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Archivio Dicembre 2010

Auguri!

25 Dicembre 2010 4 commenti

E’ mezzanotte.

Babbo Natale mi ha appena consegnato: le deluxe edition di “Sounds Affect” dei Jam e di “Cook” della PFM; il libro “I Mille Concerti Che Ci Hanno Cambiato La Vita” di Ezio Guaitamacchi; “FIFA Manager 2011″; uno splendido zaino e la WiiFit (pare io abbia la pancia).

E poi, last but not least, i miei ragazzi mi hanno regalato una piccola pizza (sembra che la cucini molto bene e ne vanno pazzi) fatta con la cera accompagnata da un biglietto con su scritto “ad un papa’ che ci stupisce sempre!”.

Posso volere qualcosa di più?

Tanti Auguri di Buon Natale a tutti voi!

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Top of the Poll

22 Dicembre 2010 4 commenti

chitQuattro persone si riuniscono una volta a settimana in orari scomodi, solcando le strade di una Roma spesso sempre più zuppa di pioggia. Imbracciano i loro strumenti, accendono i microfoni e danno sfogo alla loro passione.

Ebbene si, siamo sempre noi nelle fredde nottate invernali. Un medico, un grafico pubblicitario, un mega dirigente galattico di un Grande Gruppo ed uno sgherro dello stesso Grande Gruppo. Tutto quello che siamo resta fuori dalla porta e dentro entra solo la Musica.

Prima, durante e dopo la sessione una delle attività principali è, inutile dirlo, il classico “cazzeggio”. Prese in giro ed altre amenità. Eppure, dopo cinque anni che si suona insieme, l’ultima volta è partita inaspettata una discussione mai avvenuta in precedenza: Il Più Grande Chitarrista della Storia del Rock.

townshSecondo D il titolo va a Jimmy Page. Anzi, il Rock si divide tra pre- e post-Page. D si è comprato anche l’archetto del violino per “sperimentare” sulla sua elettrica. D è tra i miei chitarristi preferiti. E’ un tantino burbero, però il nostro “sound” è lui e tanto di cappello.

Io preferisco chitarristi forse meno effervescenti ed estroversi, meno assoli e più riff, il cui suono caratterizza però lo stile del gruppo di cui fanno parte, se non addirittura di un’epoca intera.

wellerParlo della chitarra di Pete Townshend degli Who, di Paul Weller dei Jam, Jim McGuinn dei Byrds. Poi Hackett e Howe per sognare. E Keith Richards? Ogni suo riff una Pietra Miliare.

Idee? Preferenze?

Viva l’Italia

21 Dicembre 2010 2 commenti

allevi alienGiovanni Allevi – “Alien”

Sono passati un paio di mesi dall’uscita del nuovo disco di Giovanni Allevi “Alien”.

Premesso sempre che di Classica ne capisco ben poco ma, come ho scritto già parecchio tempo fa (“Il Mistero Allevi”, novembre 2009) quello che conta per me è l’emozione, non ne ho parlato subito.

Devo dire che francamente le ultime prove (le composizioni per orchestra) non mi avevano entusiasmato quanto i primi dischi per pianoforte solo e poi anche lui si era dato al “live-raccolta-live”. Volevo tentare di capirlo bene questo disco. L’ho ascoltato parecchie volte e devo dire che mi piace molto.

Ora è inutile parlare dei brani. Sarebbe semplice dire che è in “Tokyo Station” si riconosce la frenetica attività della capitale giapponese rappresentata dal variare repentino degli stili dei ritmi della composizione, e poi diciamo che in Allevi ognuno sente quello che vuole.

In ogni caso “Alien” è diverso dagli ultimi due per pianoforte solo, tendenti per certi aspetti  in alcune composizioni forse  troppo all’ “easy-listening”.

È un disco denso, molto suonato, dove, a mio parere, Allevi evita il brano facile e di grande successo, il motivo particolarmente orecchiabile (forse riscontrabile solo in “Secret Love”, il primo brano). Suona molto, si sente che ha qualcosa da dire e lo fa con energia, con forza, ma anche con quel suo tocco leggero e delicato che ti arriva dritto al cuore.

pianoE’ un disco per certi aspetti molto complicato rispetto ai precedenti e va ascoltato con attenzione. Una volta individuata la chiave di lettura, la combinazione, ti schiude completamente il suo mondo. Ed è un mondo fatto di salti, di voli, di melodie che si inseguono in rapide fughe. Di momenti intimi e di altri gioiosi. Lo struggimento di un abbraccio lontano.

