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Archivio Maggio 2013

Sogno e Realtà

31 Maggio 2013 Commenti chiusi

Una storia niente male. Potere di Facebook.

Parliamo di parecchi anni fa. Forse il 1980. Comunque i primi anni delle superiori.

Due gruppi si fronteggiano nel mio isolato. Noi, quelli un tantino tecnicamente più preparati, repertorio rigidamente Beatles e Stones. Altrimenti si litigava per qualsiasi altra canzone da eseguire. Da un lato un “battistiano”, dall’altro due “Beatles-integralisti”, il batterista nulla diceva, si adeguava a tutto, suonava alla grande e, da bello del gruppo, attirava gli sguardi delle ragazzine.

L’altro gruppo molto sul vago, repertorio più o meno simile al nostro, con qualche digressione nelle cose più recenti (mi sembra di ricordare i Pretenders, ma non ci giurerei). Però il batterista aveva una cantina due piani sotto terra, perciò praticamente isolata, con tanto di batteria propria. Molto ospitali. Si faceva a turno, e qualche volta chi c’era c’era, si suonava insieme.

Nulla a che vedere con le cover e tribute band di oggi, beninteso. A quei tempi non c’erano molti locali per suonare e, dopotutto, chi avrebbe dato credito a dei quindicenni? Poi suonare i Beatles era decisamente anacronistico.

Insomma, si organizzavano concerti al massimo all’oratorio o, proprio in situazioni straordinarie, a qualche festa.

Un minimo di rivalità c’era: diciamo Beatles e Stones di Corso Francia? Vabbè, non esageriamo. I due gruppi, ed i loro componenti,  non sono neanche i veri protagonisti di questa storia.

Poi c’era A (il nome lo lascio nascosto per motivi di privacy), chitarrista scarso ma pieno di ottima volontà. Lui si, ci provava. Si comprava il distorsore e cercava di capire cosa farci. E allora tirava le note, si lanciava in assoli (nel vero senso della parola, visto che suonava da solo) lancinanti, si bruciava le dita nel tentare di ripetere l’arpeggio esatto di “Message in a Bottle”.  Ma i risultati non erano particolarmente confortanti.

Però voglia di suonare in un gruppo ne aveva, e parecchia. Noi ci divertivamo, lui meno. E allora prese la grande decisione: mise su un gruppo tutto suo. Purtroppo per lui il parco musicisti disponibili era ormai esaurito. Non importa, dove non può l’abilità, può l’amicizia.

Obbligò perciò R e C ad entrare nel gruppo con lui. Nessuna conoscenza, neanche per sbaglio, della musica. Solo grande amicizia. Mai toccato uno strumento.  Praticamente un sorteggio: R vinse la batteria, C il basso. I Police erano il gruppo del momento, ed A s’ispirava molto ad Andy Summers (anche ad Angus Young, ma questa è un’altra storia).

Le prime prove furono disastrose. E furono, ovviamente, anche le ultime. Non si cavava un ragno dal buco. E qui escono di scena anche A ed R, anche loro semplici comprimari in questa vicenda.

Ma a C accade qualcosa. Per quelle alchimie che solo la Musica (e l’Amore) riescono a creare, in quel momento, proprio in quel preciso momento, decide che la Musica sarebbe stata la sua vita. C aveva parecchie qualità. Serio, studioso, gran calciatore (capitano della squadra della parrocchia), destinato ad un qualsiasi radioso futuro, sceglie la Musica. Così, dal nulla.

S’iscrive al Conservatorio. Fuori Roma. E non dev’essere facile per un ragazzo di sedici anni. Specializzato in contrabbasso, entra nell’Orchestra della città d’adozione ed infine, e questo mi risulta dalla sua pagina Facebook, nell’Orchestra di uno dei Teatri più importanti, per storia e tradizione, del nostro Paese. Sempre più lontano da Roma. Però di quella fiammella generata in quei giorni e divampata in una grande passione ne ha fatto una ragione di vita.

Di tutto ciò ne sono venuto a conoscenza pochi giorni fa, trovando una sua risposta ad un comune amico su Fb. L’avevo perso di vista da allora, seguendone le gesta da molto lontano e fino ad un certo. Diciamo i primi dieci anni, poi più nulla.

Di noi dieci rimasti qui ne son venuti fuori tre o quattro avvocati, un giudice, un bancario, un giornalista e un businessman il cui nome campeggia tutte le settimane nelle pubblicità a bordo campo allo Stadio Olimpico.

