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Archivio Luglio 2013

Stones Live!!! – pt 2

31 Luglio 2013 Commenti chiusi

“No Security”   (1998)

Luci azzurre soffuse si muovono su un palco immenso. Uno schermo circolare si staglia in cima al palco e, su di esso, stelle luccicanti di una galassia. Un puntino più luminoso, forse la Stella Polare. Poi, improvvisamente, da lontano una palla rosso fuoco (un sole? una cometa?) attraversa lo spazio ed esplode in una luce accecante. Il pubblico urla mentre dalle quinte, nascosto dal bagliore, Keith Richards fa il duo ingresso: spolverino tigrato su camicia zebrata, occhiale da sole e Telecaster al collo lancia le prime note di “Satisfaction”. E’ l’inizio di “Bridges To Babylon”, il Dvd che celebra il tour dell’album omonimo uscito l’anno prima. E questa prima sequenza vale il prezzo del video. Contemporaneamente esce “No Security”, l’album dal vivo. Gli Stones del dopo-Wyman sono ormai business man incalliti. Pioggia di denaro, poca anima e poco entusiasmo. Unica particolarità dell’album: si tratta di tutti brani raramente ricompresi in album dal vivo o comunque eseguiti dal vivo (“Memory Motel”, “Corinna”, “Saint Of Me”, “The Last Time”, “Respectable”, “Sister Morphine” ed altre). Insomma, un motivo per cui rappresentano una mosca bianca ci sarà, e si riflette sul risultato dell’album, sbagliato già nella copertina, pessima! Altra particolarità, c’è un ospite d’eccezione, che si alterna a Mick Jagger su “Memory Motel”: Dave Matthews. Consiglio: per chi non ne può proprio fare a meno (a anche per fan di Dave Matthews)

“Live Licks”   (2004)

Celebrativo del tour del quarantennale di carriera, è una divertente carrellata di grandi successi. Partenza al fulmicotone con “Brown Sugar”, poi “Street Fighting Man”, “Paint It Black” e tante altre con in più il ripescaggio di bellissime cose degli inizi, come “That’s How Strong My Love Is” e “Everybody Needs Somebody To Love” in coppia con Solomon Burke. Consiglio: nulla toglie e nulla aggiunge

“Shine A Light”   (2008)

Nel 2005 gli Stones incidono l’ultimo loro album (almeno al momento) di studio. Trascurabile, come tutta la produzione 90/2000. Poi un lungo stop. Da quel momento ogni esibizione diventa un evento. il 29 ottobre ed il 1° novembre del 2006 gli Stones si esibiscono al Beacon Theatre di New York, un piccolo teatro dall’atmosfera raccolta. Martin Scorsese  ricorda di aver girato “The Last Waltz” e che “Sympathy For The Devil” era il singolo che suonava nella sua auto quando era un giovanotto innamorato del cinema ma ancora lontano dai successi, e decide di riprendere entrambi gli show per produrre un filmone. E stavolta è tutto bello. Tutto funziona. Gli Stones non hanno neanche più il problema di suonare per soldi (che comunque non guastano), si divertono molto e si vede nel film come si percepisce nettamente nel cd. Anche qui grandi ospiti: Jack White dei White Stripes per “Loving Cup”, Cristina Aguilera per “Live With Me” e Buddy Guy per “Champagne and Reefer”. In scaletta un po’ di tutto, dalla coppia esplosiva iniziale di “Jumpin’…” e “Shattered” a “All Down The Line” (da “Exile on Main Street”) ad una vecchissima “As Tears Go By” (di cui si ricorda l’unica versione cantata in italiano dagli Stones di una loro canzone: “Con le Mie Lacrime”) alle ripescate “Some Girls” e “Just My Immagination”. Bel disco, divertente, emozionante addirittura nella sua versione cinematografica. Consiglio: da avere in tutte le versioni

“Some Girls: Live In Texas ’78″   (2011)

