Archivio

Archivio Aprile 2014

New York – pt. 1

28 Aprile 2014 Commenti chiusi

C’è un brutto palazzo. Molto brutto. Affaccia da un lato su Central Park, sul lato ovest. L’ingresso è sulla 72^.

Lui è alla finestra. Guarda giù il parco. Senza gli occhialetti tondi gli sembra un’unica distesa verde. Non ha ancora nevicato, ma è dicembre e presto accadrà. Ancora quel fatto di liberarsi degli occhiali, vecchio vizio. Nessuno lo sa, gli serve per vincere paure ed ossessioni, e per farsene di nuove.

Pensa. C’è la Musica, tornata in scena nei suoi pensieri da poco. Un fluire inaspettato dopo anni di nulla. Un disco uscito da poco e poco atteso. E poi quelle altre canzoni pronte, registrate o da registrare.

Poi c’è Lei. Si aggira per la casa, preparandosi per uscire.

“Potrei tornare a far concerti”. Lo dice tra se e se, ma poi qualcosa affiora dalle labbra. Lei lo sa, lo ha sempre saputo. Genio al lavoro, non disturbarlo. “Perché dovresti?”. La sua fragilità non è in discussione. E’ il suo essersi allontanato così d’improvviso ed in maniera talmente definitiva da quel mondo che non le fa ritenere il progetto fattibile. Non ne vuole sapere nulla. Prendi Mick. E’ venuto ad abitare a due isolati di distanza, ha provato a telefonargli, a contattarlo, ma nulla da fare.

E quella sera che venne Paul? Parlarono per tre-quattro ore, non vennero a capo di nulla. Morta lì.

“Paul si da un sacco da fare, incide, fa concerti, gira il mondo. Potrei tentare di rimettermi in pista anch’io. Il materiale nuovo c’è, è anche buono, è diretto, è già arrangiato per un concerto”. “Paul lo fa per i soldi, è sempre stato una..” “Piantala, sai che non è così. E’ che a lui è sempre piaciuto farlo”.

E’ ora di uscire.

Il portiere in cappottone e cappello con la visiera li saluta. Arrivano i soliti indomiti dell’autografo. C’è un ragazzone paffuto con dei grossi occhiali. “Mister Lennon, un autografo, magari una dedica”. Gli porge così una copia dell’album “Double Fantasy”. “Qual’è il tuo nome?” “Scriva: a Holden Coulfield….”.

Holden Coulfield, quello de “Il Giovane Holden”, quello che si preoccupava di dove finissero le anatre di Central Park quando il lago gelava. Lui è Mark David Chapman. In quel momento ha venticinque anni. E’ un cretino. Un tizio che è arrivato a farsi cacciare anche dalla congregazione religiosa per la quale vendeva le Bibbie per strada. E’ un cretino ed ha deciso di diventare famoso nel modo più sbagliato possibile. Uccidere la sua icona, quella che aveva guidato la sua vita fino a quel momento tanto da portarlo a sposare una tipa giapponese pur di avere qualcosa in comune con lui.

Lo aspetta. Aspetta quattro ore. John le passa in studio a registrare ed a limare quel materiale per il quale la scintilla si era riaccesa. A cullare qualche idea magari strepitosa. Qualcosa di importante.

E’ un brutto palazzo. Orrendo. Ma è un condominio “esclusivo”. John scende dalla macchina. Sono le 22.51. Lui si avvicina senza esitare. Lo chiama e fa partire cinque colpi. Quattro a segno, neanche una buona percentuale considerata la breve distanza.

John è da una parte, Mark poggia la pistola, estrae una copia de “Il Giovane Holden” e riprende tranquillamente a leggere. Il disco autografato li vicino, un pezzo di storia. “Ma che hai fatto” gli urla il portiere. “Ho sparato a John Lennon” gli risponde, mentre arriva una volante avvisata che qualcuno era stato ferito per strada.

E lì finisce. Niente più musica, niente più idee, niente più sogni, nulla più da immaginare……

Imagine there’s no heaven
It’s easy if you try
No hell below us
Above us only sky
Imagine all the people living for today

Imagine there’s no countries
It isn’t hard to do
Nothing to kill or die for
And no religion too
Imagine all the people living life in peace

You, you may say
I’m a dreamer, but I’m not the only one
I hope some day you’ll join us
And the world will be as one

Imagine no possessions
I wonder if you can
No need for greed or hunger
A brotherhood of man
Imagine all the people sharing all the world

Solo “Strawberry Fields”, il giardino ricavato dal parco proprio li davanti, con il suo semplice mosaico con il simbolo della pace e la scritta “Imagine”. E sopra tanti fiori e candele, continuamente rinnovati dai fan che lo visitano. E poi, intorno, gente che suona. Di tutto, di più. Là una chitarra che accenna (bene) “Norwegian Wood” e (malissimo) “Imagine”, un tipo con una percussione, due ragazzi arrivano con una tastiera ed una chitarra, un matto con una cuffia in testa balla una musica che sente solo lui.

