della Regione Lazio (si, quella presieduta da Renata Zero). Attenzione al Titolone: “Bonus Bebè 2011″. Sottotitolone: “Diamo una mano al futuro”. Nel Corpo: “Un nuovo figlio è la cosa più bella. Noi (sottolineato in grassetto) saremo al vostro fianco”.

Grande!

Poi leggi la parte più piccola, che recita le regole sommarie per accedere al buono: “Hai avuto un figlio nel 2011 ed hai un reddito familiare più basso di 20 mila euro? Richiedi il voucher di 450 euro (!!!!!!!!!!!!) da spendere nei negozi convenzionati”. I punti esclamativi sono miei.

Pazzesco! Cosa si compra con 450 euro? Un pacco di pannolini più o meno da 60 costa tra i 18 ed i 20 euro. Prendiamo buoni i 18. Finiscono in 10 giorni, più o meno. Hai i pannolini pagati per otto mesi. Resta fuori tutto il resto. A partire dal latte. Ed il tutto è dedicato a chi ha un reddito inferiore ai 20 mila euro. Se una famiglia ha un reddito di neppure 20 mila euro, ben altri sono i problemi che le toccherà affrontare, visti i prezzi pazzeschi degli affitti e delle utenze. Per non parlare dell’impossibilità di accedere ad un mutuo per poterla acquistare. E poi  non parliamo della grave inadeguatezza dei  servizi e delle strutture che offre la città a chi ha bambini piccoli.

E’ ovvio che si tratta di un messaggio che maschera come assistenza una semplice elemosina per volgari scopi propagandistici.

E poi mi piacerebbe sapere quali di questi manifesti viene affisso regolarmente e quali in maniera abusiva, imbrattando orrendamente ed inutilmente.

Ripeto, dal prossimo post ritorno a dedicarmi alla Musica.

Fine Settembre 2011

23 Gennaio 2012 Nessun commento

Era da qualche tempo che volevo fare un post sull’argomento. In realtà volevo solo raccontare le impressioni (belle) di un viaggio da sogno a scoprire luoghi che altrimenti non avrei mai visitato, in compagnia della Meravigliosa Persona che ha scelto di condividere con me la sua vita e del Nostro Piccolo (i Grandi no, troppo impegnati con la scuola). Gerusalemme mi è rimasta nel cuore, Masada poi indimenticabile. Ma anche Olimpia, Atene e Smirne. E poi l’Acquario di Genova.

E invece le notizie degli ultimi giorni fanno riaffiorare alla mente solo le sensazioni meno gradevoli. La nave non era la stessa ma molto simile, praticamente gemella dalle foto e dai video che ho potuto vedere. In ogni caso stessa Compagnia.

La prima immagine ben stampata in mente è il primo sguardo sulla nave. Dall’Autostrada per Civitavecchia, dopo un tratto leggermente collinare, improvvisamente si apre la vista sul mare. Distanza dal porto: 8 km. Eppure chiara, evidente, perfettamente in rilievo come le immagini di Google Map quando si vedono solo alcune costruzioni in 3D mentre tutto il resto è piatto, c’è lei. Ferma placida sul molo. Enorme. Possibile 8 km? Si, e c’è tanto di cartello. I dodici piani al di sopra dello scafo sono ben chiari e visibili.

Man mano ci si avvicina, e noi e tutto quello che ci circonda, dalle auto agli autobus alle altre navi da pesca ed i traghetti che in una nottata portano in Sardegna, diventiamo improvvisamente sempre più piccoli. La sensazione o (meglio) il retrogusto è però di indefinibile apparente fragilità: non sarà troppo peso? Sono dodici piani di albergo, un migliaio di stanze, trecento metri di lunghezza per novanta di larghezza. Dentro, poi scopriremo, ci sono una decina di ristoranti e self-services, altrettanti bar, il casinò, un teatro da millecinquecento-duemila posti che, al confronto, il Sistina è una sala parrocchiale. Una SPA pazzesca di due piani dove pero’ i bambini non sono ammessi e dove, alla nostra richiesta d’informazioni, da una cortese addetta italiana ci e’ stato chiesto:”Italiani?”. Alla nostra risposta affermativa siamo stati diretti ad un’ancora più cortese signorina pero’ tedesca che parlava inglese. Dopo la visita guidata (di cui ho capito abbastanza poco) e’ iniziata la descrizione dei prezzi, tutti a tre cifre.

