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Archivio Novembre 2011

Odio il Powerpoint!

27 Novembre 2011 Nessun commento

E’ una notizia uscita sui giornali ai primi di giugno di quest’anno. In ufficio se ne è ironizzato tantissimo.

In Svizzera è nato l’”Anti PowerPoint Party”, un partito che ha come punto essenziale del suo programma quello di far passare un referendum per far bandire la celeberrima applicazione ”Powerpoint”, facente parte della Suite Office di Microsoft (ma il discorso è valido per qualsiasi altro software dello stesso genere), in tutta la Svizzera.

Motivo: secondo una ricerca da loro effettuata, l’utilizzo del software arrecherebbe danni all’economia svizzera per circa 1,7 miliardi di euro. Inoltre, da un sondaggio promosso tra i lavoratori elvetici, l’85% di questi si direbbero annoiati e privati dello stimolo creativo.

La sua dichiarazione d’intenti è chiara: «Frenare il fenomeno del tempo perso nell’economia, nell’industria, nella ricerca e nelle università».

Perchè ne tratto oggi? Semplice. E’ TUTTO VERO! Lavoro in un’azienda dove, a cadenza periodica, le migliori menti (a tutti i livelli), e anche qualcuna delle perggiori, perdono decine e decine di ore di lavoro, lasciando indietro spesso un arretrato spaventoso, per compilare presentazioni colorate, piene di contenuti di tutti i generi, che diventano volta dopo volta sempre più complicate, dove la maggior parte del tempo viene speso a spostare colonnine, a scegliere la gradazione giusta di azzurrino o di grigetto, dove un’errore di livello tra due colonnine si trasforma in un dramma collettivo, dove la presentazione viene trasferita da un soggetto all’altro e diventa oggetto di riunioni infinite dove ognuno dice la sua, dove ogni volta si ricomincia da capo ad esaminare, a controllare, a rileggere. Ed ogni volta che pensi di aver finito, opplà, si ricomincia da capo. E questo per sette-otto volte all’anno.

Due costanti di tutto questo “bailamme”:

1°) non importa quando inizi a lavorarci, può essere quindici o tre giorni prima della scadenza, comunque ci si lavora con ritmi frenetici fino a cinque minuti prima della riunione fatidica.

2°) non importa quali siano le tue mansioni, i tuoi compiti o le tue scadenze in quel periodo: conta solo “la presentazione”! 

Ma come facevano le azienda prima di questo software? Le disegnavano a mano? Forse le riunioni erano un tantino più noiose, però magari si pensava più al contenuto ed alla dialettica con cui trasmettere il messaggio, che all’”estetica” della slide.

 Lo so, molti non ragionano così. Tra non più di due ore dalla pubblicazione di questo post troverete sicuramente una risposta del mio capo (mio assiduo lettore), grande teorico e soprattutto pratico del PPT, che confuterà con dovizia di particolari la mia tesi.

Io però all’APPP mi ci iscrivo! L’adesione è gratuita e poi sul sito

http://www.anti-powerpoint-party.com/it

c’è una spassosissima gallery delle “slide horror” inviate da agenti del partito infiltrati nelle aziende che ne fanno uso smodato.

Il Disco del Mese: “Reggatta De Blanc” (1979)

26 Novembre 2011 5 commenti

Se un 45 giri ha avuto un effetto deflagrante su di me, questi è stato senza ombra di dubbio “Message in the Bottle” dei Police.

Deflagrante perchè ha rappresentato per me un salto nella mia esperienza musicale. Prima i Beatles, poi “The Last Waltz” (post di giugno 2010), poi il singolo di Sting e soci. Un quindicenne con smanie da musicista (di scarse speranze – e comunque ancora oggi mi batto con entusiasmo imbracciando il mio mitico Rickenbacker, al tempo solo un sogno…), alla ricerca di un suono, di un battito, di una linea melodica fuori dal già sentito. Insomma, di qualcosa.

“Metti su ‘sto disco” mi disse il solito amico meglio informato, bussando alla porta di casa mia con in mano un album dal titolo strano e con tre facce da galera in copertina. Il disco si chiamava “Outlandos d’Amour”. Non ne sapevo assolutamente nulla. Erano tempi in cui le notizie musicali circolavano con moltissima difficoltà qui da noi. Lui aveva un giro tortuosissimo, tipo un cugino a Londra.