Poi ci sono io, che a quasi cinquantanni, e  da onesto ed appassionato dilettante, perseguo il tentativo di poggiare le basi per continuare a sentirmi giovane il più a lungo possibile, continuando ad amare la mia famiglia e ad alimentare la mia di passione per la Musica: compro bassi e chitarre, scribacchio su questo blog, mi esibisco appena posso con i miei amici Beastie, accumulo ed ascolto più note che posso (mentre lavoro, guido la macchina, cammino, mangio, insomma ovunque) e sogno di accendere un giorno il microfono guardando la scritta “On Air” illuminarsi.

Beastie!!!

31 Maggio 2013 Commenti chiusi

Ragazzi, io continuo a provarci. Sabato 8 giugno Beastie Beat dal vivo, sempre alla birreria Jessly (Via Amatrice 32), sempre alle 22, sempre a Roma.

Show estremamente vario. Previsti in scaletta brani di almeno dieci-dodici artisti diversi (quelli dei Beatles ridotti a cinque, tanto per dire).

Solita simpatia degli amici del locale, tanta grinta ed energia da parte nostra.

Passate e fatevi riconoscere. Aspetto tutti!

 

 

Music Book

29 Maggio 2013 Commenti chiusi

Sabato scorso festa del libro da Feltrinelli: 20% di sconto su tutti i libri presenti in negozio. E allora, approfittiamone!

La mia scelta è caduta su tre libri musicali. “Una Cantina Piena di Rumore”, autobiografia di Brian Epstain, il super manager dei Beatles. Colui che contribuì in modo significativo alla storia del rock grazie ad un minimo di fiuto per gli affari e ad un atteggiamento caparbio, racconta i primi anni del fenomeno. Dai suoi primi passi nel negozio dei genitori a Liverpool ai grandi tour del gruppo. Libro edito nel 1964 e solo oggi tradotto in italiano.

“Il Martello degli Dei – La Saga dei Led Zeppelin” è invece una delle migliori, se non la migliore, biografia del quartetto britannico che ridefinì i canoni del rock fino a quel momento conosciuto. L’autore è Stephen Davis, di cui ho già letto “LZ-75″, la cronaca del tour americano del 1975 dei Led Zeppelin visto da dentro. Davis fu uno dei pochi giornalisti accettati dagli Zep, normalmente costretti a guardarsi le spalle da una stampa, soprattutto quella di casa, più attenta al gossip che alla loro Arte.

Infine “E Street Shuffle – I Giorni di Gloria di Bruce Springsteen & The E Street Band” di Clinton Heylin, biografia massiccia (oltre 400 pagine) del Boss e della sua band dagli esordi fino a “Tunnel Of Love” (1987), visti quasi di profilo, attraverso centinaia di interviste e dichiarazioni varie ed una montagna di incisioni rare, outtakes, demo, bootleg di canzoni spesso mai pubblicate. Non a caso il libro termina con un centinaio di pagine di note e appunti densi di aneddoti, proprio su questi brani. E’ una biografia di Springsteen, come dice anche “Jam” nel numero di maggio, neanche tanto tenera con il suo protagonista: “critica molte scelte artistiche e personali……, offre il ritratto di un artista sì fuori dall’ordinario, ma azzoppato da limiti che raramente gli vengono attribuiti”. Insomma, contiene più di uno spunto per incuriosire chi apprezza il Boss come me.

Un’ultima considerazione: tutti e tre i libri sono editi da “Arcana Edizioni”, casa editrice fantastica nel proporre libri a tema musicale che noi malati di musica saremmo probabilmente costretti a leggere solo in lingua originale (e pure non farebbe male, ogni tanto). Date un’occhiata al catalogo, se siete interessati.

News 8 – Maggio 2013

22 Maggio 2013 Commenti chiusi

Wolfgang’s Vault

Lo sapete, sono un fan sfegatato di questo sito (che raccoglie migliaia di incisioni dal vivo dei più grandi artisti internazionali e bla-bla-bla, sapete anche questo…). La mia dedizione non è stata minimamente scalfita da quando il sito è diventato a pagamento. E questo essenzialmente per due ragioni, e al di là del favoloso archivio sempre “on-line” e del quantitativo sempre costante di novità introdotte:

Primo: il costo non è affatto esorbitante, circa 30 euro l’anno, più o meno due euro e mezzo al mese.

