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Archivio Gennaio 2011

Notizie dalla Famiglia

30 Gennaio 2011 2 commenti

drum2Notizie dalla famiglia.

D continua batteria. Non c’è verso di cavargli una parola di bocca. Chiacchierata tipo:

Io: “Come va?”

D (giocando con il mio cellulare): “Mhnnnnn, bene bene”

Io: “Com’è stata la lezione di batteria?”

D (sempre giocando con il mio cellulare): “Mmmmmmm, si, divertente”

Io: “Ma che cosa ti fanno fare a lezione?”

D: “Suonare, cose così….”

Io (un tantino spazientito): “Si, ho capito, ma poi?”

A questo punto D mi fa capire che il tempo a mia disposizione è terminato e lui è troppo preso dall’ultimo giochino elettronico del mio cellulare. Mi piacerebbe che si appassionasse di più allo strumento (alla batteria, al cellulare è già troppo appassionato). Mi piacerebbe vedergli il fuoco sacro dell’Arte ardergli negli occhi. O almeno qualche fiammella. Però forse è troppo presto, sono solo una decina di lezioni, immagino ci voglia tempo.

danza L’insegnante di danza di E ha invece richiesto un impegno maggiore: un giorno in più a settimana. L’ha inserita nella classe superiore e questo richiede maggior dedizione ed impegno. Lei si stanca molto, però è contenta. E tanto basta, almeno per ora. Mi ha annunciato che nel saggio che la scuola sta preparando per giugno sono inseriti anche dei brani dei Beatles.  Ottimo, lo seguirò con ulteriore maggior piacere.

Amo spassionatamente i Beatles, si sa. Però anche se fan “sfegatato”, sono a conoscenza del fatto che neanche a loro tutte le ciambelle sono riuscite con il buco. Qualche pecca, a cercarla bene, si trova: “Hold Me Tight” nel secondo disco, una bolsa “Mr. Moonlight” in “Beatles for Sale”, qualcosa di pretenzioso negli ultimi dischi. E poi, per me, se “Yellow Submarine” ancora ancora può passare (c’è l’attenuante che potrebbe essere considerata una canzone per bambini), nulla mi risulta più indigesto di “Ob-la-di Ob-la-da”.

Dello scempio musicale perpetrato da Paul McCartney, è storia, non ne potevano più neanche gli altri tre Beatle. Si narra che il ritmo vivace sia stata un’invenzione di un John Lennon al colmo della sopportazione. Esasperato per una serie di prove estenuanti su di una canzone insignificante della quale, tra l’altro, non venivano a capo, si buttò sul pianoforte dicendo una cosa tipo :”Andrebbe suonata così!!!!” e producendo l’introduzione che bene o male è passata alla storia.

oblaPersonalmente l’ho sempre odiata come odio le canzoncine a filastrocca.

Bene, A ha due canzoni preferite: “Blackbird”, e fino a qui tutto normale, e “Ob-la-di Ob-la-da”, appunto.

Non bastasse questo (la canta a squarciagola molto spesso e, fortunatamente questa è la cosa divertente), vuole vederne i video su You Tube in continuazione. Risultato: in una giornata tipo mi capita di ascoltarla, in una sorta di “contrappasso” artistico, anche otto-dieci volte.

Però, sapete una cosa, lui si diverte molto ed io noto, ormai assuefatto, che poi non è così orrida come ho sempre pensato. 

Figli delle Stelle

28 Gennaio 2011 Commenti chiusi

fictplEsistono artisti che rientrano in una categoria speciale. Quella dei “Figli di Tanto Padre”. E non è una vita (artistica) facile.

I figli di John Lennon, Sean e Julian, hanno provato a muoversi autonomamente. Ma la grandezza del padre li ha completamente oscurati. Qualcuno sa che Julian (tra l’altro una somiglianza enorme con John, soprattutto nella voce, in qualche modo da brividi) ha inciso tra il 1989 ed il 1998 cinque album? Forse solo il primo ha avuto una certa eco probabilmente per la curiosità che destava il cognome. Ma è possibile che il resto della produzione fosse così scadente da fargli praticamente porre fine alla carriera solo dieci anni dopo? Probabile, forse, chissà.

La curiosità crea problemi. Forse desta aspettative anche in chi di musica ne capisce poco oppure desidera ascoltare solo quello che vuole. E si aspetta da questi artisti qualcosa che probabilmente non sono in grado di dare ma non per incapacità, ma semplicemente perchè fanno altro, perchè il loro percorso artistico segue altre strade. Perchè la loro sensibilità viaggia su altre lunghezze d’onda.