Il suono che uscì dalle casse dello stereo era duro e dolce al tempo stesso. Un punk-rock diverso da quelle cose minimali alla Sex Pistols, addolcito dall’uso del raggae, mentre refrain pazzeschi rimanevano impressi in maniera indelebile nell’anima. “Next to You” era punk e basta, “So Lonely” già un’altra cosa. Poi arrivava “Roxanne” e l’arbitro poteva solo contare fino a dieci e giudicarti “KO”. Poi “Can’t Stand Losing You”, vibrante e struggente al tempo stesso, mentre “Truth Hits Everybody” riprendeva il punk, ma con una rarefazione sconosciuta al genere. “Born in the 50′s” più rock-ruffiana e per finire, come non bastasse, “Be My Girl”, con una parte parlata, e “Masoko Tanga” aggiungevano quel tanto di sperimentale che annoiava il giusto per non farne il disco assolutamente perfetto.

Ma poi, come suonava la chitarra? Che suoni strani, a volte scintillanti, a volte con un’eco profonda, a volte classicamente distorti.

E la batteria, che ritmo! Ma quante braccia aveva il batterista? Poi tanti ritmi diversi, niente di già sentito. Era rock ma non lo era, era raggae ma con qualcosa di diverso.

Parliamo della voce di Sting? Non ce n’è proprio bisogno.

Insomma, la sensazione precisa era quella di non trovarsi davanti al solito gruppo punk: questa era gente che sapeva suonare sul serio.

L’onore del “Disco Perfetto” era riservato a “Reggatta de Blanc”. Per noi imberbi fu una rivelazione immediatamente successiva a quella famosa scampanellata che ricordavo sopra. Questione di giorni, non di più.

“Message in a Bottle” era già in tutte le radio. Si dirà: “Il solito “secondo album” della band dal grande potenziale che ha già tutti i brani scritti e belli pronti dal tempo della gavetta”. Probabilmente si e, forse, i due successivi “Zenyatta Mondatta” e “Ghost in the Machine” non riusciranno neanche minimamente ad intaccare lo splendore dei primi due (a parte qualche ottimo singolo). Per un grande album occorrerà aspettare “Synchronicity” nel 1983, purtroppo il canto del cigno.

“Message” è un brano a mio parere straordinario. Parte con un ritmo spezzato che più non si può, e su quei colpi di rullante scatta un arpeggio che diventa storia. E noi lì, a cercare di carpire nota per nota. Conclusione, dopo ore di studio (allora ce le potevamo permettere): posizione della mano sinistra impossibile sul manico della chitarra.

Poi entra il basso e la voce di Sting e parte la strofa. Qui la batteria inventa un ritmo diverso sulla stessa base iniziale. Il ritornello torna sul classico, quel tanto che basta per imprimersi nella memoria, e poi tutto diventa liquido, quasi raggae, con la chitarra effettata ed il basso che scandisce. Poi tutto riparte. Ogni strofa è giocata dalla batteria in maniera diversa.

“Reggatta de Blanc” è un brano quasi strumentale (il gruppo canta in maniera ossessiva “diodioooodioooio” e “diodieeeedieeeeio”) che parte in sordina e poi si apre in maniera molto serrata. Pescato dai concerti del gruppo che lo utilizzava all’interno di “Can’t Stand Losing You” per dilatarla. “It’s Allright for You” è come a dire “un bel pezzo di rock puro e semplice lo sappiamo fare anche noi, con tanto di bel riff!”. La voce di Sting, nel ritornello, non sembra neanche la sua. La chitarra nell’assolo sembra un’armonica.

“Bring On The Night” inizia con un’atmosfera rarefatta sulla quale s’innesta uno struggente arpeggio di chitarra, mentre basso e batteria disegnano un telaio raggae sul quale Sting, con la voce raddoppiata, canta una bella melodia su note impossibili. Dopo un paio di minuti un assolo di una chitarra distorta basato su non più di due o tre note si cesella su tutto questo.

“Deathwish” parte raggae-nervosa e poi, stile “So Lonely” o “Roxanne”, si apre in un ritmo più rock, senza però riuscirle ad eguagliare. Dopotutto era uso all’epoca (vinyl-age) utilizzare il pezzo più debole dell’album per chiudere la prima facciata.

