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Archivio Marzo 2015

Un Pugno Che Non Fa Male

30 Marzo 2015 Commenti chiusi

Ho già chiacchierato di “Inside Llewyn Davis”, l’ultimo film (è ancora l’ultimo? direi di si) dei Fratelli Coen. Il più bel film in cui non succede nulla, o quasi, che abbia mai visto. In realtà rappresenta due cose insieme: è uno spaccato fedele della vita del Greenwich Village all’inizio degli anni Sessanta, tra locali fumosi e cantautori intensi e la piccola grande lotta per sopravvivere (non dico per avere successo, proprio per sopravvivere) facendo il mestiere del musicista, dall’altro la cronaca di una sconfitta annunciata. Llewyn non può andare oltre. E’ rigoroso, è onesto, vive sulla propria pelle tutto quello che canta, ma non può andare oltre. “Direi che non c’è da fare molti soldi da questa roba” gli dice senza mezzi termini un’impresario di un certo spessore dopo averlo ascoltato. E l’ultima scena, quella nella quale uscendo dal Gaslight Cafè ascolta le prime note suonate e cantate da un giovane Bob Dylan appena sedutosi sul palco e con il locale pieno, mentre lui esce e si fa prendere a pugni per strada da un tizio pronto a vendicare la moglie appena offesa da Llewyn stesso, è l’esatta metafora di quello che il film racconta.

E molto interessante è anche “Manhattan Folk Story – Il Racconto della Mia Vita”, di Dave Van Ronk con Elijah Wald, da cui il film è stato tratto. Infatti, perché Llewyn altri non è che Dave Van Ronk, cantautore americano che fece parlare di se durante gli anni Sessanta, senza neanche lambire lontanamente il successo di Dylan. Si, una certa popolarità riuscì a raggiungerla, non a caso venne soprannominato “Il Sindaco di MacDougal Street”, strada del Village a New York attorno alla quale si mosse tutto il movimento neo-folk durante gli anni Sessanta e che in lui vedeva una sorta di Mito, ma al grande pubblico non arrivò praticamente mai. Nel 1964 incise una versione di “The House of the Rising Sun”, tradizionale americano, che fu ripresa identica nell’arrangiamento sia da Bob Dylan stesso che dagli Animals che ne fecero una grande hit di successo. Tanto per dire.

E poi, la colonna sonora del film. Molto molto bella. Come molto bello è il concerto che celebra film e colonna sonora e che a sua volta è stato ripreso e pubblicato in un bellissimo cd doppio. Ma ne parleremo meglio in altra occasione.

Mi vorrei invece concentrare su un gruppo che ho scoperto proprio all’interno della colonna sonora. Loro vengono da Brooklyn, New York, non a caso come Dave Van Ronk. Si chiamano Punch Brothers, sono in cinque e sono praticamente una band di bluegrass. Suonano strumenti bluegrass: mandolino, fiddle, banjo, contrabbasso, percussioni e chitarra. E cantano, tutti.

Hanno inciso finora, dal 2008, quattro album: “Punch” (2008), “Antifogmatic” (2010), “Who’s Feeling Young Now?” (2012) e l’ultimo “The Phosphorescent Blues”, rilasciato neanche due mesi fa. Attraverso il bluegrass rileggono la tradizione americana ma non solo. Vanno ben oltre. Si definiscono una “piccola orchestra country-classica da camera” e la loro musica è decisamente molto pensata. Ascoltando alcuni loro brani si rimane stupiti. Possono essere definiti tranquillamente “progressive bluegrass”: nel loro primo album c’è un brano, “The Blind Leaving The Blind”, diviso in quattro movimenti per oltre quaranta minuti di musica.

E nell’ultimo, a mio parere il migliore ed il più maturo per il grande salto verso il successo (vero), spaziano tra tutti i generi senza mollare un secondo i loro strumenti tradizionali. Attenzione, non fanno una parodia dei generi, come fanno gli Hayseed Dixie sostituendo il lro banjo alla chitarra elettrica distorta delle rock band dure. Suonano musica vera, sentita, amata, vissuta.

