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Archivio Luglio 2010

News of the World

30 Luglio 2010 Commenti chiusi

n87776izzxon76654wde13Ho due grandi fortune (a parte quelle familiari, ovviamente): faccio un lavoro che mi piace molto e posso farlo ascoltando musica in cuffia. Perciò spesso sono otto ore (o più) di musica al giorno.

Questo è un periodo pesante in ufficio. E allora largo spazio a qualcosa di conosciuto, e anche molto bene: ho bisogno del massimo della concentrazione e un disco nuovo, per il mio modo di intendere la musica, è qualcosa cui dedicare tempo ed energia per poterci entrare in contatto.

La scaletta ideale della giornata inizia con un disco dei Beatles  (meglio se dei primi), per poi passare ai Genesis (meglio se del periodo Gabriel), dopodichè continuo con un morbido Allevi, Crowded House. Dopo la pausa qualcosa di cantautorale (De Andrè o Guccini, ma anche Bersani o un Claudio Lolli d’annata). Dalle quattro in poi si aumenta un tantino il ritmo, e via con Squeeze, Police o anche Byrds e Buffalo Springfield. Un tantino di PFM per gradire.

Eppure…..

Eppure sono riuscito ad ascoltare due dischi che mi hanno rapito subito. Il contatto è stato immediato. Qualcosa di enormemente familiare. Due gruppi californiani.

Il primo disco si chiama “Take A Vacation” (titolo veramente evocativo nel mio stato attuale). Il gruppo si chiama The Young Veins. Un disco come piace a me, calato con tutto se stesso negli anni sessanta, senza copiarli o scimmiottarli, sinceramente appassionato.

C’è tutto. Chitarre brillanti, voci limpide, cori e controcanti che ti riconciliano con il mondo. Dopodichè, incuriosito, mi sono lanciato su YouTube per cercarne qualche traccia.

Che dire: chitarre Rickembacker e basso Hofner, giacche senza collo, simpatia e voglia di divertirsi. Mi basta e mi avanza.  Sembra un disco del 1965 trasportato negli anni duemila. Beatles e Byrds i richiami più evidenti, ma anche Kinks e BS. Con quel tanto di psichedelico che non guasta.

Non riesco ad ascoltare altro al momento. 

Tranne gli Avi Buffalo. Disco omonimo. Due ragazzi e due ragazze spaventosamente giovani. In questo caso il richiamo è più marcatamente verso atmosfere da West Coast rivisitata in chiave moderna. L’evoluzione di CSN&Y.

Insomma è sempre lo stesso discorso: non si inventa più niente, ma qualcuno che ha qualcosa da dire e lo fa in maniera schietta e genuina è sempre ben gradito.

Se ci troviamo sulla stessa lunghezza d’onda in fatto di musica, vi consiglio caldamente di ascoltarli: meritano. 

Il Disco del Mese: “Please Please Me” (1963)

17 Luglio 2010 1 commento

ppm1ppm2“One, Two, Three, Four!”. Così inizia il primo LP dei Beatles. E non poteva iniziare diversamente.
Loro sono lì, ragazzi cresciuti molto in fretta. Figli della Guerra e dei suoi strascichi. Storie complicate in una città complicata.
Stanno per fare la Storia ed il bello è che lo sanno! Cercano di individuare e di anticipare la moda musicale (rock’n'roll?, ritmi latini?, blues?) ed invece stanno per diventare la colonna sonora degli anni sessanta.

In quel momento hanno alle spalle già diversi anni di gavetta, compresi due lunghi periodi ad Amburgo a suonare sulle assi sconnesse di improbabili palcoscenici di night-club per audience a ben altro interessate.

Hanno un buon seguito nella loro Liverpool, conquistato giorno per giorno rockando e rollando nel “Cavern Club”, una specie di scantinato in Matthew Street, e battendo qualsiasi sala da ballo, teatrino o club. Suonando ed imitando i grandi classici di quel momento: Chuck Berry, Elvis, Carl Perkins, Buddy Holly, Ray Charles. Ma anche cose più raffinate come Burt Bacharach, e senza disdegnare il facile ascolto di quei tempi: “Besame Mucho”, “To Know Her Is To Love Her”, “Three Cool Cats” ed altre.