Sull’altro lato un tizio realizza una composizione con una chitarra acustica piena di fiori, una chitarra elettrica, un paio di immagini elaborate dal mosaico, una cravatta, John raffigurato sulla copertina di “Rock’n'Roll” (una vecchia foto di fine anni cinquanta) ed un improbabile scudetto del Liverpool F.C. con su scritto “This Is Anfield”. Davanti un vaso contenente una grande candela contornata di fragole.

Vicino all’entrata un ragazzo con un cartello davanti: “Una barzelletta = un dollaro, tutte barzellette inventate da me, ti rendo i soldi se non ti faccio ridere”, che immagino sia un modo quantomeno ottimista per guadagnarsi qualche soldo.

Luoghi Storici

14 Aprile 2014 1 commento

Roma è città storica per antonomasia. E’ tutta un monumento. Dalla Roma antica ai rimasugli dell’Impero, per non parlare delle Cupole e dei Cupoloni vari. Ma è piena di storico “moderno”. Indiscutibilmente. L’Eur? La Sala Nervi? L’Auditorium, Cinecittà, ecc. ecc. Ok, alcune cose belle, altre discrete, parecchie orribili.

Tutto ciò per introdurre (certe volte gli “incipit” sono complicati e si cade, o meglio si precipita, nello scontato) la novità della settimana. I mitici Beastie Beat cambiano casa. Nell’attesa che sia pronto il “Beastie Beat Studio”, ci siamo trasferiti per le prove, causa chiusura del “Panic”, che ci ospitava ormai da quattro-cinque anni. Messaggio secco dal nostro chitarrista, incaricato di trovare una nuova sala: “Lunedì sera ore 22.00 ai Trafalgar Studios. Puntuali alle 21.55, mi raccomando”. Trafalgar, Trafalgar….. questo nome non mi è nuovo. Essendo di una generazione leggermente precedente all’avvento dei pc la prima verifica non l’ho fatto subito su Google.

Sono andato allo scaffale dei miei vecchi vinili (l’ho detto, sono di una generazione leggermente precedente anche ai cd) e sono andato un po’ avanti e indietro lungo la fila non troppo corposa. Alla “V” ho trovato Antonello Venditti, “Sotto il Segno dei Pesci”, l’ho aperto ed ho trovato la nota: “Inciso a Roma, ai Trafalgar Studios…..”. Eccolo. A questo punto si, sono andato su Internet. Google, Trafalgar Studios e voilà, sono entrato nel sito di questi storici studi romani. Caspita, non può averci inciso solo Venditti. Facile, all’interno del sito esiste una bellissima area “Archivio”. E li è venuto fuori di tutto. Tra la prima metà dei settanta e nei successivi anni sono stati gli studi di riferimento per una montagna di artisti. Qualche nome e qualche titolo? Venditi, oltre a “Sotto il Segno…” ha inciso in questi studi anche tutti i successivi album fino a “In Questo Mondo di Ladri” (passando perciò da “Buona Domenica” a “Cuore” a “Venditti e Segreti”, ecc).

Pino Daniele ha inciso “Nero A Metà”, Alan Sorrenti “Figli delle Stelle”, i Goblin le colonne sonore dei principali film di Dario Argento, così come Keith Emerson per “Inferno”. E poi il Banco per “…di Terra”, e ancora Ennio Morricone per le colonne sonore di Verdone, ed il Jazz con Gil Evans, Maurizio Giammarco ed altri. E ancora tanti altri, da Edoardo De Angelis agli Stradaperta (il gruppo di Antonello Venditti di quegli anni), Toni Esposito (tra l’altro in un disco a me sconosciuto insieme ai Ladri di Biciclette probabilmente del dopo-Belli), Nada Malanima e Renzo Arbore. Tra i più recenti Mario Biondi. E allora tutti li, un paio di lunedì fa. Io, non lo nascondo, un tantino emozionato. Finalmente uno studio dove non si devono fare scale per scendere nelle cantine di qualche palazzo romano. Per terra parquet laccato. Tutto pulito. I corridoi sono pieni di veri e propri cimeli, alcuni dei quali riportati nelle foto qui di fianco. Vecchi registratori a nastro, mixer decisamente antiquati ed altre meraviglie “vintage” adornano i corridoi di questo posto favoloso. E poi non poteva mancare un tour negli studi e nelle regie. Si, proprio le regie vere, con i banchi mixer infiniti, computer e quant’altro. Fa un certo effetto lo studio principale, così grande da poter contenere un’orchestra.