Secondo: non so fino a quando durerà, ma attualmente il sito mette a disposizione degli iscritti due download a settimana assolutamente gratuiti, Tanto per dire gli ultimi: Elvis Costello, James Taylor, Jefferson Airplane, Santana, Doobie Brothers, Cheap Trick, Herbie Hancock, B.B. King. Sono tutti concerti di qualità audio più che buona (spesso presi direttamente dal mixer) e valgono perciò quanto un disco, perdipiù raro. Direi che i due euro e mezzo al mese sono già più che giustificati.

 Clash

Per noi che amiamo quel periodo tumultuoso del rock britannico, sconvolto da punk e new wave, è stata annunciata la pubblicazione per i primi di settembre di parecchio materiale sui Clash. In particolare un box “Magnum” contenente le versioni rimasterizzate dei primi cinque album (da “The Clash” a “Combat Rock” per intendersi, passando per “London Calling” e “Sandinista), insieme a tre cd di singoli, bonus, demo e versioni alternative, un’edizione speciale della loro storica fanzine “The Armagideon Times” ed un dvd con parecchio materiale video. Inoltre, in contemporanea, dovrebbe uscire un doppio cd contenente il loro concerto del 1982 all’Academy di Brixton.

Méséglise

Novità succosa in arrivo dalla “Lizard”, casa discografica coraggiosa e appassionata che pubblica, ad esempio, Sithonia e Lingalad. E’ nella fase degli ultimi ritocchi l’album “L’assenza” (titolo provvisorio) dei Méséglise, side-project di Paolo Nannetti e Marco Giovannini, due delle menti dietro ai Sithonia (tastierista ed autore della maggior parte del materiale del gruppo bolognese il primo, voce principale il secondo).  Per loro stessa ammissione, e a scanso di equivoci, non si tratta di un album Progressive ma di qualcosa di molto più cantautoriale. Nelle registrazioni suonano praticamente tutti i componenti dei Sithonia, ad eccezione del batterista.

 Franz Ferdinand

Quattro anni dopo il loro ultimo album, “Tonight”, tornano gli scozzesi Franz Ferdinand con un nuovo album, il quarto. Si chiamerà “Right Thoughts, Right Words, Right Action”. Non si conosce molto di più (anche perchè se sapessi qualcosa di più scriverei magari su qualche giornale….). L’unica cosa che si sa è che per chi dovesse preordinare la versione deluxe in doppio cd o in doppio lp (ebbene si, stampano ancora lp), verrà fornito anche un cd dal vivo del Gruppo.

Orange8

E a proposito di chi si accende ancora per il vecchio caro vinile, volevo segnalare questa coppia di giovani di belle speranze (Valentina Criscimanni e Sergio Ferrari) che risponde al nome di Orange8. Molto presenti sul web (li potete trovare sia su Facebook che su YouTube), rappresentano una bella e originale realtà della musica indie romana. Sono talmente indie appunto da essersi autoprodotti (e, soprattutto, autofinanziati) il loro primo EP rigorosamente in vinile. Anche se poi il disco è scaricabile in versione mp3 dal loro sito a questo indirizzo:

http://orange8.bandcamp.com/

Il brano trainante è “Turtle Bubble”, ed è veramente gradevole. Psichedelico e fantasioso quanto lo sono loro. Da seguire.

Ray Manzarek e don Gallo

Concludo queste brevi news con un ricordo di due persone straordinarie, ciascuna nel suo, scomparse nelle ultime ore. Il primo, tastierista e co-fondatore, insieme a Jim Morrison, dei Doors, ha estratto da una semplice tastiera un suono che ha segnato un’epoca. Il secondo è stato il prete degli ultimi, impegnato spasmodicamente nel sociale fino alle sue ultime ore e mal sopportato dalle gerarchie ecclesiastiche. Qualche anno fa prestò la sua voce ad un bellissimo brano di Cisco, “La Lunga Notte”, ed alla fine recitava:

“Però la pace e la luce sarà domani per la gente,

per tutti quelli che ancora oggi piangono nella notte

per quelli dal futuro negato

per il dolore e l’ingiustizia

para todos la luz, para todos todo”

L’Ultima Follia

18 Maggio 2013 Commenti chiusi
 

Quando nel 2005 comprai il mio amato Rickenbacker, bello, luccicante, rosso come lo avevo sempre sognato, pensai di aver comprato il basso “definitivo”.

Sbagliavo.

Nel 2009 decisi di togliermi lo sfizio di completare la “parure” di Paul McCartney, benché nessuno dei due fosse quello realmente usato dal Sir, affiancando al Rick un bell'Hofner Violin che, degnamente amplificato, suona una meraviglia.

Non sapevo che quel giorno avrebbe scatenato la disperazione dei miei amici Beastie Beat, agghiacciati all'idea che io cambi il basso dal vivo ogni tre-quattro brani.