E dovunque ti giri ogni dimensione e’ eccessiva. Dal ponte superiore guardi il mare e lo vedi giù giù, lontano, a distanza da vertigini.

Dentro sei coccolato ed accudito. Durante i primi dieci minuti passati nell’alloggio, nel quale trovi già le valigie, ricevi la visita di un paio di addetti del personale del piano che si presenta e si dichiara a tua disposizione per qualsiasi evenienza. Ed e’ vero, li troverai sempre dove, e soprattutto quando, servono.
Pero’ per un paio di giorni vivi nel marasma, girando a destra e a sinistra, prendendo ascensori, scendendo ai piani sbagliati, cercando il ristorante dove c’è il tuo posto prenotato, cercando di capire le logiche dei turni, degli orari e degli spazi. Cercando qualsiasi cosa. Cercando di orientarsi.

E poi si sente tutto. Mare piatto eppure la notte il dondolio è evidente. Allora pensi subito (almeno i “catastrofisti” del mio calibro): e se il mare fosse mosso? Ma mosso veramente? Ti tranquillizzi: forse non usciremmo dal porto.

La sera in stanza ricevi un simpatico giornalino che ti racconta tutto quello che avverrà sulla nave il giorno successivo. Quello della seconda sera parlava chiaramente di un passaggio vicino all’isola di Stromboli. Il giorno dopo il cratere del vulcano risultava già ben visibile almeno un paio d’ore prima del passaggio. Tutti sul ponte più alto a godersi lo spettacolo delle isole dell’arcipelago. Spettacolo impareggiabile. Ginostra era lì, a meno di un miglio da noi. Si distinguevano chiaramente molti piccoli particolari. Dal cratere del vulcano usciva uno sbuffo di fumo bianco.

Qualche piccola difficoltà anche nei rapporti con il personale, sempre gentile e disponibile, però all’80% non italiano. Per carità, tra l’italiano, un pò d’inglese e un tantino di francese la comunicazione era sempre possibile, ma forse, in momenti concitati può essere stato un problema. 

Una tragedia come questa, cui abbiamo assistito praticamente in diretta e in tempi in cui esistono tutti gli strumenti per evitarla, è sconvolgente. Sono vicino a tutti coloro che l’hanno vissuta e ancora di più a quelli che hanno subito la perdita di una persona cara.

 

Aaaaaaaaaarrrrrrrrrrrrrrrghhhhhhhhhhhh!!!!!!!!

16 Gennaio 2012 1 commento

Ebbene si, l’ho trovata così. La mia cara vecchia chitarra acustica a 12 corde, anno 1978!

Librerie a Roma

10 Gennaio 2012 Nessun commento

In tempi in cui secondo il comune sentire la libreria è ormai un negozio vecchio e superato, cannibalizzata da megastore, e-book e quant’altro, dopo la chiusura del megastore “Messaggerie” a Via del Corso, punto di riferimento per libri e multimediale in genere e con una ricchissima edicola di riviste straniere praticamente introvabili a Roma, mi fa invece piacere segnalare l’apertura di tre nuovi punti vendita “autonomi”, entrambi ricchi, attenti al cliente e  pieni di iniziative.

Il primo si chiama “Pagine e Caffè” ed ha aperto in Via Gallia 37/b. Nella Home del sito (www.pagineecaffe.it) dichiarano di “voler essere un punto di riferimento per coloro che hanno curiosità e voglia di contatti e scambi, in uno spazio che accolga stimoli e risponda alle esigenze di lettori e visitatori”. Loro nobilissimo intento sarebbe quello di “…creare una sorta di polo per i lettori vecchi e nuovi..” diventando “…uno spazio d’incontro tra culture, esperienze ed identità diverse che superino le barriere generazionali”.

La struttura è dotata di un bar (si definisce anche, come recita l’insegna, “Caffè Letterario”). Tanti, e vari, gli Eventi fino ad oggi tra incontri con Autori ed Attori, Book-crossing e corsi di vario genere. Il prossimo è l’incontro con Johnny Palomba mercoledì 11 gennaio alle ore diciotto e trenta.

La seconda libreria ha aperto dal dodici novembre in Via Nomentana 159 e si chiama “Segni D’Autore”. Per ora il suo sito (www.segnidautore.it) è in costruzione. Il negozio invece è piccolo ed accogliente, ricco di libri e fumetti. Inoltre è anche Casa Editrice (la saga “Deerfield 1704″, per ora in tre volumi).