Anche “The Phosphorescent Blues” si apre con un brano dall’incedere prog (“Familiarity”), dieci minuti tra scale veloci di mandolino e chitarra che si incrociano, poi improvvisamente tutto si sospende su di una nota sospesa di contrabbasso. Una melodia sempre tesa per tutto il brano, mai scontata, affascinante. Poi “Julep”, semplice e dolce ballata che cresce pian piano con tutti gli strumenti che si uniscono con gusto. Poi è la volta del classico con “Passepied” da Debussy, strumentale che va ascoltata e basta. “I Blew It Off” si apre con un arpeggio di archi per evolversi in un pop ancora di gran classe, con bellissimi cori. Un brano che non sfigurerebbe nel canzoniere di Crosby o di Stills o di Nash, o di tutti e tre insieme se preferite.

“Magnet” è un brano rock a tutti gli effetti, solo che il riff alla Jimmy Page non lo suona la chitarra elettrica ma il mandolino. Qualcuno ci vede qualcosa di strano? Troppo divertente. Rilassante. “My Oh My” è, a mio parere, il vero capolavoro dell’album. E’ un blues che nel ritornello diventa si vena di gospel. Voci splendide. Cambio d’atmosfera fantastico, arrangiamento da campioni. “Boll Weevil” è country classico, con “Prelude” da Scriabin, si torna alla classica per una manciata di secondi, quasi un’introduzione alla bellissima “Forgotten”, ancora in territorio cantautore di razza (più Nash di “Lady of the Island” stavolta). A chiudere “Between The First And A” che sta ai Punch Brothers come “Harlequin” stava ai Genesis di “Nursery Crime”, anche se poi si evolve in una sorta di pop di classe alla Steely Dan, e “Little Lights”, brano che ritorna alla ballata country struggente di grande suggestione.

Per concludere, un album per cui non si riesce a fare a meno di riavviare il lettore una volta completata la tracklist.

Poi, siccome sapete che a me piace curiosare nelle classifiche, ho trovato un’ulteriore curiosità interessante sui Punch Brothers: i loro album riescono ad entrare in tutte le classifiche americane: inutile dire che raggiungono la prima posizione nella classifica “Bluegrass” ed entrano nella Top 10 di quella “Country” (in particolare “Phosphorescent” è salito fino alla posizione n° 4 e “Antifogmatic” fino alla seconda piazza). Ma da “Antifogmatic” sono entrati tutti nella Top 50 della classifica “Rock” (sempre “Phosphorescent” è salito fino alla nona posizione) e, last but not least, nella Top 200 di Billboard in posizioni via via sempre più alte ad ogni album (128, 76 e 37).

Concerti!!!

27 Marzo 2015 Commenti chiusi

Diciamo la verità: uno sfizio ogni tanto bisogna levarselo…..

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In uscita…

20 Marzo 2015 Commenti chiusi

Joe Bonamassa:   “Muddy Wolf At Red Rocks”   (dal 23 marzo 2015)

Torna il chitarrista blues più infaticabile del momento. Tantissime le esperienze se si guarda solo agli ultimissimi anni, dai live con Beth Hart ai Black Country Communion (il supergruppo con Jason Bonham, Glenn Hughes e Derek Sherinian) con cui ha prodotto ben tre album, oltre a tutto il suo materiale. Inoltre Joe Bonamassa è molto generoso con i suoi fan per quanto riguarda la documentazione dei suoi concerti. Così dopo il voluminoso “Tour De Force”, ben 4 cd doppi contenenti quattro concerti “a soggetto” fatti dal nostro in quattro teatri diversi di Londra più o meno negli stessi giorni durante il 2013, esce questo doppio cd registrato al Red Rocks Amphiteatre di Morrison, in Colorado. Avete presente il Red Rocks? Ha un fascino pazzesco. Si tratta di un anfiteatro naturale, incassato tra due monti, dall’acustica fantastica. Ci sono passati in tanti e molti hanno inciso dei dischi dal vivo splendidi (U2, Dave Matthews, Phish, Stevie Nicks, Moody Blues, Neil Young, Depeche Mode e tanti altri tra cui, da ultimi Mumford & Sons). Molti sono stati registrati anche in DVD, proprio perché spesso l’illuminazione del palco viene arricchita da torce che conferiscono ulteriore spessore all’aspetto visuale delle performance. Ma non per questo la musica passa in secondo piano. E’ solo che l’atmosfera è particolare. E’ tutto più epico ed intenso. Se poi a tutto questo aggiungiamo l’abilità del chitarrista americano, il risultato non potrà che essere grandioso. Da ultimo, ma non meno importante, il cd doppio avrà un prezzo decisamente abbordabile (sui 15 euro su Amazon).