Bella iniziativa della Polydor che nel 2011 pubblica un film girato durante il tour di “Some Girls” nel 1978 negli Stati Uniti. Ne viene pubblicato un “combo” con Dvd o BlueRay e Cd allegato ad entrambi. L’album alla base del tour, come già detto, è stata l’ultima cosa buona prodotta dagli Stones, ed anche il tour ne risente: largo spazio ai brani di “Some Girls” (7 su 10), l’inizio affidato a “Let It Rock” di Chuck Berry, perciò R’n'R e vai, finale molto scattante con “Happy” (voce di Keith Richards), “Sweet Little Sixteen” (ancora Chuck Berry), “Brown Sugar” e “Jumpin’…”. Sono gli ultimi fasti della “più grande rock’n'roll band del mondo. Consiglio: loro sono in gran forma ed il materiale è buono

“Hyde Park Live”   (2013)

E veniamo ai giorni nostri. Volti scavati, età che avanza, però voglia di divertirsi e divertire. Sembra un luogo comune, eppure le immagini dei tre front men che zompettano per il solito palco smisurato sono sotto gli occhi di tutti. Simpatici alcuni interventi di Mick Jagger, in particolare quando saluta la folla vociante: “Bentornati ad Hyde Park, c’è qualcuno che si trovava qui nel 1969?” e subito dopo il grido (anche se un tantino esile, ma dopotutto i 20/30enni di allora hanno più o meno 65/70 anni) di rimando “Allora bentornati a voi, felici di rivedervi”. Stavolta il tempo di produzione dell’album è ridotto praticamente a zero e questo non permette di effettuare interventi di alcun tipo sui nastri. E allora esibizione così, nuda e cruda. Sicuramente palpitante, ma non per tutta la durata del concerto. Alcuni brani sono rallentati, alcuni sono decisamente fuori fuoco. La gagliardia chitarristica di Richards e Wood ogni tanto appare leggermente appannata. Come anche la presenza di un bassista come Darryl Jones, da sempre sostituto di Wyman, però a mio parere lontano dallo stile “Stones”. Però stavolta c’è il cuore, c’è l’anima e tutto diverte. Particolarità: il ritorno di Mick Taylor su “Midnight Rambler” e “Satisfaction”. Consiglio: comodo su ITunes (€ 9,99 e li vale)

Per concludere vanno segnalati una serie di album editi come “Official Bootleg” o “Bootleg Series” e pubblicati inizialmente solo in digital download su Google Music (comunque, per gli smanettoni, si reperiscono abbastanza facilmente, capite a me) e che documentano in maniera finalmente appropriata i periodi coperti solo da album singoli con otto-nove brani. Sono “Brussels Affair 1973″, il già citato “Hampton Coliseum ’81″, il grandioso “L.A. Friday 1975″ sul tour americano più importante degli Stones, “Live At The Tokyo Dome 1990″, “Light The Fuse 2005″ e “Live At Leeds 1982″. Consiglio: Stones a-la-carte! Scegliete voi secondo gusto, si casca quasi sempre molto bene! I miei preferiti? “L.A.” e “Tokyo Dome”

 

 

 

 

Categorie:Live, Musica, Rock Tag:

Fanatico!

30 Luglio 2013 Commenti chiusi

Scusate se mi celebro un tantino, però fa piacere trovarsi “blog del giorno”. E ne ringrazio la redazione di Tiscali Blog.
Non è la prima volta, ma nelle ultime occasioni (l’ultima a fine aprile) era stato premiato sempre un post dedicato ad un viaggio. Certo, si trattava di appunti di viaggio sempre legati al filo delle emozioni.

Però il mio argomento fondamentale resta la Musica. E allora sono molto contento che stavolta sia stato premiato proprio questo aspetto. Ringrazio sempre tutti per i 330 mila contatti e gli oltre 26 mila contatti “primi” ormai un po’ da tutto il mondo: ce n’è uno da Al-Balqua (Giordania), uno da Karabuk (Turchia), uno da Pichincha (Ecuador), da Lagunes (Costa D’Avorio), da Nusa Tenggara Barat (Indonesia), due da Harjumaa (Estonia – praticamente è “fan club”) e tantissimi altri.