Il terzo locale è molto particolare. Non a caso si chiama “Books & Brunch” (www.booksandbrunch.it) ed offre, oltre ad un’ampia scelta di libri e fumetti (moltissimo Fantasy), dei simpatici spuntini corredati da vini e birre di qualità. Si trova in Via Saluzzo 53. Si tratta in realtà di un locale dove passare il tempo in maniera divertente e stimolante ed attorno al quale gravita tutto il miglior mondo di Autori ed Illustratori di fumetti  di Roma.

Tra i suoi gestori infatti c’è Lorenzo Bartoli, ormai vera Autorità in materia a livello nazionale (e, probabilmente, anche internazionale). Sue la serie – ormai introvabile – di “Arthur King”, la più facilmente reperibile “Detective Dante” e l’attualmente in edicola (e fortunata) “John Doe”. Infinite invece le sue collaborazioni con riviste specializzate italiane ed estere. Autore anche di tre romanzi di cui i primi due, ”Bambole” e ”Overminder – Il Sognatore” editi da Fanucci, scritti sotto lo pseudonimo di Akira Mishima, mentre il recente “Cuori da Bar” è sostanzialmente lo ”spin-off” tratto dal  suo affascinante blog (http://cuoridabar.blogspot.com).

Per tornare al locale, altra particolarità sta nel fatto che i libri ed i fumetti esposti rappresentano le preferenze dei gestori, mentre l’attenzione al cliente è rivolta nella possibilità di ordinare libri anche al di fuori di quelli esposti sugli scaffali (rigorosamente IKEA) con la promessa di riceverli in tempi generosi.

Vasta poi la serie di Eventi, con un occhio attento ai nuovi e giovani autori, ma anche serate musicali a tema (rigorosamente ”unplugged”, ahimè!) ed incontri orientati al sociale (come la recente “Una Sera a Cena con Emergency”).

Insomma, cultura e piccolo possono sopravvivere se offerti con inventiva e come luogo d’aggregazione e scambio. Trovo tutto ciò molto bello ed interessante.

 

Auguri a tutti!!!!!

25 Dicembre 2011 2 commenti

Due righe semplici semplici per fare gli Auguri di Buon Natale a tutti, a chi mi segue (eventualmente battete un colpo!) e a chi fosse capitato per caso da queste parti.

Io ho appena messo a nanna tre pargoli tre ben satolli ed anche la mia Dolce Metà è crollata dopo una giornata di spesa e preparativi.

Evviva!

Il Disco del Mese: “Plays Live” (1983)

23 Dicembre 2011 Nessun commento

Di Peter Gabriel ne avrò parlato dieci-quindici volte, tra Genesis, concept-album e carriera solista. In particolare negli ultimi tempi penso di avergli dato addosso parecchio per gli ultimi exploit (negativi) con i dischi orchestrali. Ma come si fa ad accettarli se durante la sua carriera ha pubblicato quattro dischi come I-IV e questo spettacolare “Live” che ne rappresenta il miglior “Greatest Hits” possibile?

Quattro album senza titolo, con la necessità di convincere un pubblico troppo legato ai vecchi Genesis per non guardare a quei dischi con un minimo di sospetto. Ma anche per seminare sulle nuove generazioni meno legate al Progressive. Il tutto a base di belle canzoni, spesso difficili, a tratti sperimentali, un occhio al passato ed un’ampia visione del futuro con un misto di pop, elettronica e world music da egemonizzare l’attenzione di critica e pubblico i cui riflessi si possono osservare ancora oggi.

E allora ascoltiamoli questi dischi.

Nel 1977 esce il primo. Attenzione: “The Lamb” esce a novembre 1974, “Car” (come poi venne ribattezzato il primo album solista, per la foto di copertina) nel 1977. Le incisioni sono dell’autunno 1976. Insomma, due anni di pausa. E’ vero, c’era stato l’impegnativo tour dell’agnello, ma la pausa può essere definita di riflessione. Peter Gabriel deve riprendere contatto con la vita, con le cose semplici. Vuole stare in famiglia, praticare yoga, suonare il pianoforte. L’album non è molto distante dalle sonorità e dalle atmosfere dei Genesis, più degli ultimi che dei primi.