Non mancano poi le foto di artisti e musicisti tra cui spicca questa da me “copiata” con il cellulare (spero non si arrabbi nessuno): Vittorio Nocenzi del Banco dirige l’orchestra durante l’incisione di “…di Terra”. Fantastico! Per carità, la musica dei Beastie non cambia anche se suonata all’interno di questa piccola meraviglia: il nostro classico rock’n'roll molto sixtyes suonato con grande energia. Però ti sembra che tutto giri meglio. Sarà solo suggestione?

Evento!!!

9 Aprile 2014 2 commenti

Non c’è paragone tra partecipare ad un grande evento live in uno stadio o (peggio, ma molto peggio) in un luogo assolutamente non adatto come il Circo Massimo a Roma, ed andare ad ascoltare un concerto magari acustico (o quasi) in un bel teatro dalle comode poltrone e con un’acustica di ottimo livello.

Nel primo caso ci si mischia ad una moltitudine di gente (per carità, in questo non ci sarebbe nulla di strano)  che spesso dimentica il concetto di rispetto per il prossimo. Avete presente quando le dieci file davanti a voi si alzano perché irrimediabilmente portate a ballare o quando il tizio, già grosso di suo e che vi obbliga a guardare il palco mezzo a destra e mezzo a sinistra delle sue spalle, decide di caricarsi sulle spalle la fidanzata, restringendo ulteriormente la visuale. Per non parlare del fatto che l’acustica spesso è roboante ma indistinta (il basso? boh, ma la cassa della batteria la senti nello stomaco) e che per vedere qualcosa devi sperare in un maxischermo, che grosso modo equivale a vederlo in televisione con, a peggiorare il tutto, il ritardo del satellite per cui il labiale non corrisponde a quello che esce dalle casse creando un fastidiosissimo “effetto playback”.

Sarà un problema di età?

A teatro è tutto diverso. Ci si siede comodamente, ognuno al suo posto numerato, e se hai scelto la prima fila nessuno ti disturba, ma anche in piccionaia si vede e, soprattutto, si sente benissimo. E spesso, ricordo i concerti di De André al Teatro Olimpico o al Brancaccio di (ormai) parecchi anni fa, il suono è meraviglioso. Si coglie il nylon delle corde della chitarra, il basso non è un martello che ti picchia in testa e la voce esce naturale e sincera.

Il teatro, per dimensioni e resa, è il luogo ideale per ascoltare un bel concerto. Soprattutto per capire ed apprezzare a pieno anche le parole. Per pensare, in definitiva. Avete presente un Gianmaria Testa? O anche un Cristiano De André.

Ecco. C’è un posto dove mi piacerebbe infinitamente trovarmi sabato prossimo 12 aprile, alle ore 21. E’ un piccolo teatro, il “Guardassoni” di Bologna. Si trova all’interno del Collegio San Luigi, in Via D’Azeglio 55 ed è di per sé un’opera d’arte. Risale al 1879, mentre il collegio è datato fine 1500. Già questo vale la visita.

Al suo interno, come in uno scrigno, suoneranno i Méséglise, gruppo a me particolarmente caro di questi tempi. “Serata di canzoni e chiacchiere”, riportano nella pagina facebook dedicata all’evento:

https://www.facebook.com/events/1431773040401295/?ref_dashboard_filter=upcoming

In un contesto del genere sono assolutamente imperdibili. Le loro atmosfere particolari, l’intensità dei versi, la capacità di arrangiare un brano con semplicità ma al tempo stesso con profondità, con spessore, la sensazione (o meglio, la certezza) di non sprecare e di non buttar via né una parola né una nota, varrebbero il viaggio da Roma. Inoltre la serata non sarà incentrata solo sui brani di “L’Assenza”, l’album attualmente in circolazione, ma qualche sorpresona dalle più o meno recenti esperienze musicali dei quattro componenti del gruppo rappresenterà un’ulteriore succosa ciliegina sulla torta.

Per chi si dovesse perdere il concerto di Bologna, Mésèglise replicano il 18 aprile alle ore 18 a Pistoia, all’”Atelier Arte Sonora (Via Dalmazia 356), in chiave assolutamente acustica e con l’aggiunta di una nuova violinista.

 

Locations of visitors to this page