Insomma, grazie!

Stones Live!!! – pt 1

25 Luglio 2013 Commenti chiusi

Bella iniziativa di Apple (tanto per cambiare). Il concerto degli Stones ad Hyde Park dello scorso mese di luglio (6 e 13), del quale hanno scritto tutti i media (compreso “Il Giornalino” e “Famiglia Cristiana”) è stato reso disponibile in download con tanto di bollino “masterizzato per Itunes” nel giro di una settimana. E allora quale migliore occasione per ripercorrere la montagna (appunto in due parti) di registrazioni live delle Pietre? Magari con qualche breve nota di commento.


“Got Live If You Want It!”   (1966)

Il primo. Per me, patito dei Sixties, sarebbe bello poter usare qualche classico luogo comune tipo: spaccato di un’epoca, ci si cala nell’atmosfera dei Sessanta, un gruppo pulsante e blablabla. Invece si tratta di un clamoroso errore di percorso. Gli Stones, per uno strascico contrattuale con il distributore americano, obbligati a dare alle stampe un ultimo disco si fanno registrare un paio di show per poi scoprire in studio che erano praticamente inascoltabili. E allora grosso lavoro di sovraincisione e pulizia per poi aggiungere anche un paio di brani incisi in studio sui quali mixare le urla dei fan. Formazione ancora con Brian Jones (e questo è l’unico punto d’interesse). In scaletta quasi tutti gli hit fino a quel momento. Resta comunque un prodotto sciatto. E la testimonianza della fine del gruppo come idolo pop prima di entrare nel tormentato periodo psichedelico. E prima di diventare la più grande rock’n'roll band del mondo. Consiglio: solo se collezionisti


“Get Yer Ya-Ya’s Out”   (1970)

Dal precedente il mondo è cambiato. E’ successo di tutto, da “Sgt. Pepper” in poi. Gli Stones hanno avuto un paio di dischi pessimi, non hanno praticamente più suonato dal vivo, hanno iniziato un periodo burrascoso fatto di guai legali e culminato nella morte (ancora oggi non ben chiarita) di Brian Jones. Ha azzeccato due ottimi album (“Beggar’s Banquet” e “Let It Bleed”) e finalmente parte per un tour negli Stati Uniti. “Get Yer….” è semplicemente favoloso. Grezzo, sporco e rabbioso. Mick Taylor alla chitarra solista suona alla grandissima, ma è tutto che funziona molto bene, dall’atmosfera alla scelta dei brani. Veramente bello. In scaletta si va dagli inizi beat e r’n'r (“Carol”, “Little Queenie”) al blues (“Love in Vain” e “Stray Cat Blues”) agli hit degli ultimi singoli e album (“Jumpin’ Jack Flesh”, “Midnight Rambler”, “Honk Tonk Woman”, “Sympathy for the Devil”, “Street Fighting Man”). Consiglio: da avere


“Love You Live”   (1977)

Altra epoca. Gli Stones hanno percorso il mondo in lungo e in largo con il titolo della “più grande r’n'r band del mondo”, sicuramente la più sporca e cattiva, molto border-line. Hanno inciso grandi album come “Sticky Fingers”, “Exile on the Main Street” e “It’s Only Rock’n'Roll”. Poi un album con sonorità meno usuali come “Black and Blue” dove viene lasciato spazio anche al  funky. Mick Taylor ha lasciato il gruppo per sfuggire alla logica “Sex & Drugs & Rock’n'Roll” che poco gli si addiceva. E poi era un chitarrista prettamente blues. Al suo posto Ron Wood, perfetto come contraltare dei Glimmer Twins Jagger e Richard. Soprattutto del chitarrista, con il quale intreccia da subito i suoni in maniera simbiotica. “Love You Live”, copertina di Andy Warhol, è finalmente un album doppio, dove il potenziale del gruppo è pienamente espresso. La produzione è più levigata, le chitarre suonano meno sporche ma più potenti e nette. Che poi è la forza degli Stones. La scaletta è perfetta, con tutti brani esplosivi dal vivo. Anche la line-up risulta molto ricca, con Ian Stewart (il sesto Stones) al piano e Billy Preston alle tastiere. Due particolarità del disco: la terza facciata (incisa al club “El Mocambo” di Toronto) è un prodigioso ritorno alle origini, con tre blues spaccacuore e “Around and Around”, una delle loro prime incisioni. La quarta facciata è semplicemente fantastica con il loro poker d’assi: “It’s Only R’n'R”, “Brown Sugar”, “Jumpin’…” e “Sympathy for…”, tutte suonate alla grandissima. Consiglio: da comprare assolutamente