Almeno tre canzoni su tutte: “Solsbury Hill” con il suo arpeggio di chitarra (ancora oggi lo uso per verificare l’accordatura della chitarra), “Modern Love”  e “Here Comes The Flood”. Molto bella anche “Humdrum”. Peter Gabriel gioca con la sua voce ad imitare l’Arcangelo che era stato. Sul disco suonano già Tony Levin al basso (sempre nella band da quel momento), Larry Fast alle tastiere, ed una collaborazione di Robert Fripp. 

Il pubblico non è troppo spiazzato. “I” arriva al 7° posto in Inghilterra, nei primi dieci in mezza Europa ed al 38° negli Stati Uniti, mai troppo caldi con il quintetto.

 Nel 1978 esce “II”, detto anche “Scratch”, dai graffi della copertina. Il disco, prodotto da Robert Fripp, è più sperimentale del precedente. Parte in quarta con le scattanti “On The Air” e “D.I.Y”. Complessivamente risulta meno immediato e stavolta il pubblico è più interdetto. Migliore posizione il 10° posto in Gran Bretagna.

E allora piccolo cambio di ispirazione ed arriva “III”. E’ il 1980 e Peter ha in mano una quantità enorme di materiale di qualità. L’album è prodotto da Steve Lillywhite che ha appena portato ai vertici album di gente tipo U2 e mezzo mondo della New Wave che conta dell’epoca (XTC, Talking Heads, Morissey e gli Smiths). Forse un’occhio alle classifiche? Il materiale, come ho detto, è splendido: la lenta ed ipnotica “Intruder”, con un pattern di batteria preparato da Phil Collins. Collins lavora anche sulla successiva “No Self Control”, anche questa ipnotica e straniante. Alla chitarra Robert Fripp, in un lavoro oscuro e di sottofondo, come sarà più o meno sempre il suono della chitarra nei brani di Gabriel da quel momento in poi. Ai cori Kate Bush. Il tema è l’instabilità mentale. “Start” è un brano lento tastiera e sassofono che apre a “I Don’t Remember”, un vero e proprio hit. Tony Levin ad un basso pulsante che più non si può e di nuovo Fripp alla chitarra. Incessante e aggressiva. La voce, secondo me, è la migliore performance prodotta fino a quel momento.

“Family Snapshot” è una suite in piena regola. Si possono contare almeno quattro movimenti. La melodia è perfetta in ogni suo passaggio. L’arrangiamento superbo: parte lenta, piano piano entrano tutti gli altri strumenti ed il ritmo prende corpo. Racconta la storia di un uomo ossessionato dalla fama che decide di attentare alla vita di un politico (Kennedy?) per poter godere di cinque minuti di notorietà. “And Through The Wire” è una specie di rock’n'roll sintetico. La chitarra è di Paul Weller che stava incidendo con i Jam di fianco allo studio di Peter. Il suo stile particolare colpì il cantante che gli fece incidere una ritmica “parlante”.

La seconda facciata è quasi meglio della prima con “Games Without Frontiers”, contro la guerra e con Kate Bush ai cori, melodicamente perfetta, “Not One Of Us” dal ritornello killer, “Lead A Normal Life” ed infine forse la canzone per cui l’Arcangelo è più conosciuto come solista: “Biko”. Dedicata al leader anti-apartheid Steven Biko, morto a seguito di percosse in un carcere sudafricano nel 1977, la canzone inizia con un coro africano sul quale si innesta un ritmo di tamburo (ancora Phil Collins) con una chitarra che sembra una sirena della polizia lontana. Su questa base minimale entra la voce di Peter Gabriel che domina fino alla fine, quando il canto ipnotico si trasforma in un inno contro la repressione.

Il disco arriva al 1° posto in Gran Bretagna, domina nel resto d’Europa ed arriva fino alla ventiduesima posizione negli Stati Uniti.

Due anni dopo esce il quarto album. Il disco segue le orme della sperimentazione e della world music dell’album precedente. Le atmosfere sono le stesse. “The Rhythm of the Heat” è ipnotica, quasi solo percussioni e tastiere che a tratti sembrano un tuono. Un coro che ripete ossessivamente il titolo della canzone. Peter Gabriel arriva ad altezze mai sentite. Alla fine un rullo di tamburi tribale e lo stop improvviso. “San Jacinto” è tanto luminosa quanto la precedente era oscura. “I Have The Touch” è il primo occhiolino alla classifica. All’inizio della seconda facciata c’è l’upper-cut definitivo: “Shock the Monkey” con il suo riff di tastiera che ti resta nell’orecchio per sempre. La canzone è P-E-R-F-E-T-T-A. In ogni suo aspetto. “Lay Your Hands On Me” è il brano sul quale Peter da quel momento si farà portare a spasso sdraiato sulle braccia del suo pubblico ad ogni concerto.