Non bastassero quelli ascoltati fin qui, la seconda facciate si apre con un capolavoro: “Walking on the Moon”. Un pezzo raggae con basso minimale, batteria essenziale ed eclettica, la chitarra con tanto flanger a colorare il brano di atmosfere lunari. Brano evocativo, racconta comunque una storia d’amore: sulla luna potresti camminare per sempre con lei, sempre insieme.

“On Any Other Day” è uno di quei brani che io definisco “circolari”. Non chiedetemi cosa vuol dire. Ascoltatelo e capirete (altro esempio – non c’entra niente – è “Tempus Fugit” da “Drama” degli Yes). Una delle mie preferite è la successiva “The Bed’s Too Big Without You”, altro raggae nervoso. Sempre essenziale il basso, ma la grandezza di Sting (di quello Sting) stava nella capacità di cantare in quel modo e di suonare contemporaneamente ritmi diversi dal cantato. Qui se ne ha un esempio lampante: il basso è sempre in controtempo con la voce. La melodia è bellissima e la chitarra e la batteria fanno sempre il solito lavoro prezioso. Copeland riempie i momenti di vuoto della chitarra che compone il tappeto sonoro del brano.

“Contact” da una sensazione di compattezza. Il suono è compresso intorno alla base di basso che per buona parte del ritornello tiene un’unica nota continua. Poi si apre in un bridge dove la chitarra impreziosisce con ghirigori scintillanti. “Does Everyone Stare” non si capisce se sia più semplice o più sperimentale, con il suono leggermente diverso dalle precedenti grazie alla presenza di un pianoforte. Nel complesso però noiosa e molto ripetitiva.

Alla fine fuochi d’artificio con “No Time This Time”, spettacolare brano rock con basso e chitarra che suonano la stessa parte, un giro rock’n'roll a 100 all’ora mentre Copeland pesta come non aveva mai fatto in tutto l’album. Il ritornello è veramente “killer”, così come il breve assolo. Il finale scoppiettante, con il giro base interrotto per lasciare lo spazio alla batteria per dei brevi fill.

Si capisce che è uno dei miei album preferiti in assoluto?

 

Bye Bye Mr B

13 Novembre 2011 2 commenti

Non ne ho scritto fino ad oggi perchè non mi sentivo affatto tranquillo. E non lo sono tuttora. I colpi di coda dei caimani sono famosi per la loro forza e rapidità (la metafora non è mia, c’è una bellissima vignetta sulla prima pagina de “Il Fatto Quotidiano” che or ora sta andando nelle edicole).

In questi ultimi giorni c’era un’atmosfera da vigilia di finale di Coppa del Mondo di calcio, quando sai che la tua squadra ha praticamente la coppa già in mano ma vuoi aspettare il fischio finale per gioire veramente.

Ecco, l’arbitro ha appena fischiato.

Ma non gioisco solo io! Quando mai in Italia si era visto che un Primo Ministro rassegna le dimissioni e la gente scende per le strade a far caroselli?

Non solo: la gente era in attesa già da stamattina, riunita intorno ai palazzi che contano, dal Parlamento al Quirinale, da Palazzo Grazioli al Senato. Un’happening meraviglioso, tutti che aspettavano la lieta notizia. Tutti preoccupati che all’ultimo momento ci fosse un colpo di scena.

Invece l’uomo delle Grandi Balle una volta tanto ha tenuto fede a quanto promesso e lemme lemme, tra un fischio ed un lazzo, se n’è salito al Colle rassegnando le dimissioni. Poi è uscito da una porta secondaria, dimostrando il Grande Coraggio nell’affrontare una folla che ha provato (e ricordiamo con tutti metodi assolutamente democratici) a fargli capire che la musica è cambiata.

Che non basta più avere una montagna di canali televisivi controllati direttamente ed indirettamente per avere un popolo ritenuto a torto “bue” ai propri piedi. Che i mezzi di comunicazione alternativi e super-diffusi (Internet, i Blog, tanti giornalisti anche televisivi ed una nuova stampa non asservita e, a suo modo, anche Sky e molto altro ancora) hanno permesso una circolazione di notizie ed idee che hanno contribuito in maniera decisiva a formare una nuova cultura del dire “Basta!” e farlo sentire forte, molto forte.

Ora è tutto piuttosto nebuloso. Ce la faremo a portare avanti ciò che credevamo possibile alla fine della Prima Repubblica, senza cacciarci di nuovo nell’orrore della Seconda?

Vedremo, io sono abbastanza fiducioso.

