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Archivio Settembre 2010

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21 Settembre 2010 3 commenti
Beastie Beat al soundcheck a Distillerie Clandestine, Roma

Beastie Beat al soundcheck a Distillerie Clandestine, Roma

In più di un post ho accennato alla mia band. A dir la verità “mia” è un termine grosso. Io ne sono solo l’umile bassista e corista. In due-tre pezzi mi avventuro anche alla voce solista.

Siamo in quattro. Formazione classica: due chitarre, basso e batteria.

Cosa ci spinge a chiuderci per qualche ora a settimana in sale prove dagli odori improbabili a pestare e sudare sui nostri strumenti?

Nonostante ognuno abbia propri gusti e miti, l’amore per il rock degli anni sessanta ci accomuna. E così ci lanciamo con entusiasmo e, soprattutto, con passione nell’esecuzione del materiale migliore dei Beatles, degli Stones, degli Who, degli Yardbirds, dei Kinks e dei Byrds. Poi ancora Jethro Tull, Led Zeppelin, Cream, Bob Dylan, Credence Clearwater, Spencer Davis Group, ed altro ancora.

La cosa più divertente è il meccanismo (non sempre condiviso) di tralasciare le canzoni eccessivamente conosciute per utilizzare materiale meno conosciuto ma per noi fortemente rappresentativo. Per intendersi: una cover band degli Who esegue sicuramente “My Generation” o “Pinball Wizard”. Noi suoniamo “Little Billie”, “Girl’s Eyes”, “Leaving Here” e “So Sad About Us”. Ci sembrano più vere, le sentiamo anche un pò nostre.

Ovviamente suoniamo anche “I Can’t Explain” e “Substitute”, perchè certi capolavori non possiamo comunque farceli mancare!

Così per i Rolling Stones “I Can’t Get No (Satisfaction)” è considerata tabù, e vengono così ripescate “Have You Seen Your Mother…”, “Get Off of My Cloud” e “The Last Time”, mentre non si discute su “Brown Sugar”, “Time Is On My Side” e “Jumping Jack Flash”.

E il gioco si ripete praticamente per tutti gli altri.

La vera nota dolente è l’attività live. A Roma esistono tre tipi di locali:

1) i “blasonati” (ad esempio il Geronimo’s) dove devi essere sostanzialmente un Mostro per poter accedere anche solo ad un provino. Sono quei locali che puntano al tutto esaurito tutte le sere, e per questo si affidano a quei 20-30 gruppi più che collaudati che girano su tutto l’anno;

2) quelli che ti fanno suonare anche gratis purchè gli riempia il locale e, ovviamente, non ti danno mezzo euro;

3) quelli che ti fanno suonare se li paghi, dandoti però la possibilità di rifarti almeno parzialmente sull’incasso.

In ogni caso devi girare e girare per ottenere ascolto. E questo è abbastanza difficile, considerati gli impegni. Noi abbiamo all’attivo, oltre a varie esibizioni anche a scopo benefico, la partecipazione al cast della Notte Bianca di Roma del 2007. Erano altri tempi……

Oppure siamo stati l’evento romano della Festa dei piccoli venditori di dischi che si è svolta in tutto il mondo nell’aprile del 2009 in collaborazione con “Radio Rock the Original” ed il mitico “Hellnation”, per sensibilizzare ai problemi che questa categoria affronta contro le grandi catene di distribuzione.

Però la voglia è tanta. Suonare dal vivo è una sensazione che una volta provata è difficile farne a meno. Ascoltare il basso e la batteria suonare insieme, percepirne la comune pulsazione e vedere davanti a se la gente muoversi a tempo è qualcosa di pazzesco. Per non parlare degli applausi e del calore che amici e conoscenti ci dimostrano venendoci ad ascoltare.

Insomma, stavolta si tratta di vera e propria pubblicità:  se qualcuno fosse interessato, noi siamo disponibili. Lasciatemi un contatto nei commenti e vi chiamerò al più presto. 

Bepo

16 Settembre 2010 Nessun commento

P1000583Ho già raccontato dei miei tre ragazzi: D (12 anni), E (quasi 10) e A (quasi 2).

D, che poi è quello che in macchina ascolta Beatles, Beach Boys, Crowded House, Dave Matthews ed i Kinks (per dire solo i più gettonati), è fortememente motivato ad iscriversi ad un corso di batteria. La sente come il suo strumento. Quando viene ad ascoltarmi in sala (quelle rare volte) è il tormento del batterista. Si mette sempre vicino a lui e non appena può si siede sul suo sgabello e prova a picchiare sui tamburi. E lui, molto molto gentile, prova a con qualche esercizio base.

Penso proprio che lo asseconderò: quando mi chiede libri, cinema o musica non riesco mai a dirgli di no. E’ più forte di me.

Invece la mia bellissima figlia E volteggia con grazia e bellezza nel corpo di ballo della sua scuola. Al saggio ho sentito la classica commozione paterna al momento in cui l’ho vista entrare sul palco, con un sorriso talmente radioso da oscurare le luci di scena.

E per me c’era solo lei.

Il piccolo, anzichè appassionarsi ai cartoni animati che imperversano sui canali satellitari, prende me o la madre per mano e ci trascina letteralmente al computer per vedere i video musicali su YouTube. Al momento i suoi preferiti sono dei “collages” di immagini montate su canzoni famose. In particolare gradisce moltissimo “Yellow Submarine”. Ieri sera ha apprezzato molto “Ma il Cielo E’ Sempre Più Blu” e “Gianna” di Rino Gaetano.

Ha inoltre trasformato il papà nel suo personale juke-box e così la sera, prima di dormire, devo sciorinare tutto il repertorio di canzoni possibilmente dolci e suadenti per favorirne il sonno.

Le preferite sono “Yesterday”, “Mother Nature’s Son”, “Yes It Is”, “Till There Was You” ed altre. Ma in cima alla sua Top Ten c’è “Blackbird”, dall’album bianco dei Beatles, ribattezzata “Bepo”. Una canzone meravigliosa di Paul McCartney, un bozzetto splendido voce e chitarra acustica.

Potete immaginare la mia emozione quando A mi ha chiesto “Bepo, Bepo” ed ha sorriso entusiasta quando ho iniziato a cantarla. E la mia meraviglia quando da solo, strapazzando la mia chitarra poggiata momentaneamente sul letto, ha cantato in maniera chiara le note del ritornello: “Beeeeepo faaaai, Beeeeepo faaaai” con un dolce miagolio abbastanza intonato sul verso finale “into the light…..”.

Felicità!

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