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Archivio per la categoria ‘Argomenti vari’

Buon Anno da MusicOnTheRock!!!!!!

31 Dicembre 2015 Commenti chiusi
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Grande Famiglia Again!!!

9 Giugno 2014 Commenti chiusi

Evviva, la Grande Famiglia dei Beastie Beat è cresciuta: da pochissime ore è nata I, la splendida bimba del mio amico D, chitarrista e seconda, terza, quarta e quinta voce del Gruppo. Auguri alla sicuramente futura musicista ed ai fortunatissimi genitori!

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Che efficienza….

27 Marzo 2012 Commenti chiusi

Grazie ai tecnici di Tiscali.

Ieri “Music On The Rock” è crollato, inspiegabilmente. Ho inviato una segnalazione all’Assistenza Blog alle 18, più o meno. Stamattina presto il blog era tornato on-line anche se mancante di qualche funzionalità. Ora sono le 10.40 ed ho appena fatto un nuovo controllo.

Questo post è la prova che tutto è tornato perfettamente in ordine.

Poi dicono Google e Facebook…….

Grazie ancora

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Grande Famiglia!

7 Maggio 2011 8 commenti

imagesCAF375Q9Evviva, la Grande Famiglia dei Beastie Beat è cresciuta: da pochissime ore è nata S, la splendida bimba del mio amico S, chitarrista e front-man del Gruppo. Auguri alla sicuramente futura musicista ed ai fortunatissimi genitori!

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18 Marzo 2009 – 18 Marzo 2011

18 Marzo 2011 Commenti chiusi

“Ti piace, papà?” domandai io dopo aver individuato quel rumore di fondo che da qualche minuto accompagnava il brano di Pino Daniele che stavamo vedendo insieme alla televisione, in un freddo pomeriggio invernale di una trentina di anni fa: il suo piede che batteva a tempo.

“E’ una cosa apprezzabile” mi rispose con la sua calma serafica. Ma non subito. Alla mia domanda un semplice gesto con la testa. Dopo un paio di brani il resto. Sempre di poche parole. Come diceva di lui mia madre :”Una parole è poca e due sono troppe”.

E così un sedici-diciassettenne che pensava di essere mezzo mod e mezzo punk, che girava con le spillette degli Who e dei Clash attaccate sul risvolto della giacca e del Parka (e anche dell’Eskimo), che giocava a fare il mezzo rivoluzionario a scuola, che suonava per sentirsi un pò  diverso dagli altri  (insomma niente di deciso, tutto a metà) scopriva un punto di contatto inaspettato con il proprio padre.

Papà era così. Tranquillo. Silenzioso. Forse un pò distratto. Il poliziotto cattivo a casa era Mamma. Ministro delle Finanze, della Giustizia e dell’Educazione. Sempre tutto nell’interesse dei figli, anche le decisioni apparentemente più ingiuste. Ho impiegato almeno vent’anni per capirne alcune e oggi ancora la ringrazio.

Ma se c’era necessità di ricorrere in Appello, quando proprio ero assolutamente motivato nell’”ottenere”, allora ricorrevo a Papà. E la risposta era sempre positiva, spesso a dispetto di Mamma. Ma in quella risposta affermativa c’era non solo la semplice volontà di soddisfare il proprio figlio. C’era molto di più.

In un colpo solo c’era tutta la fiducia, l’affetto ed il tentativo illuminato di permettere ad un figlio di volare con le proprie ali e di fare le proprie esperienze. Ed io, “figlio piccolo” fino a 16 anni (matrimonio di mio fratello) e “figlio unico” subito dopo, avevo le mie difficoltà a far accettare una qualsivoglia forma di separazione a mia Madre. E Papà lì, a mediare, a minimizzare, a tentare di sminuire le sue paure.

Non credo di essere mai riuscito ad aprirmi con lui. Non penso di avergli mai rivelato le mie paure sul futuro, le mie preoccupazioni su cosa sarebbe potuto essere di me se non fossi riuscito a diplomarmi, a superare quell’esame, a laurearmi, a trovare lavoro. Anche in questo caso la psicologa di famiglia era Mamma. Con lei si diceva tutto. Spesso il suo metodo era spigoloso, ma efficace.

Ostinazione, questo l’insegnamento. Non mollare. Darsi da fare. Non essere mai contenti di se stessi.

Da Papà invece altri: l’onestà, il rispetto per gli altri, l’importanza ed il valore del silenzio. Papà era capace di non essere capace di chiedere alcun favore per se stesso. Ma se una persona in difficoltà si rivolgeva a lui per aiuto, era in grado di farsi non in quattro, ma in otto ed anche in sedici per aiutarlo. Con tutte le sue (poche) forze.

Sui grandi temi (religione, politica, ecc.) massima libertà. Nessun tentativo di “inculcarmi” nulla di predefinito. Anzi, aiutandomi a guardare le cose senza paraocchi di alcun genere, ragionando con la propria testa. E anche di questo oggi li ringrazio.

E quando il corso della vita ci ha portato ad invertire i ruoli, lui sempre più fragile nella malattia silenziosa che ogni giorno lo portava via un po’ di più, ed io a guidare i suoi passi e ad accudirlo, il desiderio di poterlo avere accanto il più a lungo possibile è stata la molla che mi ha aiutato a superare i momenti più difficili. Per un paio di anni è stato bello condividere con lui tutte le serate e molti giorni di festa, durante i quali gli propinavo un numero infinito di partite di calcio: “Fernà, ma che squadre sono queste?” “Non ti preoccupare papà, squadre inglesi”.