Il disco va meno bene del precedente, anche se la qualità è forse solo leggermente inferiore. E’ un gran disco.

E così arriva il tour mondiale legato a quest’album  che viene poi racchiuso nelle quattro facciate, di cui custodisco gelosamente il vinile, di “Plays Live”. Il disco suona esattamente come i due precedenti. La band è la stessa: Tony Levin al basso, David Rhodes alle chitarre, Jerry Marotta alle percussioni e Larry Fast alle tastiere. Suona molto elettronico. In copertina Peter Gabriel viene ritratto truccato, come ai bei tempi. Alla fin fine è sempre lui. Almeno in quel momento. E forse nei dieci anni successivi.

Che altro dire? Bhè, con le premesse viste sopra……..

 

BB Live!

16 Dicembre 2011 1 commento

Come al solito un minimo di autoincensamento.

Sabato 10 i Beastie Beat hanno suonato da Hellnation (o libreria Pick-a-book, che dir si voglia). Lo spazio offerto da Robertò è quello che è. Anzi quest’anno anche di meno, visto che a differenza del 2009 non sono stati spostati i contenitori dei dischi al centro del locale.

Però lui ce la mette tutta per assicurare il massimo confort. E quindi trionfo di tartine e bruschette, bibite e salatini. Inoltre il nuovo spazio disponibile in “piccionaia” ha permesso soprattutto ai familiari, grandi e piccini, di godere appieno dello spettacolo, nonchè di realizzare con un paio di telecamere quello che sarà il DVD dell’anno.

Riassumendo: quindici persone in piccionaia, altre quindici (forse venti, compreso Robertò ed i due simpatici tecnici audio che ci hanno assistito) nel parterre, una decina sulla scala ripida che unisce i due piani, una trentina di persone fuori sul marciapiede (tra cui mamma con bimbo in carrozzina che, debitamente imbacuccato, ha dormito placidamente per tutto il concerto – vai a capire il potere di certe ninna-nanne!).

Totale: circa settanta persone. Buono!

Tra il pubblico anche una famiglia strepitosa (mamma, papà, figlio e figlia) che per amicizia si è sobbarcata trenino e metro da Acilia per giungere puntuale all’appuntamento.

Inizio puntuale alle 18.00 e subito primo colpo di scena: il concerto serviva di corredo alla presentazione del libro “The Who – Pure and Easy” della giornalista Eleonora Bagarotti la quale, per motivi di salute, non si è potuta muovere dalla sua Piacenza. E allora noi via a vicariare al suo posto ed a presentare il libro.

Stefano perfettamente a suo agio, volume alla mano sul quale i post-it testimoniano il suo aver studiato, apre il microfono e dichiara molto chiaramente: “Ciao a tutti, siamo qui per celebrare uno dei più grandi gruppi della storia del Rock, gli U2!!!!”. Momento di gelo. Fortunatamente si riprende subito e parte in quarta declamando una parte dell’introduzione: “Hanno scritto brani importantissimi quali Can’t Explain, Substitute, The Kids Are Alright, Pinball Wizard, Behind Blue Eyes. E noi li suoniamo TUTTIIII!!!!!!”

Risposta entusiasta del pubblico.

Caratteristica di Hellnation è l’ottima acustica, pur nello spazio ristretto. E così per un’ora snoccioliamo il nostro repertorio. La scaletta è la seguente:

- The Kids Are Alright

- I Can’t Explain

- Substitute

- Sad About Us

- Pinball Wizard

- Go To The Mirror

- Little Billy

- Leaving Here

- Behind Blue Eyes

- Good Lovin’

- Summertime Blues

Ci siamo divertiti molto. Tutto è filato liscio. Le versioni sono state abbastanza vicine alle originali e, esagero, gli Who sarebbero stati soddisfatti della nostra devozione.

Come dice il grande Capossela: “non dico un minimo di autostima, che di questi tempi sarebbe già un lusso, ma almeno un pò di autosolidarietà”. 

 

Music On The Rock Radio: Evolution

15 Dicembre 2011 Nessun commento

Caspita, passi da gigante!