“Still Life”   (1982)

Gli Stones hanno resistito all’avvento del Punk e della New Wave ma si stanno trasformando da brutti, sporchi e cattivi in abili business man. La vena comincia a mostrare la corda. Dopo “Some Girls”, la loro ultima cosa veramente buona, hanno pubblicato due album francamente brutti: “Emotional Rescue” e “Tattoo You”. Tra questi album però una perla la piazzano: il singolo “Start Me Up”, non a caso un brano uscito anni e anni prima da una session e recuperato per esigenze di hit single da pubblicare.

S’imbarcano così per un tour mondiale che passa anche dalle nostre parti (Milano, Torino e Napoli) e che a sua volta incrocia la finale dei Mondiali di Calcio 1982 (chi si ricorda Mick Jagger avvolto nel nostro tricolore?). Da questo album gli Stones cominciano a pubblicare il video del concerto. Infatti qualche tempo dopo esce al cinema “Let’s Spend The Night Together” a firma Hal Ashby, che documenta proprio quel tour. In questo caso meglio il film dell’album. Il film recupera immagini dietro le quinte, ci porta al centro del palco, segue le evoluzioni di Jagger, Richards e Wood (indimenticabili le loro facce stralunate per tutta la durata dell’esibizione) e, soprattutto, offre il concerto integrale (25 brani). L’album è tristemente singolo, decisamente sciatto con una track list non all’altezza: come si fa ad includere “Twenty Flight Rock” o “Going to a go-go” ed escludere “Beast Of Burden”, “All Down The Line” o “Miss You”? Consiglio: procuratevi il film o, al limite, scaricatevi da Google Music  ”Hampton Coliseum 1981″ uscito nel 2012 per la serie “Bootleg Series”

“Flashpoint”   (1991)

Ancora colpi a vuoto. “Undercover” (1983) inascoltabile, “Dirty Work” (1986) passa inosservato, “Steel Wheels” (1989) sarà l’aria del prossimo tour annunciato come faraonico riesce a piazzare almeno due buoni brani (“Sad Sad Sad” e “Rock And A Hard Place”). Ma sembra proprio l’atmosfera generale molto pesante nel gruppo. Jagger e Richards litigano spesso o, se va bene, si ignorano. E’ difficile fare buoni dischi lavorando ognuno per conto suo in studi situati a migliaia di chilometri di distanza.

Poi si sale sul palco e tutto cambia. Il disco non è male. C’è sufficiente energia. Il cd ormai è bello diffuso e sulla sua gran capienza gli Stones piazzano 17 brani. In realtà il live ne contiene 15, o meglio 14, visto che il primo è una breve introduzione registrata sulla quale eruttano le note di “Start Me Up”. Ma gli ultimi due sono due tracce rimaste escluse da “Steel Wheels” e decisamente di altissimo livello: “Highwire”, classico prodotto Richards, e “Sex Drive”. La scaletta contiene i due successi del momento “Sad Sad Sad” e “Rock And A Hard Place” in versione smagliante, i soliti grandi classici e qualche sorpresa: “Ruby Tuesday”, “Factory Girl” e “Paint It Black” dai primi dischi, oltre a “Little Red Rooster” con Eric Clapton alla chitarra. Per la cronaca: sarà l’ultimo album dal vivo con Bill Wyman al basso. Consiglio: decisamente ascoltabile

“Stripped”   (1995)

