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Archivio Novembre 2015

Da Comprare…

30 Novembre 2015 2 commenti

Volete un buon consiglio per gli acquisti?

E’ uscito da poco un ottimo disco. S’intitola “Radio Duets Musica Libera”. L’album porta la firma di Luca Barbarossa, protagonista in tutti i brani, ed ha una serie di punti a suo favore.

Luca Barbarossa è in giro da parecchio, più o meno dagli inizi degli anni Ottanta. Cantautore senza troppi grilli per la testa, decisamente antidivo, anche nei momenti di maggiore popolarità. In anni recenti, forse a corto di idee, piuttosto che buttarsi su inutili reality (vedi Baccini), ha trovato la sua giusta dimensione nel programma radiofonico  ”Radio2 Social Club” che conduce ormai da qualche anno. Trasmissione nella quale domina la musica dal vivo.

“Radio Duets” si compone di quindici duetti incisi con altrettanti artisti ospitati nel corso del tempo. Ora, lo sapete, non sono un fan di questo genere di “rimpatriate”, ma in questo caso, ripeto, l’album ha una serie di punti a suo favore.

Innanzitutto il contenuto: tra i quindici duetti ci sono cose che vanno dal “molto buono” allo “splendido”, fatta eccezione forse per la sola Malika Ayane impegnata in una “La Prima Cosa Bella” penalizzata da un arrangiamento piuttosto debole e, a mio parere, con qualche accordo di troppo.

C’è il piacere e l’emozione di riascoltare Lucio Dalla in una grintosissima “Vita” ed il Califfo che con un filo di voce esegue “Un’Estate Fa” (ebbene si, anche il Califfo ha scritto qualche bella canzone) concludendo l’esibizione con un romanissimo “Eddaje!!!”.

Francesco De Gregori con “Solo Un Gigolò” fa Francesco De Gregori: ovvero, la canzone non è un granché, ma come inizia a cantare ed a suonare l’armonica diventa una cosa unica. Ed anche qui aleggia il ricordo di Lucio Dalla, ancora presente in spirito in due altre brillanti esecuzioni: Luca e Giuliano Sangiorgi dei Negramaro (non il mio cantante/gruppo preferito) sono perfetti in “Felicità”, mentre Ron esegue “Una Città Per Cantare” fedelissima all’originale.

Ancora due meraviglie con Edoardo Bennato (“Venderò”, altro classico) e Fiorella Mannoia che canta con intensità “Luce” scritta proprio da Barbarossa. Poi c’è la spassosa “Una Storia Disonesta” che si avvale della partecipazione di Alex Britti e Alessandro Mannarino (forse l’erede migliore di Stefano Rosso), mentre il duetto con Gianni Morandi per “Occhi Di Ragazza” riesce molto divertente per l’immediatezza dei due, con Barbarossa che riesce, con un discreto successo, ad imitare la voce del suo capitano nella Nazionale Cantanti.

Altro picco dell’album è rappresentato dal duetto con Mario Biondi (che, sempre personalmente, non sopporto) per “Prendila Così”: il brano di Lucio Battisti è talmente grandioso e le interpretazioni e l’arrangiamento talmente perfetti da rendere il tutto estremamente gradevole.

Ancora la penna di Barbarossa per “Fine di un Amore” sulla quale crea un canale di trasmissione diretto verso l’Emozione la tromba di Fabrizio Bosso. Infine altri due brani da applausi: “Il Disertore” di Boris Vian (una splendida dichiarazione di pacifismo ad ogni costo) eseguito insieme a Simone Cristicchi e “Ho Visto Anche Degli Zingari Felici” insieme a Luca Carboni. In quest’ultimo caso il giudizio è a meta: 10 per la decisione di proporre una canzone di Claudio Lolli al di fuori di ogni schema e che immagino sia stata trasmessa un numero più o meno simile alle dita di una mano sulla radio nazionale, 5 per la scelta di usare la versione “popparola” nonché tronca di Luca Carboni.

Insomma, sto parlando di un album ricco di contenuti.

Altro punto a favore è la qualità dell’incisione. E qui il plauso va ai tecnici di Radio RAI, da sempre all’avanguardia proprio per le qualità “audio” delle proposte diffuse. Avete presente la RAI TV? Ecco, la radio è tutta un’altra storia. La dove la TV si piega alla politica ed ai più biechi interessi di bottega o di auditel, la radio fa della qualità il suo fiore all’occhiello. Evidentemente gli ascolti più bassi proprio del mezzo “radio”ed il minor interesse pubblicitario hanno permesso una maggiore libertà sui contenuti che hanno portato a realizzare programmi di intrattenimento degni di questo nome, da “610″ a “Caterpillar, dal “Ruggito del Coniglio” a “Radio2 Social Club”, senza dimenticare gli anni favolosi di Fiorello-Baldini.