Van Morrison:   “Duets: Re-Working The Catalogue”   (dal 24 marzo 2015)

Attenzione: forte rischio. Sapete che non sono un fan di questi prodotti. Ma….c’è un Ma. Innanzitutto Van The Man gode di un’immensa apertura di credito per quanto mi riguarda. Troppo onesto e fedele a se stesso in tutti questi anni per buttarsi su di un progetto inutile. Poi la scelta delle canzoni non banale: niente “Gloria”, no “Brown Eyed Girl”, “Caravan” o “Wild Night”. Per finire, la scelta dei partner: non mi sembra di ravvisare il solito carrozzone che si riunisce in queste circostante. Certo, c’è Michael Bublè che comunque ha una voce da “tanto di cappello”. Però ci sono Taj Mahal, Mark Knopfler, Joss Stone, Steve Winwood, Mick Hucknall, Natalie Cole, George Benson,  Bobby Womack e Mavis Staples. Insomma, un black&white che più black e soul non potrebbe essere. Lo aspetto con una certa impazienza.

Yes:   “Progeny: Seven Shows From Seventy-Two “   (data da definire)

Qui li aspettavo. Devo dire la verità: quando ho letto della prossima uscita di questo cofanetto ho avuto un tuffo al cuore. Sette concerti dal 1972!!!! Poi sono andato ad approfondire l’argomento. Ed ho capito di aver equivocato, nel mio pessimo inglese, l’uso del “from”. Io avevo interpretato come “7 concerti dal 1972″ come “dal 1972 in poi”. E questo sarebbe stato favoloso, anche perché il gruppo inglese nel suo periodo d’oro ha prodotto solo il meraviglioso “Yessongs” (1973) ed il successivo e non meno bello “Yesshows” (1980), anche se documento di un periodo già meno creativo. Per il resto, soprattutto negli ultimi anni, materiale piuttosto debole proveniente da reunion varie. Ho pensato: che bello, un concerto del tour di “Going For The One” o addirittura di “Drama” (a tutt’oggi non ho una versione ascoltabile di “Does It Really Happen” dal vivo). Invece il “from” indica proprio “provenienti dal 1972″ E BASTA!!! Si, avete capito bene. Si tratta di sette concerti dello stesso tour da cui è stato tratto “Yessongs”, incisi tra il 31 ottobre ed il 20 novembre di quell’anno (Toronto, Ottawa, Durham, Greensboro, Athens, Knoxville e Uniondale). E tutti con la stessa scaletta. Incredibile. La ratio del progetto pare sia lo scarso gradimento da parte del gruppo della resa sonora (a dir la verità effettivamente leggermente “attufata” come diremmo a Roma) di “Yessongs”. E lo dicono oggi? E allora qual è la grande idea? Fare uscire un cofanetto con ben sette (non uno, non due….) concerti rimasterizzati dallo stesso tour. Non ho parole. Il prezzo è competitvo (meno di 50 dollari) ma non ha alcun senso comprarlo. Nessuno.

