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Il disco del mese: “East Side Story” (1981)

P1000622eastL’aver ascoltato i Beatles fin da piccolo mi ha reso sensibile ad un suono e ad uno spirito che cerco costantemente in tutta la musica che ascolto. Certo ne ascolto molta e riesco a trovare qualcosa di entusiasmante in tutti i generi, dall’heavy metal al country, dal blues al punk.

Però la vibrazione che percepisco in alcuni casi è talmente forte ed evidente da trasformarsi in emozione anche dall’ascolto di poche battute. E’, ripeto, quel suono e quello spirito.

Gli Squeeze rappresentano perfettamente questo aspetto. Gruppo formato sul finire degli anni settanta nei dintorni di Londra non ha mai sfondato nelle classifiche inglesi ed americane (figurarsi da noi). Qualche singolo nella Top Ten, qualche album nei primi venti in UK e nei primi 50 negli USA. Gruppo passato attraverso varie reunion. Almeno tre di cui l’ultima ha prodotto un curioso album di nuove incisioni di vecchi brani con lo spirito del “Scopri la differenza”, uscito ad agosto. 

Sembrerebbe un gruppo come tanti altri eppure non è così.

I due leader, Glenn Tilbrook e Chris Difford, chitarristi e cantanti, sono a mio parere due tra gli eredi più accreditati di Lennon&McCartney. Forse i migliori insieme a Colin Moulding e Andy Partridge degli XTC (stessa vibrazione nel mio animo).

Negli Squeeze, accanto ai due leader, passano nel corso degli anni altri musicisti importanti della scena New Wave inglese, su tutti Paul Carrack e Jools Holland.

Altra caratteristica del gruppo è sempre stata quella di unire ad una tecnica di scrittura preziosa, una tecnica strumentale di ottimo livello. Inoltre le voci di Tilbrook e Difford, così diverse, si sposano perfettamente nell’alternarsi tra voce principale e controcanto, con l’aiuto del resto dei componenti della squadra.

Nei primi anni di attività il gruppo produce un’interessante sequenza di album (“Squeeze”, “Cool for Cats” e “Argybargy”) culminanti proprio  in “East Side Story”. Segue poi un periodo di appannamento tra il 1982 e il 1986 con album meno memorabili, per poi inanellare un trittico finale con “Babylon and On” (1987), il grandioso “Frank” (1989) ed il live “A Round and A Bout” del 1990. Poi qualcosa di stanco nei novanta, cui seguono dieci anni di silenzio fino al già citato “Spot the Difference” che sembra preludere addirittura ad un nuovo tour.

“East Side Story” gode della produzione di Elvis Costello ed in un brano di Dave Edmunds, icone del Rock e del movimento New Wave dell’epoca (Costello si difende bene ancora oggi).

E’ un disco semplicemente fantastico. Gli Squeeze lasciano lo slancio New Wave iniziale e scrivono un Bignami della Musica Pop: immediato, fresco, denso, ispirato, pulito.

C’è tutto: si parte con “In Quintessence”, scalpicciante Beat di chitarre stoppate e lasciate andare, un Hammond sotto a fare da tappeto, strofa e ritornello orecchiabili ma non banali, un bell’assolo al centro e le voci a costruire la melodia.

“Someone’s Else’s Heart” si aggira in territori più ballad, anche qua con un ritornello killer. Il gioiello arriva con “Tempted”, brano Soul scritto da Paul Carrack e con Costello in un breve cameo nella seconda strofa. Anche qui l’Hammond regna sovrano. Una grande canzone.

“Piccadilly” ti porta nel cuore della piazza più frenetica della città più frenetica d’Europa. E non ti fa stare fermo. “There’s no Tomorrow” è psichedelica, “Heaven” richiama i dischi precedenti.

“Woman’s World” è il secondo capolavoro: una ballata dolce con una melodia che ti prende e non ti lascia più. Terzo capolavoro: “Is That Love”, sixtyes pieni. Un brano che non avrebbe sfigurato in qualsiasi disco dei Beatles dei primi anni.

“F-Hole” fa il paio con “There’s no Tomorrow”, stessa atmosfera, per poi sfociare in un country che più country non si può: “Labelled With Love”.

“Someone Else’s Bell” ricorda gli Who e i Kinks più melodici: riff, grande melodia ed energia anche sul mid-tempo. “Mumbo Jumbo” è di nuovo Rock’n'Roll venato di sixtyes. “Vanity Fair” è l’esperimento con sezioni di fiati ed archi che hanno provato a fare tutti, figlia di “Yesterday” e di tutte le altre. in “Messed Around” la produzione di Dave Edmunds è chiara: Rock’n'Roll anni cinquanta. Sembra di sentirlo suonare da una radio a valvole, di quelle di una volta. Ed Elvis è li vicino che batte il piede a tempo, sistemandosi il ciuffo.

Ed è la splendida conclusione di un disco splendido.

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