Il disco “unplugged” è diventato di moda, e chi sono gli Stones per non cavalcarne una? Soprattutto se c’è da ricavarne qualche dollaro. Però riescono a farne qualcosa di diverso: tirano fuori un album variamente composto di brani estratti da concerti in piccole hall o club medio-piccoli, spesso utilizzando una strumentazione acustica, ma con batteria e basso sempre ben in evidenza. Insomma, mai carenti di energia. Perla dell’album “Like A Rolling Stones” di Bob Dylan, resa in versione praticamente canonica. Divertente. Il resto della scaletta comprende brani ideali per il progetto: “Wild Horses”, “I’m Free”, “Street Fighting Man”, “Not Fade Away”, “Dead Flowers”, “Angie” ed altre. Nel 2013 ne è uscita una versione con dodici brani in più, tra cui “Beast of Burden”, “Memory Hotel” e “Gimme Shelter”. Consiglio: Appassionante

 

Categorie:Live, Musica, Rock Tag:

Il Disco del Mese – Toto IV (1982)

15 Luglio 2013 Commenti chiusi

Premessa: “Toto IV” rientra in quella categoria di album che definisco “perfetti”. Forse l’avevo accantonato da qualche parte nella mia discografia a prender polvere. Poi qualche giorno fa i Toto sono venuti a Roma nell’ambito del tour celebrativo dei 35 anni di carriera. Allora ho riascoltato i primi quattro album di fila e sono veramente dei gran dischi. “IV” ha qualcosa in più.

Tra le tante questioni annose (e inutili) della Storia del Rock (ad es: sono meglio i Beatles o i Rolling Stones?) posto di rilievo occupa anche la domanda circa la vera natura dei Toto.

Gruppo “coatto” da Arena  pomposo e ridondante (e questi sono i detrattori) o  raffinati autori di brani di successo fatti per raggiungere il grande pubblico ma mai in maniera troppo facile?

In ogni caso le due fazioni sono d’accordo su un punto: è fuori discussione che si parla di strepitosi musicisti che hanno navigato per 35 anni di onorata carriera in gruppo più chissà quanti altri anni a fare i turnisti in sala d’incisione a libro paga per qualcun altro. La loro storia è conosciuta: David Paich, tastierista, e Jeff Porcaro, batterista, talentuosi session-man californiani sempre indaffarati tra Steelye Dan, Boz Scaggs, Sonny & Cher e tanti altri, decidono di metter su una loro band. Lo propongono ad altri giovani di belle speranze in giro per gli studios più importanti e così pescano David Hungate (basso) e Steve Porcaro (tastiere e fratello di Jeff – in questo caso non si spinsero troppo in la). Ma Steve era stato compagno di scuola di Steve Lukather, ottimo chitarrista. Il gruppo era fatto. Tra l’altro Paich e Lukather erano dotati di una gran bella voce. Però le loro idee musicali erano talmente arzigogolate che era necessario trovare un lead singer con una bella estensione, soprattutto sulle note alte. Bobby Kimball fa al caso loro ed il gruppo si chiude in uno studio per incidere il materiale del primo album omonimo.

“Toto” esce nel 1978 ed è subito un gran successo. Genere ondivago tra un’apertura quasi operistica e prog (“Child’s Anthem”), il Rock FM con grandi sprazzi corali (“I’ll Supply The Love”, ”Manuela Run”, “Rockmaker” e, soprattutto, il grandissimo hit di “Hold The Line”), Black Music (“Georgy Porgy” e “You Are The Flower”), la sterzata Hard (“Girl Goodbye”), la Fusion (“Takin’ It Back”) e la ballatona triste-piaciona (“Angela”). Il disco vende 2 milioni e mezzo di copie solo tra Stati Uniti (posizione più alta in classifica: 9^), Canada e Germania.