Ed hanno Brian Epstain, la persona che più crede in loro. Dopo loro stessi, ovviamente.

Brian Epstain, il rampollo della famiglia commerciante con il negozio di dischi ed elettrodomestici che, curioso per il fatto di sentirsi chiedere continuamente il disco stampato e prodotto in Germania di un gruppo dal nome sconosciuto, decide di andarli a sentire una sera al Cavern. Rivelazione e conseguente sottoscrizione di accordo di management.

Provino alla Decca. “Mr. Epstain, i gruppi con la chitarra non hanno più futuro. Ci dispiace.” Poche parole, il tempo che passa tra l’acquisto del biglietto fortunato della lotteria ed il successivo senza alcun valore. Il tempo di arrivare in stazione e vedere le porte del treno chiudersi.

Il futuro, fortunatamente, era dei gruppi con la chitarra.

E allora provino alla EMI. L’incontro con George Martin. “C’era un’energia in loro che non avevo mai individuato in nessun altro” ricorda ancora oggi il quinto Beatle. Poche battute: “C’è qualcosa che non va?” “La tua cravatta”, che detta da George, il più timido e il più giovane faceva quasi tenerezza, ed il sodalizio umano-artistico più importante (Bealtes-Martin) dopo Lennon-McCartney della storia della musica moderna diviene realtà. E da quel momento inizia la più clamorosa corsa verso il Successo che a tutt’oggi sia dato di ricordare.

Un paio di singoli, peraltro abbastanza litigiosi. “Usiamo un altro batterista e Ringo al tamburello”, per non pregiudicare la qualità dell’incisione di “Love Me Do” George Martin preferì un professionista dietro i tamburi (avete presente la batteria di “Love Me Do”?). Poi leggenda vuole che si siano confusi i nastri e non si è mai saputo bene a chi attribuire lo strumento nel singolo pubblicato.

Per il singolo di “Please Please Me”, visto la bassa risposta commerciale del primo, la casa discografica non voleva rischiare un brano targato “L&MC”. Ma i quattro s’imposero, accettando al massimo di modificare il tempo della canzone, inizialmente più lenta.

E poi ancora tour (Scozia e Amburgo) ed altri locali piccolissimi, piccoli e medi. Le prime registrazioni per la tv che cominciava ad accorgersi di loro. L’esplosione era alle porte.

Fino a quel lunedì 11 febbraio 1963. Appuntamento alle 10 allo Studio 2 della EMI. Con il budget ridotto allo stretto indispensabile (chi poteva rischiare tempo e soldi per un gruppetto con un solo singolo in classifica?), l’idea era quella di incidere il disco tutto in una sola giornata. Ce la fecero in dieci ore. Ma la sorpresa migliore è la grande qualità del prodotto. E non poteva essere diversamente.

Perchè?

I Beatles fino a quel momento erano soprattutto un ottimo gruppo di entartainer che aveva suonato solo ad Amburgo per ottocento ore complessive su di un palco. Aggiungendoci tutte le altre arriviamo a numeri impressionanti ancora oggi. Il concerto era la loro dimensione ideale, e lo sarebbe stata finchè da una parte la loro Musica, sempre più complicata e raffinata, e dall’altra le urla del pubblico in crisi isterica non l’avessero ridotta a mera esibizione commerciale (e breve, visto che le loro esibizioni duravano una quarantina di minuti).

Il gruppo che entra quel lunedì mattina in sala è un meccanismo perfettamente oliato ed ha una serie di canzoni pronte per la registrazione e piene di quella carica e di quell’energia che solo il “live” riesce a sprigionare. E allora incidono “I Saw Her Standing There”, che diventerà un classico del R’n'R, “Misery”, brano brioso L&MC (che precede stilisticamente “From Me To You”), “Ask Me Why” e “P.S. I Love You” che diventeranno la cifra stilistica delle loro tipiche ballate d’amore, “Do You Want to Know a Secret” quasi da crooner, “There’s a Place” prova generale per “Thank You Girl” e  “She Loves You”, e i due singoli già pubblicati “Please Please Me” e “Love Me Do” stavolta con Ringo alla batteria.

