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Gregory Stuart “Greg” Lake (1947 – 2016)

16 Dicembre 2016

Sarebbe molto semplice dire, parafrasandolo, “C’est La Vie”….

Provo a spiegare in pochi semplici punti il perché la morte di Greg Lake sia una perdita immensa per il Patrimonio Musicale Universale.

Innanzitutto dal punto di vista storico. Greg Lake è stato uno dei pochi che poteva dire di aver fatto la storia del Rock (e del Progressive in particolare) non in un gruppo, ma in ben due. E che gruppi: King Crimson prima ed Emerson, Lake e Palmer poi. Si, forse anche Bill Bruford (Genesis, King Crimson, Yes ed anche qualcos’altro) ma per me è stato più un turnista di enorme livello. Invece Lake ha caratterizzato i gruppi di cui ha fatto parte. Inoltre è stato personaggio decisamente influente: tra i fondatori della Manticore, una delle principali case discografiche che tanto ha contribuito all’esplosione del Progressive ed alla sua affermazione, è riuscito a valorizzare a livello internazionale anche band italiane come Banco del Mutuo Soccorso e Premiata Forneria Marconi che, altrimenti, sarebbero rimaste confinate in Italia. Perciò andiamo avanti.

Sicuramente dal punto di vista tecnico e di scrittura. Bassista e chitarrista di ottima fattura. Ascoltare il lavoro su “Pictures At An Exhibition” di EL&P o su “In The Court Of The Crimson King”. Di classe, di grandissima classe. Sicuramente non la prodigiosa tecnica di Chris Squire o di Geddy Lee, ma la nota giusta al posto giusto e con il tocco giusto. E non è poco. Dopotutto negli EL&P c’erano già due strumentisti di debordante personalità (Emerson e Palmer), talmente debordanti da lasciare pochissimo spazio. E allora Lake contribuiva con la magia della preziosità dei suoi arpeggi di chitarra acustica o anche del semplice strumming. Ascoltare per favore “The Sage”, “C’Est La Vie” o la celeberrima “From The Beginning”, perfetto esempio di come un gruppo Prog possa produrre un brano Pop di cristallina purezza. E ancora, il primo album dei King Crimson è a firma di tutto il gruppo, ma gli inserti di Lake sono decisamente evidenti.

Sicuramente dal punto di vista vocale. Una voce potente e profonda, di grande estensione. “The Sheriff” da questo punto di vista, a mio parere, è una delle migliori incisioni di EL&P. Così come “A Time And A Place” da “Tarkus”. E poi “21st Century Schizoid Man” dal primo album del Re Cremisi. Come si libra poi sull’arpeggio della title track. Insomma, un cantante spaventoso, dalla forza e dall’espressività inusuali.

Non da ultimo dal punto di vista della classe. Nonostante abbia attraversato la stagione più turbolenta del Rock (fine anni Sessanta e Settanta), è riuscito a far parlare di sé solo per la musica. Mai eccessi, solo passione per il suo lavoro. Sempre disponibile anche alla collaborazione (anche Bob Dylan e Ringo Starr, tanto per dire). Raccontava in un’intervista di qualche tempo fa che una mattina del 1983 gli si era presentato a casa Carl Palmer di buon’ora. E così, come se nulla fosse (“come se gli avesse dovuto chiedere in prestito una chitarra…” ricorda Lake), gli disse che gli Asia, gruppo nel quale in quel momento suonava insieme a John Wetton (ex Family, King Crimson, UK e Uriah Heep), Steve Howe (ex Yes) e Geoff Downes (ex Yes e Buggles), avevano un piccolo problema: un tour di una decina di date in Giappone e qualche problema con Wetton per “divergenze artistiche”. Che ne pensava Greg di unirsi a loro per sostituirlo? Detto fatto. Pochissime prove e via. Su YouTube è possibile trovare circa un’ora del concerto del Budokan oltre a vari altri estratti che documentano il tour.

Come al solito, nella sfortuna, fortunatamente per noi resta una quantità di documentazione enorme audio e video consegnata all’eternità.

 

  1. Alessandro
    16 Dicembre 2016 a 16:55 | #1

    Aspettavo questo post. Con ansia. Sapendo che solo MOTR mi avrebbe fatto rivivere le emozioni provate durante gli ascolti di quella magnifica voce, di quel suberbo basso, di quella magica chitarra.
    Effettivamente non ci sono paragoni. Del prog, se Fripp ne è stato il cervello, se Gabriel ne è stata l’anima, di certo Lake ne è stato il cuore. Cuore grandissimo, mai prevaricatore, sapiente compagno di musicisti prepotenti.
    Welcome back my friends to the show that never ends. Passata la tristezza, rimangono i suoni, i ricordi, le alchimie, la vita della musica (o la musica della vita) che non si ferma davanti ai tristi destini dei suoi eroi.
    Grazie ancora

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