Figuratevi la loro felicità oggi che, preda del periodo psych-folk in cui sono caduto (Jefferson Airplane, Byrds e Hot Tuna a go-go), ho deciso di regalarmi un magnifico Epiphone Jack Casady color oro che più psichedelico non si può.

Non vedo l'ora di andare in sala per provarlo……

 

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Il Disco del Mese: “Ho Visto Anche Degli Zingari Felici” (1976)

5 Maggio 2013 4 commenti

Chi segue questa rubrica sa che normalmente non è dedicata a dischi italiani. Unico caso finora in tre anni è l’album concerto “De Andrè/PFM” (settembre 2011). Probabilmente sbaglio. E allora provo a rimediare.

Quale migliore occasione di questa? Mi riferisco ai tempi che stiamo vivendo.

Sapete che normalmente non mi occupo di politica, se non in maniera molto laterale. L’unica volta, parecchio tempo fa, in cui ho fatto una domanda a Grillo (e circa l’opinione che aveva espresso in merito ad uno scrittore, tra l’altro) mi è arrivata una montagna di commenti ed alcuni decisamente poco simpatici. Comunque tra quelli che parteciparono seriamente, ci fu un dibattito abbastanza interessante.

Altri tempi.

Oggi ci troviamo in una situazione molto particolare. Con la scusa del governo di salvezza nazionale si è realizzato quello che venti, o anche solo dieci o cinque anni fa non ci saremmo mai immaginati. Due partiti lontani miliardi di miglia si sono alleati per una forma di governo assurda ed inutile dove, stringi stringi, il PD ha svenduto la Sinistra al peggiore partito di destra che l’Italia abbia mai avuto (compreso il suo leaderino ed i suoi interessi cui tutto viene piegato). Tutto ciò per essersi allontanato a grandi passi dalla Società Civile che avanzava legittime richieste (moralità, legalità, bene comune, rispetto della Costituzione ed altro) e che alla fine, visti i dinieghi ed i fatti verificatisi, ha ritenuto quello che una volta era un grande partito riformatore e progressista non più degno di credibilità. Figuriamoci oggi. I fatti sono sotto gli occhi di tutti.

Il discorso sarebbe lungo e complicato e, sicuramente, non è questa nè l’occasione nè il luogo per parlarne.

E allora perchè no? Perchè non celebrare la fine della Sinistra con un disco che rimanda ai tempi in cui si poteva credere. Avete presente il verso di Gaber “qualcuno era comunista perchè credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri”?

Claudio Lolli è un cantautore atipico. Sempre concentrato sul prodotto, sulle tematiche, sulla poesia. Fuori moda, fuori tutto, poco gli è importato. Non ha mai fatto promozione, raramente si è visto in tv (anche se ricordo una sua partecipazione, a tutt’oggi ancora per me inspiegabile, ad una specie di gara canora estiva di bassa lega, roba da RAI2 ad ora tarda o qualcosa del genere).

Dai primi dischi voce e chitarra (“Aspettando Godot”, 1972, e “Un Uomo In Crisi”, 1973) ma già caratterizzati, a differenza di altri cantautori della sua generazione, da un’attenzione sia alle tematiche, spesso molto introspettive, sia alla costruzione melodica della canzone. Restano a tutt’oggi bellissime e fuori tempo “Michel”, storia d’amicizia, “Quelli Come Noi”, dalla melodia ardita, e “Quello Che Mi Resta” o la quasi bossa di “Un Bel Mattino”.

Nel 1975 esce “Canzoni di Rabbia”, dove lo spartito comincia ad allargarsi ad altre sonorità che poi raggiungeranno la massima evoluzione nel trittico “Extranei” (1980), “Antipatici Antipodi” (1983) e “Claudio Lolli” (1988).

In mezzo, nel 1976, arriva “Ho Visto Anche Degli Zingari Felici”. Lui non lo sa, forse, ma sta per comporre uno dei migliori album italiani di sempre. La genesi del disco è nei giorni delle scuole occupate. Racconta lo stesso autore di aver raggiunto Piazza Maggiore a Bologna durante una manifestazione, di essersi intrufolato tra le migliaia di persone fino a guadagnare uno dei gradini più alti della scalinata di San Petronio: “..ed ho visto: ho visto centomila ragazzi della mia età e cinquantamila bandiere rosse sventolare in un bel cielo azzurro….l’Agorà non era più un concetto astratto…… la voglia di fare a pugni col mondo non era più solo un film di Marco Bellocchio. Era tutto lì davanti a me, vivo e presente…….solo così si capisce il mondo, si impara ad amarlo, a non dimenticarlo mai e a capire anche che se ne può fare a meno per un mondo futuro, migliore e possibile.”