 Infine, last but not least, l’intero incasso dalle vendite dell’album verrà devoluto a “LIBERA”, l’associazione di don Luigi Ciotti nata nel 1995 con l’intento di sollecitare la società civile nella lotta alle mafie e promuovere legalità e giustizia. Perciò acquistando il disco (13,44 euro per il cd, ma anche 10,99 euro per la sola versione mp3) si potrà dare un contributo solido e reale. Ottimo anche come regalo natalizio, direi.

 

Ottimo Acquisto

21 Novembre 2015 Nessun commento

Il “box” è il “box”, niente da dire. Lo sapete. Ci sono iniziative veramente lodevoli, come la riproposizione d’intere discografie “d’Autore” in un unico pratico contenitore con la riproduzione fedele del package originario del vinile. Joni Mitchell, John Mayer, Hot Tuna, Jefferson Airplane, Cars, Yes, Chicago, Billy Bragg ed altri. Comincio ad averne parecchi.

Ulteriore vantaggio è che normalmente il prezzo è decisamente abbordabile. Si parla di 3/4 euro a disco, difficilmente di più. Giustamente, si tratta di riedizione di vecchio materiale, non molto di più.

Qualche volta si esagera, in un senso e nell’altro. I due opposti estremi sono per me rappresentati dalle recenti uscite (di cui, tra l’altro, vi ho già parlato) di Yes e Grateful Dead. I primi hanno pubblicato un inutile cofanetto, “Progeny”,  contenente sette concerti dello stesso tour (USA e Canada 1972) da cui fu tratto “Yessongs”. Scalette praticamente identiche, esecuzioni identiche. Nulla di diverso tra l’uno e l’altro. Pochi brividi. 70 euro, più o meno, neanche economico.

All’opposto i Dead hanno pubblicato un monumentale cofanetto, “30 Trips Around The Sun”, contenente 30 concerti, uno per ogni anno di attività live del gruppo con Gerry Garcia alla chitarra. 80 cd, oltre 70 ore di musica, tutti concerti inediti, nessuno pubblicato in precedenza, volume d’accompagnamento di oltre 200 pagine. Certo, il prezzo non è per tutte le tasche: 700 dollari, direttamente sul sito del gruppo. Altrimenti ci si può accontentare di un bel cd di highlights con un brano tratto da ogni concerto.

Tra questi due estremi si piazza un ottimo prodotto, imperdibile per i fan ma valido anche per tutti quelli che hanno amato il rock fine settanta-inizi ottanta. Il box riguarda The Jam, uno dei miei gruppi preferiti di sempre (per un breve compendio, per chi non li conoscesse, si veda anche “English Rose” – dicembre 2009 – e “Il Disco del Mese: Setting Sons” – novembre 2012). Il gruppo che ha portato all’attenzione del mondo musicale Paul Weller nella fase più esplosiva del suo talento, coadiuvato a basso e batteria da due pedine fondamentali per il sound del gruppo quali Bruce Foxton e Rick Buckler.

Il cofanetto è semplicemente fantastico, con una piccola pecca che poi vi dirò. Anzi, una e mezza, ma andiamo per ordine.

“Fire And Skill”, questo il suo nome, contiene sei cd con 6 concerti del gruppo, uno per ogni anno di attività dal 1977 al 1982. Si passa dal “100 Club” alla Wembley Arena di Londra con un’ondata di 121 brani dove energia e melodia vanno a braccetto senza perdere contatto neanche per un secondo. Un basso pulsante ma dai giri raffinati, una batteria metronomica nonostante la velocità e l’energia, una chitarra che non si prende un assolo neanche per sbaglio ma che ha fatto propria la lezione ritmica di Pete Townshend conferendo pienezza al sound. E’ un caso che Peter Gabriel (si, proprio lui) abbia richiesto proprio a Paul Weller di suonare la chitarra in “And Through The Wire” nel suo terzo album solista (1980)? Una chitarra ritmica ma dallo stile unico.

I sei concerti si ascoltano senza annoiarsi mai grazie all’energia (provate ad ascoltarli nel lettore mentre passeggiate o vi trovate in bus o in metro: non vi stupirà il non riuscire a stare fermi sul mezzo pubblico o il saltellare leggermente mentre camminate) ma anche, e soprattutto, per la qualità delle canzoni. Pochi altri gruppi o Artisti hanno avuto la prolificità “qualitativa” dei primi dieci anni di attività di Paul Weller. Per me si contano sulla punta delle dita. Per quanto mi riguarda non c’è un solo brano “debole” nei sei album incisi dai Jam durante la loro carriera. A proposito, particolare non insignificante, i primi due nella “Top 20″ della classifica inglese, i successivi quattro tra il 6° posto e la vetta.

E allora godiamoci i grandi classici dei Jam, da “In The City” a “Goin’ Underground”, da “All Mod Cons” a “Start!”, da “Down In The Tube Station at Midnight” a “That’s Entartainment” fino ai brani tratti dal meraviglioso ultimo album “The Gift” (“Town Called Malice”, “Ghosts”, “Precious”, “Happy Together”) e gli ultimi singoli incisi “Absolute Beginners” e “Beat Surrender”, tutto materiale che già lasciava presagire il seguito della storia per Paul Weller sfociata di li a breve nel progetto Style Council con Mick Talbot: troppi stretti ormai i panni del mod rock mentre nuove sonorità più black & soul prendevano il sopravvento. Si noti in particolari l’uso della piccola sezione fiati e dell’hammond negli ultimi due concerti.