Rock Italiano:   Ligabue:   “Giro del Mondo”   (dal 14 aprile 2015),      Negrita: “9″   (dal 24 marzo 2015)   Modena City Ramblers: “Tracce Clandestine”   (dal 24 marzo 2015)

Lo so, non saranno le novità più clamorose, però a me Liga continua a piacermi, fermo restando che un album come “Buon Compleanno Elvis” non gli riesce più  ma non fa niente, ed i Negrita altrettanto. L’album dal vivo di Ligabue è in due versioni (doppio e triplo cd) con una versione “deluxe” con triplo cd e doppio dvd (sui 40 euro). I miei mitici MCR invece pubblicano un album di canzoni finora eseguite solo dal vivo e mai prodotte, come dicono loro, “in bella copia”. Tra queste spiccano due cover di lusso: “The Ghost of Tom Joad” di Springsteen e “Rock The Casbah” dei Clash.

Mumford & Sons:   “Wilder Mind”   (dal 4 maggio 2015)

Ve lo devo dire? Non credo serva più. E’ il mio gruppo preferito in assoluto dal 1° gennaio 2009, data di uscita di “Sigh No More”, primo loro album. Poi nel 2012 “Babel”, ancora più bello. Ed ora, 2015, arriva (ci vuole molto ancora, però) “Wilder Mind”. Non ne so nulla ma lo comprerò a scatola chiusa, senza ombra di dubbio. Il percorso dei quattro è stato finora perfetto. Soprattutto il cantante Marcus Mumford, a latere del progetto “Sons”, è stato avvistato in tutti i progetti acustici e neo-folk che contano: dalle “Flowerpot Sessions” a “The New Basement Tapes” (vedi “Benvenuti in Cantina” – settembre 2014) alla colonna sonora di “Inside Llewyn Davis” dei fratelli Coen (ascoltate per favore “Fare Thee Well”, seconda traccia dell’album: semplicemente da brividi) al concerto celebrativo di quella colonna sonora e del film. L’unica cosa che so è che la versione deluxe conterrà 16 brani, di cui tre dal vivo.

Méséglise:   “Stranamente Sereno”   (ultimo trimestre 2015?)

Tempo fa, presentando il primo album dei Méséglise (“L’Assenza” – vedi “New Records pt1″ novembre 2013) raccontavo che si trattava sostanzialmente di un side-project di Paolo Nannetti, al di fuori del gruppo di origine (Sithonia). Invece devo decisamente correggermi. Non si tratta affatto di un side-project. Méséglise è Paolo Nannetti oggi, con tutto il suo bagaglio di sensazioni ed esperienze e voglia di comunicare al di là di tutto. E si tratta di vero e proprio gruppo, oggi allargato a cinque persone tutte assolutamente sulla stessa lunghezza d’onda, come i veri gruppi devono essere. Il disco si intitolerà “Stranamente sereno” , ci saranno 11 canzoni (se non decideranno altrimenti all’ultimo momento) comprese uno strumentale e tre canzoni già comparse in dischi dei Sithonia, con nuovi arrangiamenti “Méséglise”, chiaramente. Il materiale è già stato provato in buona parte e  le registrazioni dovrebbero iniziare in settembre. L’etichetta sarà sempre Lizard Records.

Tito Schipa Jr:   “Orfeo 9″   (18 aprile 2015)

Last but not least….arriva a giorni il mega triplo dvd curato da Ermanno Manzetti dedicato alla meravigliosa opera di Tito Schipa Jr. Il cofanetto, per tutti gli appassionati, risulta assolutamente imperdibile. Conterrà infatti, oltre all’edizione restaurata del film, ben otto ore di contenuti speciali, tra cui la ricostruzione integrale dell’opera presentata al Teatro Sistina nel gennaio del 1970 in quell’unica gloriosa settimana di repliche (già questo vale la spesa!!!). E poi documentari inediti sul “making of…”, sulle location del film, un bel libretto di 48 pagine e ancora tanto altro. Prezzo favoloso: 33 euro.

PS: purtroppo il bilancio aziendale, con tutto i problemi che comporta, mi ha impedito di scrivere questo post in tempo per anticipare l’uscita di “Pop Jazz and Love” di Sergio Caputo, e “Come i Carnevali” di Bobo Rondelli, entrambi nei negozi da qualche giorno. Ne riparleremo tra le recensioni. Sicuramente!

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