Tra le canzoni di altri autori furono scelte “Baby It’s You”, brano formidabile di Burt Bacharach cantato in maniera magistrale da John Lennon, “Chains” scritto da una giovanissima Carole King, “Boys” classico R’n'R in dodici battute con i coretti “Yeah-Yaeh”, ed i lenti “Anna” e “A Taste of Honey”.

Sempre la leggenda racconta che mentre i Beatles staccavano gli strumenti e si preparavano per andare via, quasi a mezzanotte, da un rapido conteggio del minutaggio dell’album si scopriva che c’era lo spazio per un altro brano. Con le corde vocali a pezzi John Lennon diede voce al brano con il quale il gruppo apriva i concerti: “Twist and Shout”. E rimane a tutt’oggi una delle incisioni memorabili dei Beatles. Il suono è potente (siamo nel 1963!), il feeling è grandioso, le voci fantastiche e la voce di John è una frusta che sferza l’aria.

Il disco uscì il 22 marzo 1963. Andò subito al primo posto e ci rimase per 30 (trenta) settimane.

Per me “Please Please Me” è la rappresentazione fedele dell’energia e del carisma grazie al quale i Beatles erano emersi. E’ qualcosa fuori dal tempo. E’ una ventata di aria pura e fresca aprendo la finestra in montagna una mattina d’estate.

Dopo, ad ogni disco, sarà tutto sempre un pò diverso. Qualche volta in meglio, qualche volta in peggio. Ma ne riparleremo

 

Ricevo e pubblico……

13 Luglio 2010 Commenti chiusi

Ricevo via mail questo articolo. Mi viene chiesto di diffonderlo. Io ho questo blog e ve lo sottopongo. La fonte è controllata.MANDELA5 La foto l’ho scelta io.

 

“Ieri il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d..L. 733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero D’Alia (UDC) identificato dall’articolo 50-bis: /Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet; la prossima settimana Il testo approderà alla Camera diventando l’articolo nr. 60.

 Il senatore Gianpiero D’Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo e ciò la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della”Casta”.

In pratica in base a questo emendamento se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog a disobbedire (o a criticare?) ad una legge che ritiene ingiusta, i /providers/ dovranno bloccare il blog.
 Questo provvedimento può far oscurare un sito ovunque si trovi, anche se all’estero; il Ministro dell’Interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può infatti disporre con proprio decreto l’interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.

L’attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore; la violazione di tale obbligo comporta per i provider una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000. Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni per l’istigazione a delinquere e per l’apologia di reato oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni perl’istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all’odio fra le classi sociali.

Con questa legge verrebbero immediatamente ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta ! In pratica il potere si sta dotando delle armi necessarie per bloccare in Italia Facebook, Youtube e *tutti i blog* che al momento rappresentano in Italia l’unica informazione non condizionata e/o censurata.

Vi ricordo che il nostro è l’unico Paese al mondo dove una /media company/ ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento.

Il nome di questa /media company/, guarda caso, è Mediaset.

Quindi il Governo interviene per l’ennesima volta, in una materia che, del tutto incidentalmente, vede coinvolta un’impresa del Presidente del Consiglio in un conflitto giudiziario e d’interessi.

Dopo la proposta di legge Cassinelli e l’istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra poco meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al “pacchetto sicurezza” di fatto rende esplicito il progetto del Governo di /normalizzare/ con leggi di repressione internet e tutto il istema di relazioni e informazioni sempre più capillari che non si riesce a dominare.

Tra breve non dovremmo stupirci se la delazione verrà premiata con buoni spesa!

Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet in Italia il governo si ispira per quanto riguarda la libertà di stampa alla Cina e alla Birmania.

Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati il blog Beppe Grillo e la rivista specializzata Punto Informatico.

Fate girare questa notizia il più possibile per cercare di svegliare le coscienze addormentate degli italiani perché dove non c’è libera informazione e diritto di critica il concetto di democrazia diventa un problema dialettico.”

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