Seguono due album ancora belli e vari, ma con qualcosa in meno del primo. “Hydra” (1979) si apre con il brano omonimo, riflessi Prog con inflessioni funk ed un intermezzo hard, e tanti altri bei pezzi: “St. George and the Dragon”, “White Sister” e la gloriosa “99″. Nel complesso però riesce meno immediato del precedente ed il successo di affievolisce: meno di un milione di copie vendute e massima posizione raggiunta nelle classifiche americane la trentasettesima. “Turn Back” (1981) ritorna all’immediatezza dell’esordio, utilizzando canoni più tipicamente Rock. Gran lavoro di Steve Lukather, bei riff di chitarra (“Gift with a Golden Gun” ed “English Eyes”), grandi assoli, più grinta e belle voci (“Goodbye Eleonore”). Ma il mercato di nuovo non premia: sempre sotto il milione le vendite e posizioni lontane dalla vetta nelle charts.

Ma i sei non demordono. Sanno di essere ad un passo dal Grande Successo. Sanno di avere le carte in regola.

Gli spunti migliori dei tre album precedenti convergono in “IV” per realizzare un grande album. “Rosanna”, a firma Paich, si apre con qualche battuta di batteria, praticamente un marchio di fabbrica, un incrocio fra un ritmo funk ed un rock più marcato. Le voci sono quelle di Lukather, che canta la prima parte della strofa, e Kimball che si lancia sulle note più alte nella seconda parte. Bello il bridge suadente prima dell’attacco del ritornello. Ed infine due bellissimi assoli di tastiere (nel mezzo) ed il finale di chitarra, cui si aggiunge un superbo arrangiamento dei fiati. Singolo perfetto.

“Make Believe”, sempre a firma Paich, si apre con un riff di pianoforte che domina poi tutto il brano, sulle orme di “Hold The Line”. Steve Lukather piazza la sua stoccata con “I Won’t Hold You Back”. Fa strano ascoltare un chitarrista poliedrico ma dalle robuste influenze hard-rock metter lì una ballata delicata e romantica. Lo farà spesso anche in seguito e saranno tra le migliori composizioni del gruppo. Ma subito dopo parte “Good For You” (Kimball-Lukather), rock di maniera ma che ti entra subito in testa, soprattutto nel ritornello. Nei cori Timothy B. Schmit degli Eagles.

“It’s a Feeling”, scritta dal secondo tastierista Steve Porcaro e da lui stesso cantata, è una delle tante gemme dell’album. Cambio completo d’atmosfera, la chitarra acustica, le percussioni, le tastiere a tessere riff delicati ma evidenti soprattutto in una scrittura non banale.

A quel tempo si prendeva il vinile, si girava e si faceva ripartire il piatto. “Afraid Of Love” colpisce con il riff della chitarra per poi lanciarsi in una cavalcata dove più della strofa di maniera si fanno apprezzare il refrain ed il bridge con i loro cori e l’intreccio tra chitarre e tastiere. Il brano sfuma e pian piano sale il riff di pianoforte che apre “Lovers in the Night”, brano a firma Paich e da questi cantato. Anche qui bei cori ed uno splendido arrangiamento. “We Made It” sembrerebbe scritto da Lukather vista la presenza massiccia del riff di chitarra, invece è di Paich e Porcaro. In questo caso il brano risulta migliore nella strofa che nello scontatissimo refrain.

Ma a questo punto spazio per i due capolavori assoluti dell’album.

“Waiting For Your Love”  (Kimball-Paich) è un funk-fusion che Michael Jackson deve aver ascoltato (e amato) prima di decidere di incidere con i Toto al gran completo “Human Nature”, perla di “Thriller”.  Suoni cristallini, la stessa ritmica di “Rosanna”, basso e tastiera che suonano il riff, la voce di Kimball molto black, che sale di tono sempre più su nella seconda parte della strofa, poi un assolo molto funky della seconda tastiera.

Poi il gran finale: “Africa”!  Cinque minuti bellissimi. Percussione e tastiera per il riff, il brano sale piano piano. La voce di Paich calda ed il ritornello corale con le voci che si incrociano. Due brani diversi dai precedenti, con la chitarra e le sue sferzate decisamente in secondo piano.