Sentori diversi: melodia e romanticismo, jazz misurato, classico e pop.

Provate ad ascoltare “Giochi d’Acqua” guardando i movimenti disegnati dall’equalizzatore grafico del Windows Media Player. Si può effettivamente visualizzare la sensazione trasmessa dal brano: le canne dell’equalizzatore si muovono come i getti d’acqua di una fontana rinascimentale.

 

d&dgwipDalla & De Gregori – “Work in Progress”

Nel 1979, appena quindicenne ma già patito chitarrista, avevo i cantautori come modello di riferimento. Certo, non conquistavo molte coetanee cantando “Bocca di Rosa” o “L’Avvelenata”. I risultati miglioravano (non di moltissimo, colpa mia perciò) quando mi avvicinavo alle canzoni di Francesco de Gregori. “Rimmel”, “Alice” (nonostante il testo oscuro), “Buonanotte Fiorellino”, “Generale”. Andava fortissimo anche Bennato. “Qualcosa di Baglioni la sai?” mi chiedevano trepidanti. “No, Baglioni no!”, non ero disperato fino a quel punto.

Poi arrivò il tour di “Banana Republic”. Lancio mediatico sensazionale per l’epoca. Un paio di canzoni molto divertenti come “Ma Come Fanno i Marinai” e “Cosa Sarà” ed un lungo tour estivo negli stadi italiani. Poi, come per i grandi eventi internazionali (Bangladesh, Ultimo Valzer, No Nukes, ecc.) addirittura un film-concerto. Non avevo potuto assistere al concerto, perciò con grande entusiasmo comprai il disco e, subito dopo, andai a vedere il film.

Nell’uno e nell’altro caso la delusione fu notevole. Dovuta soprattutto al fatto, non specificato da nessuno, che si trattava praticamente di due concerti separati. Entrambi avevano un proprio gruppo (per Dalla i mitici Stadio di Curreri e Portera), sistemato ai due lati del palco, ed ognuno eseguiva le sue canzoni, ad eccezione delle due già citate per le quali D&DG si riunivano al centro del palco.

Il disco, un LP singolo (all’epoca costava molto registrare un concerto ed il doppio era un lusso), era una sbiadita raccolta senza alcun grande successo, con l’intrusione (di lusso, ma sempre intrusione in confronto ai loro repertori) di “Gelato al Limone” di Paolo Conte in versione rock e “Banana Republic”, qualche perdita di tempo come “Addio Mia Bella Napoli” per introdurre i Marinai, e una lentezza di fondo che non mi divertiva troppo (“Santa Lucia”, “Piazza Grande”, “4 marzo”) e lasciando le cose migliori per “Quattro Cani” (canonica) e “Bufalo Bill”.

Il film era molto sbilanciato verso la parte “Dalla”, diciamo un tre a uno, e confrontato con gli illustri precedenti sembrava una ripresa televisiva dell’epoca stampata su celluloide. Sono passati parecchi anni ormai da quel pomeriggio al cinema “Trevi” (oggi è un’enorme negozio di una grande catena di distribuzione di libri e musica, con annesso cinema – non potrebbe essere diversamente – e area archeologica romana), ma la sensazione che ricordo molto bene è di una certa freddezza, sfociata poi in vera e propria noia. Non ci si riusciva a calare nell’atmosfera del concerto neanche per un minuto. Avete presente “Shine a Light”? Esattamente il contrario, per intendersi.

d&dgOggi esce “Work in Progress”, doppio cd che testimonia il tour praticamente ancora in corso. Mi ci sono avvicinato in maniera sospettosa, visto il precedente e soprattutto viste le ultime prove non proprio brillanti dei due.

E invece grande sorpresa. Il disco è bello, divertente, fresco, accattivante. Non annoia neanche per un minuto. I due si integrano alla perfezione, tutte le canzoni sono eseguite a due voci, dividendosi strofe e ritornelli, canti e controcanti. Il suono è molto pulito e la band (unica) che li accompagna ci da dentro divertendosi.

Le canzoni ci sono tutte, da “Generale” a “Viva l’Italia”, da “Anna e Marco” a “L’Anno che Verrà”, dalle ultime perle di De Gregori (“La Storia”, “La Donna Cannone”, “La Valigia dell’Attore” e “Pezzi”) a quelle di Dalla (per me “Henna” è l’ultima cosa molto buona che ha fatto).

Una piacevole rimpatriata.

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