E così, momentaneamente in tour, Claudio Lolli comincia a comporre il materiale, fatto inizialmente di canzoni non propriamente terminate. In qualche caso anche semplici bozzetti. Poi, pian piano, provandolo anche giorno per giorno con i musicisti, prende forma qualcosa di diverso. L’impostazione è quella di una lunga suite, senza interruzioni fra un brano e l’altro. L’apporto dei musicisti si rivela presto determinante, tanto che sui crediti di copertina risulta la dicitura: “Testi e Musiche di Claudio Lolli – Arrangiamenti ed invenzioni strumentali di…….” seguito dai nomi dei quattro musicisti che accompagnarono il progetto. Chitarra, basso, batteria e sax, formazione classica. Gli arrangiamenti sono semplicemente perfetti, ricchi di idee e di assoli pregevoli. La stessa incisione sembra fatta quasi dal vivo, tanto risulta compatta ed energica.

La title-track apre l’album con una bellissima frase di sax accompagnato dalla sola chitarra acustica. Poi entrano anche gli altri strumenti e mentre il sax continua il suo assolo il brano prende man mano corpo. Una vera Ouverture che si protrae per quasi due minuti. Poi l’introduzione della parte vocale per poi tornare all’acustica che detta i sei accordi che formano il giro della strofa. Chi sono gli “Zingari Felici”? E’ il movimento, è la voglia di stare insieme, è la voglia di cambiamento. Al centro uno splendido assolo di chitarra elettrica. Le ultime note della canzone ancora per il sax ed il suo tema che, man mano, conducono ad “Agosto”, brano sulla strage dell’Italicus. “Un pugno di rabbia che ha il suono tremendo di un vecchio boato”, e ancora “Non ci vuole molto a capire che niente è cambiato da quel quarto piano in questura, da quella finestra”, e “si muore ancora di guerra, non certo d’amore, si muore di bombe, si muore di stragi più o meno di Stato”. E’ lo spaccato fedele di quegli anni, di cui questi ultimi sono solo l’ennesima degenerazione. “Piazza Bella Piazza” inizia come una filastrocca per poi evolversi in un rock molto percussivo, ed è uno sguardo lanciato a volo radente sui funerali della strage, ancora la piazza, ancora l’emozione, ancora “eravamo davvero tanti, eravamo davvero forti, una sola contraddizione, quella fila quei dieci morti”.

Ancora cambio d’atmosfera, stavolta è un flauto per raccontare “Primo Maggio Di Festa”, poi ancora il sax apre la successiva “La Morte della Mosca”, allegoria della condizione umana. Poi è la volta di due personaggi per chiudere il disco, prima di tornare alla seconda parte della title-track. Il primo è “Anna di Francia”, “che arriva, che ride e che scherza, che ascolta e vuole sapere… racconta l’ultima Francia, com’era grigia, com’era triste…” e siamo ancora li. Lo scambio, il confronto, l’arricchimento reciproco. Il brano è diviso in due parti. Una prima basata su di un ritmo lento, solo chitarra, voce e flauto. La seconda parte diventa un rock-ballad. I due vanno via dal gruppo ed allora è un gioco di sentimenti. Un assolo incrociato tra chitarra acustica e flauto precede l’attacco. Poi si, potrebbe essere amore, ma non ordinario, decisamente contro tutte le convenzioni.

Il secondo personaggio è contenuto in “Albana per Togliatti”. Il ritmo diventa di nuovo molto lento. Forse il brano più cantautorale dell’album, anche se giocato su una melodia poco convenzionale. “C’è un compagno altra generazione, che vuol bene ai matti, gira con un fazzoletto rosso e una foto di Togliatti, che alza sulla testa, che alza verso il cielo”. Questo compagno si porta appresso una damigiana di Albana e lo offre a tutti. La comunione è una speranza: “Se ne va che è quasi ormai mattino, sicuro della linea: la sinistra vecchia e quella nuova, Togliatti stai tranquillo, le uniamo con il vino”. Bella illusione.

Infine, nella ripresa finale di “Ho visto…”: “Riprendiamola (la vita) in mano, riprendiamola intera, riprendiamoci la vita, la terra, la luna e l’abbondanza.”

Insomma, sono più deluso o arrabbiato?

 

 

 

 

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