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Classifiche – Estero: 6°, 5° e 4° posto

Un po’ di suspense…. prima le posizioni vicine al podio per l’estero….

 

6° posto:   The Avett Brothers   –   “True Sadness”

Seth e Scott Avett, The Avett Brothers appunto, danno alle stampe nel 2016 il loro nono album di studio in quindici anni di carriera, durante i quali pubblicano anche quattro album dal vivo ed un numero considerevole di EP (un formato che ormai si pensava decaduto) e di singoli. Ormai sono icone del Bluegrass, genere dal quale provengono pur senza disdegnare un approccio mediato verso altre forme di musica popolare (folk, il country, il rock, qualcosa contaminato elettronicamente). Negli States piacciono a tutti: gli ultimi quattro album del gruppo stravincono la classifica “Folk” di Billboard, ma si piazzano nelle posizioni di vertice di quella “Rock” (in sequenza 7°, 3°, 3° e 1°) ed in quella generale (16°, 4°, 5° e 3°). Nel frattempo suonano ovunque, si fanno conoscere in ogni circuito. Costituiscono l’ossatura di gran parte dei brani della serata celebrativa di “Inside Llewyn Davis”, film dei fratelli Coen ispirato alla vita di Dave Van Ronk. The Avett Brothers raggiungono l’apice di una carriera costruita con fatica, sudore e, soprattutto, costanza con un album che apre parecchio ad altri generi rispetto a quelli precedenti, più ancorati alle origini. Però il riff elettronico dell’iniziale “Ain’t No Man”, venata di Soul, o il basso e la percussione sintetica di “You Are Mine” (tra l’altro innestate su banjo e piano) non disturbano nell’architettura di brani non scontati che pure attraggono in maniera decisa. Disturba di più la voce sintetica di “Satan Pulls The String”. Per il resto l’album contiene bellissime ballate come “I Don’t Believe”, “Smithsonian” o “May It Last”, come pure brani più classicamente traditional country o bluegrass come “Divorce Separation Blues”, “No Hard Feelings” o “I Wish I Was”. Insomma, un album vario ed intelligente, dove la melodia ed un uso sapiente degli strumenti e delle voci realizza un piccolo miracolo stampato su cd.

5° posto:   St. Paul and The Broken Bones   –   “Sea Of Noise”

Ok, per chi sentisse la mancanza di un onesto prodotto Soul, scritto, suonato e cantato come si deve, sono arrivati dei nuovi ragazzi in città. St. Paul and The BB arrivano da Birmingham. No, non Gran Bretagna. Alabama, U.S.A.

San Paolo è il cantante Paul Janeway. Insieme al bassista Jesse Phillips nel 2012 decidono di prendere in mano le loro carriere di side-man in gruppi locali per creare un loro progetto con il quale suonare nel miglior modo possibile la loro musica preferita. Nascono così le Ossa Rotte che accompagnano St. Paul. Un album, il primo, del 2014 intitolato “Half The City”, che mi era decisamente sfuggito. Poi a settembre di quest’anno arriva “Sea Of Noise”. Un ottimo disco, difficile stare fermi. “Midnight On The Earth” è un gran brano, il riff dell’iniziale “Flow With It” con basso, chitarra funk e l’Hammond per poi sfociare nel ritornello dove entrano i fiati di gran classe. “I’ll Be Your Woman”  (“Sanctify” non le è da meno) è un lento di gran densità alla “The Dark End Of The Street”. E siamo solo al terzo brano. Si continua grosso modo così per tutto l’album. Certo, qualche difetto va anche citato, altrimenti rischio di essere poco credibile: l’effetto Simply Red è un po’ sempre dietro l’angolo ma, dopotutto, il loro primo album (“Picture Book” del 1985) non era un grande album?

4° posto:   The Rolling Stones   –   “Blue & Lonesome”

Di questo album che devo dire? Ne ho parlato diffusamente pochi giorni fa e, per me, entra in questa classifica a pieno titolo. Quattro ragazzini settantenni si danno da fare a perdifiato sulla musica che hanno sempre amato. Per carità, sono gli Stones, e sicuramente sotto c’è anche il doveroso calcolo di business. Ma, per un momento, immaginiamo che in questo caso non gli interessi. Sono gli Stones, sanno che qualsiasi cosa producano, qualsiasi concerto suonino, qualsiasi naso si soffino saranno soldi e a palate (ancora). E allora perché per una volta non potrebbero essersi guardati ed aver detto: “Ma vi ricordate?” e da lì sia scaturito tutto in maniera naturale? Favole? Non importa, questi quattro brutti ceffi pieni di soldi per una volta, come non erano riusciti a fare almeno da vent’anni a questa parte, riescono a trasmettere emozione. E tanto basta.

 

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