Non dev’essere piacevole sentirsi sempre sotto esame.

Ho due casi di Figli d’Arte molto validi. Il primo suona in un gruppo che sta tentando di venir fuori a spallate e con un già discreto seguito: i Fiction Plane. Quattro album all’attivo di cui il terzo “Left Side of the Brain”, del 2007, ha raggiunto il numero 46 nella classifica di Billboard e la Top 10 in Olanda.

stingLui è Joe Sumner, voce e bandleader. Suona il basso come suo padre Gordon. Gordon Sumner, in arte Sting, ha segnato la storia della musica rock negli anni ’80 con un impasto di rock, raggae, ritmiche scatenate e serrate, suoni particolari creati dalla chitarra effettata di Andy Summers, il tutto racchiuso nel magico scrigno denominato “Police”.

Joe si da molto da fare. Anche i Fiction Plane sono un trio e lui furbescamente crea accenni e rimembranze del trio genitore quando meno te le aspetti. Anche aiutato da una voce per certi aspetti, soprattutto per il falsetto, molto simile. Il sound del gruppo può essere definito come un aggiornamento di quello dei Police, più vicino ai primi due album che ai tentativi più pretenziosi degli ultimi.

Anche se inevitabilmente si incappa nel confronto, FP riescono ad essere comunque molto personali, gradevoli nella scrittura e nell’esecuzione dei brani. Tutta la sequenza dei primi cinque brani di “Left Side..” è molto molto buona, in particolare “Death Machine” ed il divertente singolo “Two Sisters”.

Forse non diventeranno  i nuovi Police e, soprattutto, non lasceranno lo stesso loro segno, ma reggono benissimo il confronto con altre attuali icone pop, tipo Coldplay, Travis o Franz Ferdinand.

d&dIl secondo è invece un artista a cui voglio un gran bene: Cristiano De Andrè. Intanto perchè lo sento una specie di cugino. Fabrizio De Andrè mi ha letteralmente riempito la vita (vedi anche “Il Faber”,  novembre 2009) con l’enorme gamma di sensazioni provocate in me dalle sue canzoni. Per tutto: dai contenuti alla “melodiosità” della sua voce, dalle note della sua chitarra alle sue “S”, dal suo essere presente e contemporaneamente assente dalle scene, fuori dallo star system. L’ho sempre considerato perciò un parente, uno di quegli zii preferiti, lontani, che ogni tanto compaiono e ci portano bei regali (perchè noi siamo i nipoti preferiti) e ci tengono lì raccontadoci le loro storie, sempre nuove e sempre emozionanti.

Con un tale personaggio proporre confronti rischia di essere umiliante per chiunque. Perchè allora Cristiano dovrebbe essere come lui? Per me è un onesto artigiano di canzoni. E un valente polistrumentista. Scrive canzoni con il cuore, scrive (spesso) belle melodie. Racconta storie d’amore solari (“Buona Speranza”) e struggenti (“Un Giorno Nuovo”), satireggia su qualche misterioso collega (“Canzoni Con Il Naso Lungo”), riflette sul tempo che passa (“Nel Bene e Nel Male”), racconta dolori e amori (“Cose Che Dimentico” – la mia preferita). In “Notti di Genova”, “Invincibili” e “Sul Confine” ricorda qualcuno attraverso piccoli affettuosi bozzetti. E poi ancora “Dietro La Porta”, “Lady Barcollando”, “Le Quaranta Carte” e il ricordo del padre in “Il Silenzio e la Luce”.

Eppure il peso del confronto dev’essere stato enorme. Ha conosciuto un periodo buio di cinque anni. Era sparito. Il suo sito non comunicava più alcuna notizia. Poi il ritorno la sera della celebrazione a “Che Tempo Che Fa” del padre. Una bellissima versione di “Creuza De Ma” eseguita nel porto di Genova insieme a Mauro Pagani.

deandPoi la presentazione finalmente del suo nuovo progetto: cantare le canzoni di Fabrizio in giro per l’Italia. Per carità, l’hanno fatto in tanti (grazie alla generosità degli eredi): PFM, la versione teatrale de “La Buona Novella” con Bisio e soci. Eppure il tour di Cristiano De Andrè, durato più di un anno e visto da più di cinquecentomila spettatori, è stato qualcosa di diverso.