L’album esplode letteralmente nelle classifiche di mezzo mondo: 4^ posizione negli Stati Uniti ed in Gran Bretagna, 1^ posizione in Australia, Canada e Olanda, 2^ in Italia e Norvegia, 3^ in Giappone. Quasi cinque milioni di copie vendute, cui si aggiungono oltre un milione di copie vendute dei due singoli principali estratti dall’album, “Africa” e Rosanna”, rispettivamente prima e seconda nella Top Ten Americana. E non solo, successivamente dall’album furono estratti altri cinque singoli. Quando si dice un buon album!

 

 

 

 

 

 

Dal Nostro Inviato… n° 2

12 Luglio 2013 Commenti chiusi

Bene, la redazione di Music On The Rock si allarga: al mio amico Paolo si aggiunge un altro buon amico, Alessandro Teodori, che raccoglie il mio invito e permette a questo “bloggino” di raccontare e documentare l’Evento di Roma in assoluto per quest’estate 2013: il concerto del Boss, Bruce Springsteen!

A te, Ale…..

 20:50 – 00:30: tre ore e mezza di musica ininterrotta suonata, cantata, ballata, vissuta da un uomo che vista l’età (63 suonati) potremmo dire essere un cyborg:  Bruce “The Boss” Springsteen.

Una mitragliata di canzoni senza soluzione di continuità nei primi  90 minuti con Mr. Weinberg a battere sui tamburi e sui piatti, a fare da collante per permettere al Boss di cambiare chitarra (che lancia al tecnico come se fosse un pallone da football americano), spugnarsi o bere ed al “One, Two, Three”  di Springsteen tutta la Band risponde con la nuova canzone.

Sembra di viaggiare su di un treno magico dove le immagini del panorama mostrano i duelli di chitarre con Little Steven e Nils Lofgren, i duetti con Jake Clemons al Sassofono, il ballo sul pianoforte bianco di Roy Bittan, il tutto amalgamato dalla voce del Capo.

Il treno rallenta e nel buio un faro illumina la tastiera di Bittan, le dita effettuano un virtuosismo ed  introducono la bellissima “NYC Serenate” eseguita con la sezione d’archi della Roma Sinfonietta e per 10 minuti ognuno dei presenti  ha sognato ad occhi aperti.

Alle 23:30 iniziano i bis – anzi inizia un altro concerto –  ”Born To Run”, “Born to USA”, “Dancing in the dark”, “Twist and shout”, “Shout”  e la  finale, solo chitarra ed armonica, “Thunder Road”.

Alle 00:30 tutti a casa con il cuore e la mente felici, sia i grandi con capelli e fisico che indicano inequivocabilmente che sono “ANTA” ed i giovani che spudoratamente  mostrano che sono “ENNI” ma tutti con le parole delle canzoni del Boss sulle labbra.

Adesso però devo fare al Boss un piccolo appunto, le scenette pseudo-reali con il pubblico potevano essere evitate. Francamente sa di falso il bimbo di 10 anni che sale sul palco e che canta con il boss, così come la richiesta di matrimonio fatta sul palco nel finale di “Dancing in the Dark”.  Forse il pubblico Americano ama questi siparietti ma ai ROMANI suscitano commenti che non vorrei riportare.

Ringraziare il Boss e la E-Street Band per la magnifica notte di mezza estate è il minimo che tutti noi dobbiamo fare.

Alessandro Teodori

Per finire, ecco la scaletta del concerto:

Spirit In The Night / My Love Will Not Let You Down / Badlands / Death To My Hometown / Roulette / Lucky Town / Summertime Blues / Stand On It / Working On The Highway / Candy’s Room / She’s The One / Brilliant Disguise / Kitty’s Back / Incident On 57th Street / Rosalita / New York City Serenade / Shackled and Drawn / Darlington County / Bobby Jean / Waitin’ On A Sunny Day / The Rising / Land Of Hope And Dreams

BIS: Born In The Usa / Born To Run / Dancing In The Dark / Tenth Avenue Freeze-Out / Twist And Shout /Shout

BIS2: Thunder Road

News 9 – Luglio 2013

5 Luglio 2013 Commenti chiusi

Affaroni…

… per il fortunato proprietario della chitarra che Bob Dylan utilizzò al Folk Festival di Newport nel 1965. Lei, una Fender Stratocaster, fu scelta quasi all’ultimo momento dal menestrello di Duluth in cambio della sua abituale acustica per un set di tre brani. Creò reazioni di tutti i tipi. Da chi si sentì tradito per il cambio di direzione intrapreso, chi capì che il Rock avrebbe dominato negli anni successivi.