Il cofanetto è ben curato nel package e comprende alcune cartoline del gruppo ed un libro di circa sessanta pagine.

Per concludere le pecche: il prezzo (77 euro su Amazon – compreso mp3 -, 55 euro per il solo mp3 ma senza libro) non proprio abbordabile ed il fatto che non proprio tutto il materiale è realmente inedito. Infatti l’ultimo concerto, quello d’addio del 1982 alla Wembley Arena di Londra, era già stato pubblicato nella versione “deluxe” di “The Gift” ripubblicata nel 2012.

Non cambia poi molto. E’ comunque del gran materiale.

Vargas!

14 Novembre 2015 Nessun commento

Invece di annoiarvi con 4/5 recensioni di libri che fumosamente leggo in contemporanea, pubblico singole “pillole” per i migliori.

E qui, cari miei, ci troviamo al cospetto del migliore. Anzi della Migliore. Fred Vargas torna al “giallo” (per quanto atipico sempre di giallo si tratta) dopo quattro anni e compila una nuova storia del ciclo del Commissario Adamsberg, l’ottava, dal titolo “Tempi Glaciali” (Einaudi, pp. 442).

Al centro di tutto c’è sempre lui, Jean-Baptiste Adamsberg, con i suoi modi strampalati e lontani dall’utilizzo delle normali regole di logica che segue un bravo investigatore da romanzo. Cammina molto Adamsberg, caspita quanto cammina. E mangia anche, e parecchio. Attorniato dall’altrettanto strampalata squadra anticrimine del 13° arrondissement: un vicecomandante dalla cultura enorme che fa un po’ da contraltare alle stranezze del suo capo, l’atletica Retancourt dai modi spicci, il giovane Vayrenc dai capelli parzialmente rossi a seguito di un trauma, e tanti altri (l’esperto di pesci, il tipo che si addormenta ogni tre ore, e via di seguito).

Il plot in breve.

Due suicidi apparentemente slegati: una vecchia professoressa di matematica ed un anziano possidente terriero. Ma la donna, prima di morire, ha spedito una lettera al figlio dell’altro suicida nella quale gli chiede di poterlo incontrare per delle rivelazioni importanti. In più i rilievi effettuati sui luoghi degli ormai sospetti omicidi li collegano in maniera evidente: una piccola ghigliottina stilizzata disegnata in entrambi i casi e dalla stessa mano.

E qui scattano le trovate della storia. I due omicidi rimandano a due situazioni. La prima è legata ad un viaggio in Islanda di parecchi anni prima, su di un isola misteriosa e carica di leggende a pochi chilometri dalla costa ed in pieno Circolo Polare Artico. Su quest’isola un gruppo di turisti (tra cui gli uccisi) rimase bloccato per più di dieci giorni a causa del maltempo, senza viveri e con poco per difendersi dal freddo. Ed al loro ritorno alla base mancavano due persone all’appello. Spiegazione ufficiale: morte di freddo. Ma la realtà (che tutti coprono) sarà peggiore di qualsiasi orrenda fantasia.

Ma un altro punto di contatto lega i due omicidi: entrambi i soggetti fanno parte di un’associazione culturale di studi sulla Rivoluzione Francese. Apparentemente nulla di strano, se non che l’associazione, della quale fanno parte centinaia di persone, si riunisce per interpretare, nel vero senso della parola, le riunioni della Convenzione Nazionale. Ognuno ha la sua parte, con parrucche ed abbigliamento dell’epoca compreso, ed un magnetico Robespierre che tiene tutti con il fiato sospeso perché “…è lui”.

E così la storia si dipana su due scenari apparentemente paralleli: l’Islanda dove, giunto ad un punto morto, Adamsberg conduce parte della squadra per un supplemento d’indagine, e la finta Convenzione che nasconde tra i tanti personaggi veri e finti ulteriori misteri. E così pian piano, tra un nipote di Danton e la nebbia del Circolo Polare, la storia si dipana fino ad un’inaspettato finale, passando tra il difficile rapporto tra due fratelli ed un cinghiale dall’intelligenza umana.

Oltre quattrocento pagine di turbinanti trovate, con una caratterizzazione dei personaggi straordinaria. Tutte da godere le riunioni plenarie della squadra, nella sala detta “del Concilio”, dove progressivamente si riflettono gli sviluppi di quanto avviene nella Convenzione Nazionale, con i vari membri che si schierano in fazioni a sostegno o in contrasto con le scelte (o le non-scelte) del Commissario in merito all’indagine.

Un libro da leggere dieci pagine al giorno, per farlo durare il più a lungo possibile.

PS: questo post, pubblicato oggi 14 novembre, era pronto ieri pomeriggio, prima che si diffondessero le terribili notizie da Parigi. Solidarietà!

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