Perchè Cristiano è il vero interprete del padre. E’ l’unico che può interpretare le sue canzoni per averle in qualche modo vissute. Infatti la scelta della scaletta non è stata il classico “Greatest Hits” di sicuro effetto. Mancavano ad esempio, almeno nel concerto visto da me a Roma l’estate del 2009, “La Guerra di Piero”, “Via del Campo”, “La Città Vecchia”. In cambio chicche meno conosciute ma legate alla sua vita, come ad esempio “Oceano” scritta a quattro mani con Francesco De Gregori e presentata tramite un divertente racconto di un’estate passata insieme e vista dagli  occhi di un bambino curioso che rincorreva il cantautore romano nel tentativo di farsi spiegare il significato di “Alice”.

P.S.: a proposito dei fratelli Lennon, mentro completo con le immagini la redazione di questo post, sto ascoltando “Acoustic Sessions”, il disco pubblicato nel 2010 da Sean Lennon sotto lo pseudonimo di “The Ghost of a Saber Tooth Tiger” insieme alla sua compagna Charlotte Kemp Muhl. E’ un bel disco, delicato, acustico, d’atmosfera. Nulla a che vedere, ovviamente, con il padre. Ed il giovane Sean sostiene di aver smesso da parecchio tempo di preoccuparsi dei confronti……

Born To Run

25 Gennaio 2011 Commenti chiusi

gga2Ci sono dischi e dischi. Qualche giorno fa, prima di scrivere una certa lettera che, almeno per i miei standard, ha creato un parapiglia (e, in ogni caso, ringrazio tutti per i commenti e la discussione), ho trattato star da Pantheon del Rock raccontando di qualche clamoroso autogol (a mio parere) e di qualcosa di onesto ed interessante.

Le forze giovani spesso picchiano duro. Certo, il rumore di fondo è notevole. L’inflazione da MTV e videomusica in generale è enorme. Oggi forse, rispetto agli anni ottanta, è più semplice produrre ma è complicato, enormemente complicato, emergere. Qualcuno dimostra grande forza d’animo (Arctic Monkeys) basata sulla consapevolezza della bontà del materiale, poi Internet fa il resto.

Qualcuno ci da dentro passando da un palco all’altro, curandosi poco di dover apparire nuovo a tutti i costi. La solita vecchia formula: due chitarre, basso e batteria.

Questi sono The Gaslight Anthem: la lezione di Springsteen nel cuore (prendi la chitarra e buttaci dentro tutto te stesso, la tua vita, i tuoi desideri e le tue speranze) e la semplicità delle armonie e delle chitarre di Tom Petty e Mick Campbell nell’anima. Strofa, ritornello, strofa, ritornello, assolo, bridge e via così. Veloci, lenti, non ha importanza. Il suono è viscerale. E’ il suono “guascone” di chi sa di saper suonare il rock. Sembra di ascoltare la E Street Band e gli Heartbreakers del biondino di Gainseville che si danno il cambio su un palco di una festa di college nel New Jersey.

Il gruppo è molto apprezzato dallo stesso Springsteen che ha inserito il loro secondo album “The ’59 Sound” (2008) nei primi cento album del secolo. Inoltre si è unito a loro sul palco del festival di Glastonsbury nell’edizione del 2009. gga1

Il nuovo disco, uscito a luglio 2010, s’intitola “American Slang” ed è il perfetto epilogo di una crescita passata attraverso tre album diversi da quelli prodotti da tanti altri gruppi. Un mix di belle canzoni, energiche, suonate benissimo e cantate ancora meglio. Il sound è basato sulle chitarre di Brian Fallon (anche voce) e Alex Rosamilia, mentre Alex Levine e Benny Horowitz (basso e batteria) costruiscono il tappeto ritmico solido e pulsante.

Se vi capitasse di ascoltarlo consiglio il rock corposo della title-track “American Slang” , di ”Stay Lucky” e di “Bring It On”, mentre l’atmosfera e i tempi si fanno più rarefatti per “The Diamond Church Street Choir” e ”The Queen of Lower Chelsea”, la mia preferita in un nervoso raggae accelerato.

“Orphans” è il brano-killer, quello che ti resta in testa al primo ascolto. “Old Haunts” segue le orme di “The Queen…” per aprirsi in un bel ritornello. Con “The Spirit of Jazz” è di nuovo grande potenziale single da classifica. Springsteen venti anni più giovane.

Il cd si conclude con “We Did It When We Were Young”, l’unico vero lento, con una melodia molto bella ed un ritornello corale da cantare insieme al pubblico a fine concerto. Qualche eco di Bono Vox e soci (in particolare chitarra alla The Edge).

Si sente che mi piace molto?

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