Ma torniamo al fortunato proprietario attuale della chitarra. Si chiama Dawn Peterson,  risiede nel New Jersey ed ha messo in vendita l’oggetto. Ovviamente possiede l’expertise che dichiara autentica la chitarra e non solo: lo stesso Dylan pare l’abbia riconosciuta ufficialmente. Infine, last but not least, nel fodero della chitarra furono rinvenuti degli appunti autografi contenenti alcuni versi poi utilizzati nelle registrazioni di “Blonde On Blonde” (su “Just Like a Woman” ed altre).

Valutazione? Solo per gli appunti si parla di 50.000 dollari. Dieci volte tanto per la chitarra: 500.000 dollari!!! Auguri

Belle & Sebastian

Tra le uscite annunciate, è in arrivo una compilation di B-sides, rarità e re-mix comprese nel periodo 2003-2010, praticamente tra “Dear Catastrophe Waitress” e “Write About Love”. Titolo dell’album “The Third Eye Centre” e sarà in vendita dal 27 agosto.

Samuele Bersani: nuovo disco in arrivo!

Su Facebook l’Artista riminese da l’annuncio ufficiale dell’uscita del nuovo album, a quattro anni da “Manifesto Abusivo” e a quasi due dalla compilation “Psyco” contenente due brani nuovi (“Un Pallone”, presentata a Sanremo, e la title-track). Lo fa con due post. Nel primo, datato 26 giugno, commentando una sua foto dice: “la foto più recente (e più decente) di uno che ha quasi finito un disco che non vede l’ora di farvi ascoltare”. Nel secondo, pubblicato ieri pomeriggio, l’annuncio ufficiale: “Ora è ufficiale anche per me, il disco nuovo uscirà il 10 settembre. Questa volta ho fatto le capriole, i salti mortali e anche di più. Nei prossimi giorni vi svelerò il titolo. Un abbraccio forte a tutti. Samuele”.

Help! in Blu-ray

E’ da poco nei negozi l’edizione restaurata ed editata in Blu-ray di “Help!”, il secondo film di Richard Lester con The Beatles protagonisti. Personalmente l’ho sempre trovato molto divertente nella prima mezz’ora, poi inguardabile nei successivi sessanta minuti. Un pasticciaccio di parodia di James Bond, film esotico, insulsa commediola. Ma la prima mezz’ora è molto divertente. E le canzoni sono fantastiche. E loro sono fantastici, il solito mix di simpatia e carisma unico. Non credo però che il Blu-ray possa rivitalizzarlo più di tanto. Perciò va comprato solo se  siete collezionisti e non potete fare assolutamente a meno dei contenuti speciali rappresentati dal “making of…”, comprensivo di rari fotogrammi “dietro le quinte”. Altrimenti procuratevi un vhs, un dvx, insomma quello che volete.

Altre Novità

Ancora in settembre sono previste altre novità: il 9 uscirà il nuovo album degli Arcade Fire a tre anni dal precedente e pluripremiato “the Suburbs”. In rete si può già vedere il video del nuovo singolo intitolato “Crucified Again”. Ancora un giorno, il 10, e sarà nei negozi e su Itunes il nuovo album, il quinto, degli Arctic Monkeys dal titolo “AM”. Anche per i ragazzi di Sheffield il video del nuovo singolo “Do I Wanna Know” è in rete. All’album hanno collaborato Josh Homme dei Queens of the Stone Age (produttore del precedente album del quartetto) e Pete Thomas degli Attractions di Elvis Costello.

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