Da quella tentennante prima puntata di “NumeroZero” (fine giugno) sono finalmente riuscito oggi ad inserire il lettore per far ascoltare anche dal blog i miei “post sonori”. Avevo iniziato per scherzo, ora mi ritrovo sei show (definizione di “Spreaker”) e quasi tre ore di trasmissione a settimana. Gli ascolti sono intorno ai 900.

Certo, non sarò RDS (fortunatamente), non avrò la voce di Linus e soci, ma lo faccio con grande passione e, soprattutto, divertimento.

E poi, lo sapete, per me la Musica è Aria da Respirare.

Per completezza, la mia Famiglia è Vita.

Buon ascolto a tutti!

…E Baaaasta!

8 Dicembre 2011 Nessun commento

Basta, non se ne può più.

Lo so, tre cose: prima di tutto e’ passato già qualche giorno e forse non e’ più attuale. Pero’ quando l’ufficio assorbe, assorbe. Non faccio il blogger di professione.
Secondo: mi ero ripromesso, anche su consiglio di alcuni affezionati amici, di non parlare più di politica, ma solo di musica e poco più. Ma qui credo che il tema sia più “alto”.  Terzo, ci sono problemi ben più importanti di cui preoccuparsi e questo forse e’ l’ultimo. Ma quando una cosa indigna e fa girare le scatole……..

Il problema e’ un concatenarsi di cause. Prima di tutto il fatto: sabato 4 si e’ riunito il parlamento padano. Durante le seduta i leader politici della Lega hanno ripreso a gran voce il vecchio cavallo di battaglia della secessione, dimenticato giusto giusto il tempo di sedersi sulle comode poltrone romane a gustare la pajata imboccati dalla Polverini.

Un Bossi che diviene sempre più difficile nell’interpretarne le parole gorgoglianti ha parlato di un’Italia sconfitta nella guerra economica e che quindi i padani si devono unire e combattere per il bene della Padania. Per corroborare la tesi ha mostrato una cartina presa da chissà dove, secondo la quale la Padania e’ già normalmente accomunata ai lander tedeschi ed austriaci (si, gli piacerebbe).

Calderoli ci ha regalato la concessione di una secessione morbida, senza traumi ne, fortunatamente, spargimenti di sangue (perché loro hanno milioni di persone pronte a prendere le armi, non dimentichiamolo!!!!!!), sul modello della Cecoslovacchia.

La notizia non ha bisogno, secondo me, di alcun commento.

E qui scatta il secondo problema: praticamente tutti i telegiornali hanno dato ampio spazio al fatto, trasmettendo immagini ed interviste, nella maggior parte dei casi senza mostrare non dico indignazione, ma almeno un minimo di critica.

A mio parere la notizia andava trasmessa così, (e possibilmente senza immaginii, come trafiletto di cronaca):

 ”Oggi, in quell’agorà farsesco definito parlamento padano, che non rappresenta niente e nessuno visto che siamo in Italia e l’unico parlamento rappresentativo e’ quello di Roma, si sono riuniti alcuni esponenti di quel partito di cerebrolesi che si chiama Lega Nord. Partito in caduta verticale nei sondaggi, che li danno dal 12% al 7,5% nel giro di sei mesi, grazie all’essersi resi complici di qualsiasi malefatta parlamentare di Mr. B e per aver dimostrato ai propri elettori di essersi velocemente adeguati ai metodi di governo della seconda (e prima) repubblica (spartizione di poltrone e poteri, e godimento totale dei privilegi della casta).

Questi, nel disperato tentativo di recuperare quattro voti, e nell’ambito di una strategia più ampia all’interno del centrodestra (Mr. B a dare l’appoggio esterno al governo per tutelare i propri interessi e per prendersi gli eventuali meriti e scaricarsi delle responsabilità più gravi, la Lega sfilata a fare opposizione “dura e pura”, tanto risulta ininfluente nella conta dei voti, ampiamente coperti da PD e Terzo Polo), hanno tirato fuori di nuovo il vecchissimo cavallo di battaglia della secessione. Invitiamo gli attuali elettori della Lega (gli ex hanno già capito tutto) a riflettere cinque minuti sui risultati ottenuti dal loro partito in diciassette anni di governo in termini di federalismo, sicurezza, sviluppo dell’economia, riforme, ecc.

Ed ora lo sport…….”

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