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Archivio Gennaio 2016

David Bowie (1947-2016)

31 Gennaio 2016 2 commenti

Scorrendo i primi post degli anni precedenti sembra ormai diventata una costante che il primo post dell’anno sia in ricordo di un Artista che ci ha lasciato (il 2015 per Pinuccio, il 2014 per Roberto Ciotti).

Stavolta ci ha lasciato David Bowie. Difficile dire qualcosa che non sia stato detto finora. Dopotutto se per il post mi sveglio con questo ritardo inconcepibile……

Il Duca Bianco saluta e se ne va.

Ci lascia tante bellissime canzoni ed un’integrità artistica assoluta.

Proprio così. Ogni verso, ogni nota, ogni camaleontico travestimento, ogni gesto, ogni frase cantata o recitata, insomma ogni cosa da lui prodotta è stata tesa verso un’ideale artistico. Senza mai svendersi, senza mai ripetere pedissequamente una scelta, neanche quando poteva apparire la più conveniente (vedi l’addio di Ziggy Stardust o di Halloween Jack). Sono sempre stati i fan a doversi adattare alle sue espressioni ed alle sue idee e mai il contrario.

Così come la scelta di lasciare un testamento, un ultimo documento di saluto (“Black Star”, uscito i primi giorni di gennaio con il mondo inconsapevole della sua prossima fine).

Per non parlare delle sue collaborazioni. Mick Jagger, Lou Reed, Queen, Pat Metheny, Iggy Pop, Brian Eno solo per citarne alcune. Tutte collaborazioni nelle quali Bowie ha lasciato un segno adattandosi, ma a sua volta personalizzandole e caratterizzandole in maniera inequivocabile con il suo stile e con la sua voce inconfondibile.

E vogliamo parlare delle splendide canzoni che ci lascia in eredità? “Space Oddity”, “Changes”, “Rebel Rebel”, “Heroes”, “Moonage Daydream”, “Diamond Dogs”. Ma anche “1984″, “Let’s Dance”, “Suffragette City”, “Modern Love”, “China Girl”, “Blue Jean”, “under Pressure”, “This Is Not America” e tante altre. E’, come al solito, il solito discorso: Bowie è morto, viva Bowie! Le sue canzoni sono lì, indelebili ed eterne, così come, fortunatamente, la sua copiosa produzione video, dai promozionali ai concerti alle interviste. Basta andare su YouTube e si possono trovare decine di ore di materiale.

Fine del post. Ciao David

Però, perdonatemi, sapete che MusinOnTheRock è anche il blog dei “però”.

Ci sono un paio di cose che mi piacciono poco.

La prima è che pur di vendere qualche copia tutti i giornali hanno scritto di  Bowie, compreso l’Osservatore Romano che ne ha apprezzato “…una sorta di personalissima sobrietà espressa anche nel fisico asciutto….aldilà degli eccessi apparenti” o “Cinque decenni di musica rock attraversati con un rigore artistico che può sembrare in contraddizione con l’immagine ambigua utilizzata, soprattutto a inizio carriera, per attirare l’attenzione dei media”. Non era usata per attirare l’attenzione dei media, ma era proprio l’espressione artistica di quel momento. Oppure mi è sembrata molto azzardato l’accostamento, con tanto d’intervista, fatto da “Il Fatto” (cui sono abbonato dal primo numero e del quale apprezzo completamente la linea, compresa la pagina di critica musicale) tra Bowie e Renato Zero. Insomma….

La seconda cosa sta nella ormai constata difficoltà nell’esprimere un’opinione in qualsivoglia contesto senza venir ricoperti d’insulti. Francesco Guccini è stato intervistato da “Un Giorno da Pecora”, divertente programma di Radio2, proprio poche ore dopo la morte del Duca. Guccini ha detto una cosa molto semplice: “Non mi piaceva, ma non sono un grande ascoltatore di musica contemporanea”. Ora, mi domando, che problema c’è? Innanzitutto si possono immaginare due personaggi più lontani di Guccini e Bowie? Proprio come concezione dell’Arte. E’ come chiedere a Otello Profazio (con tutto il rispetto) un parere su Rachmaninov.

Eppure contro Guccini si è scatenata una contestazione via web dove gli è stato detto praticamente di tutto, da “Se l’ignoranza fosse oro…” a “triste imitatore di Woody Guthrie”, oltre ai soliti “comunista” “zecca” ecc. ecc. Ora, a parte il fatto che riascoltato l’audio Guccini non dice chiaramente che non gli piace Bowie, ma solo che non lo ascolta come non ascolta più niente e come ha sempre ascoltato molto poco, e che ha altri interessi. Condivisibile. Ma poi si può esprimere un’opinione liberamente? Deve diventare sempre un derby, qualsiasi cosa si dica?

Io posso dire che Bowie era fantastico, come showman e come autore, ma che la sua musica era troppo legata ai tempi che ha vissuto attraversando mode e generi, tanto da risultare oggi, soprattutto negli arrangiamenti, un po’ datata? Oppure che negli ultimi anni non aveva prodotto molto e che le sue ultime cose non le ricordo come fondamentali? Per non parlare dei  Tin Machine (che pure risalgono a 25 anni fa), per me inascoltabili. Qualcuno può canticchiarmi qualcosa da “Reality” (2003) o da “The Next Day” (2013), tanto per citare i due album precedenti a “Blackstar”?

A proposito di “Blackstar”, nonostante a causa del rimbalzo dai media dovrebbero averlo comprato tutti, non penso proprio riuscirò ad ascoltarlo. Non subito almeno. Essenzialmente a causa del carico di tristezza e dolore che solo un testamento artistico come questo porta con se e che non penso di avere la forza di riuscire ad affrontare. Proprio come “L’Ultima Thule” di Guccini (vedi “Dovrei?” – marzo 2014). Vedete come alla fine torna il parallelismo tra i due pur essendo tanto diversi e comunque immensi?

Tempo fa, nel mio piccolo, parlando dello splendido “Roger Waters – The Wall” ho detto una cosa molto semplice: dei grandi gruppi dei primi settanta avevo sempre preferito la fantasia dei Genesis, l’immensa tecnica degli Yes e l’energia dei Deep Purple e dei Led Zeppelin piuttosto che la concettualità di Pink Floyd e King Crimson. Non ho detto che non mi piacevano. Più che altro era un mio limite. Mi sono beccato, sempre nel mio piccolo, qualche insulto anch’io (“prima di parlare taci” e “tamarro”).

Eppure ho rispettato l’opinione dell’amico in questione pubblicando il suo commento ed aprendo così anche un interessante piccolo dibattito che alla fine contava ben nove (urca) commenti.

Secondo me non ci vuole poi molto. Rispetto, questo è l’essenziale, soprattutto in una materia “ludica” come la Musica.

PS: questo post viene pubblicato con grande ritardo, più che altro per “asfissia” da ufficio. Nel frattempo se ne sono andati anche Glen Frey, una delle chitarre degli Eagles, e Paul Kantner, chitarra voce e fondatore di quel gruppo fantastico che rispondeva al nome di Jefferson Airplane. R.I.P.

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