Non voglio annoiarvi con altro. Ce ne sono già tanti che parlano di questo. Per ora GODO!

PS: Ho inciso una puntatella di “NumeroZero” (esattamente la n° 24) dedicata all’evento. Per chi fosse interessato, questo è il link per ascoltarla (prima o poi riuscirò a mettere questo benedetto link sul blog)

http://www.spreaker.com/page#!/show/il_mio_primo_show_radiofonico_915_21

 

Advertising!

8 Novembre 2011 2 commenti

Permettetemi un tantinello di sana pubblicità: il gruppo di cui (umilmente) faccio parte in qualità di bassista si esibisce sabato 10 dicembre alla libreria “Pick-a-Book” in occasione della presentazione di un volume su The Who scritto dalla giornalista Eleonora Bagarotti. Ho scritto un articoletto di presentazione per il mensile della società dove lavoro e perciò, come al solito, me lo “rivendo” sul blog. Vi aspetto tutti!

“Beatles, Rolling Stones e Who costituiscono la trinità del Rock”, sentenzia Rolling Stone, da sempre la rivista più influente del settore.

The Who hanno rappresentato da sempre l’energia del Rock, paladini del movimento Mod e successivamente modello e ispirazione per decine e decine di band che hanno segnato la storia della cultura giovanile dal 1965 ad oggi. Tanto per citarne qualcuno e per grandi categorie: l’Hard Rock (Blue Oyster Cult, Black Sabbath), il Punk (Ramones, Sex Pistols, Damned, Clash), la New Wave (Pretenders, Knack, Cheap Trick, Jam), e ancora U2, Pearl Jam, Oasis, Bowie e tanti altri.

Hanno fatto la storia del Rock con numeri impressionanti: oltre 100 milioni di album venduti in 40 anni di carriera, 27 singoli nei primi 40 posti delle classifiche inglesi e americane, 17 album nelle “Top 10”, migliaia di concerti “sold out” in tutto il mondo.

Band leader nei leggendari festival della fine degli anni sessanta: Woodstock, Isola di Wight, Monterey e tanti altri.

Per non parlare della musica. Dal primo “inno generazionale” (“My Generation”, 1965) ad una delle prime Opere Rock (“Tommy”, 1969, capolavoro assoluto, seguita a breve distanza da “Quadrophenia” nel 1973, entrambi trasformati anche in film di enorme successo).

Passati dal Beat della Swinging London ad una forma personalissima di power-rock, contraddistinta dall’osmosi della loro musica con le quattro fortissime personalità e con le straordinarie capacità tecniche dei componenti della band.

Ora esce un libro, giudicato “definitivo” da riviste come “Jam – Viaggio Nella Musica” e recensito benissimo anche da “Corriere della Sera” e “Il Fatto Quotidiano”, scritto dalla giornalista Eleonora Bagarotti, dal titolo “The Who – Pure and Easy” (Ed. Arcana, pp. 533, 25 euro) che ripercorre la carriera del Gruppo attraverso i testi commentati di tutte le canzoni, avvalendosi di un ospite d’eccezione: il chitarrista, ed autore della maggior parte del materiale, Pete Townshend. Dice sempre “Jam” che si tratta di una biografia vera e propria raccontata dal leader e scandita temporalmente dai testi delle canzoni.

Eleonora Bagarotti, autrice tra l’altro di libri su Ligabue, Tom Waits, Elvis Costello ed altri, ha iniziato un tour promozionale in molti locali e radio sul territorio italiano (Cremona, Reggio Emilia, Firenze, Bologna, Fidenza), sempre accompagnata da musicisti che hanno proposto, a corredo della presentazione, interessanti showcase elettrici ed acustici dedicati alla musica degli Who.

Per la tappa romana, sabato 10 dicembre, è stata scelta la libreria “Pick-a-Book”, dove l’autrice sarà affiancata dal gruppo dei Beastie Beat con un repertorio costituito dai migliori brani degli Who, ma anche di meno conosciute, ma non meno preziose, B-sides.

Questi sono i riferimenti per maggiori informazioni:

http://www.eleonorabagarotti.it/

 per il sito dell’autrice del libro, mentre di seguito la pagina Facebook dell’evento

http://www.facebook.com/event.php?eid=268011333235314

 L’appuntamento per tutti è perciò per sabato 10 dicembre in Via Nomentana 113, dalle 16 del pomeriggio.

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