Poi, negli ultimi tempi,  la sua gioia per il quinto nipote. S’illuminava nel vederlo. I suoi occhi, Dio mio, i suoi occhi sorridevano quanto il suo viso.

Per quegli strani scherzi che il destino ci propina, mio padre ci ha lasciato due anni fa, nello stesso giorno del mio compleanno.

Un abbraccio forte dal tuo Fernando.

Il Confronto

9 Marzo 2011 Commenti chiusi

Partecipo volentieri a questa iniziativa di Sky TG24, il cui editore Murdoch, noto per le simpatie conservatrici e scarsamente progressiste, riesce a passare da noi, nello squallore dell’informazione televisiva (fortunatamente con qualche sana esclusione), per un editore “illuminato”.

Auspicando inoltre che, oltre alle elezioni amministrative ed ai referendum imminenti, si possa andare a votare anche per le politiche quanto prima.

Per chi fosse interessato, il link è il seguente: http://tg24.sky.it/tg24/politica/confronto.html

 

banner_ilconfronto_125x125CHIEDI IL CONFRONTO
1) Il confronto televisivo tra i leader esiste in tutti i paesi democratici
2) Il faccia a faccia consente ai cittadini di scegliere meglio chi li dovrà rappresentare
3) In Italia ancora non c’è una cultura del confronto diretto e non ci sono regole e format condivisi
4) I faccia a faccia tv, dovrebbero diventare consuetudine nel dibattito politico italiano
5) SkyTg24, da sempre per la più ampia libertà di scelta, mette a disposizione dei leaders italiani studi e professionalità

Auguri!

25 Dicembre 2010 4 commenti

E’ mezzanotte.

Babbo Natale mi ha appena consegnato: le deluxe edition di “Sounds Affect” dei Jam e di “Cook” della PFM; il libro “I Mille Concerti Che Ci Hanno Cambiato La Vita” di Ezio Guaitamacchi; “FIFA Manager 2011″; uno splendido zaino e la WiiFit (pare io abbia la pancia).

E poi, last but not least, i miei ragazzi mi hanno regalato una piccola pizza (sembra che la cucini molto bene e ne vanno pazzi) fatta con la cera accompagnata da un biglietto con su scritto “ad un papa’ che ci stupisce sempre!”.

Posso volere qualcosa di più?

Tanti Auguri di Buon Natale a tutti voi!

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Stephen King

26 Ottobre 2010 3 commenti

ITThe domeHo letto parecchio di Stephen King. Anzi, c’è stato un periodo della mia vita in cui leggevo quasi solo lui. Fino a “Il Miglio Verde” non me ne perdevo uno. Correvo in libreria il giorno d’uscita. Ci tenevo ad essere uno dei primi ad averlo.

La Grande Passione ha avuto inizio con “It”. Prima avevo sempre identificato Stephen King con l’horror, per intendersi con il Dario Argento del periodo “Suspiria” e successivi, con l’horror paranormale ed abbastanza splatter da rendermelo odioso.

Poi il solito amico con il quale si leggeva “in comune” mi affida una copia del monumentale “It” e mi invita con toni entusiastici a leggerlo. Ed io, che al tempo avevo parecchio tempo a disposizione, cominciai e pian piano ne fui affascinato, irretito, ammaliato.

Insomma, per qualche giorno misi da parte i libri di scuola e mi ci dedicai completamente. Media di un centinaio di pagine al giorno ed in paio di settimane il gioco era fatto.

Un grande libro sulla difficoltà di crescere e di quanto possano essere eroiche delle scelte fatte dai bambini nel mare grosso di questo mondo incasinato organizzatogli dagli adulti. It, il Mostro, e’ tutto questo e molto di più, e quando i protagonisti tornano da grandi ad affrontarlo di nuovo, scoprono di essersi portati con loro le stesse paure che sembravano convinti di aver superato. Tanto te le porti sempre con te. Tanto che qualcuno di loro scopre di non farcela ad affrontarlo nuovamente e preferisce una scelta drastico e definitiva.

Poi tutti gli altri. “L’Ombra dello Scorpione”, con le prime trecento pagine, serrate come le mandibole di un dobermann, a raccontare un’Apocalisse plausibile, la fine del mondo come lo conosciamo a causa di un banale scherzo del destino, di un errore umano non irrilevante. “Shining”, ben diverso dal capolavoro di Kubrick, incentrato non sulla possessione del protagonista da parte delle presenze inquietanti dell’albergo sperduto sulle montagne del Colorado, ma su di una possessione ben più ordinaria: quella dall’alcool.

Poi tutti gli altri: da “Misery” a “Cose Preziose”, da “La Metà Oscura” allo spettacolare “Tommyknockers”. La cosa che mi ha sempre intrigato di più di King, e per la quale ho sempre tentato di difenderlo difronte ai miei conoscenti che lo bollavano quale “Horror” e basta, è l’orrore si, ma contenuto nel quotidiano. E’ il dare sfogo alle proprie paure quotidiane per cercare di liberarsene. Oggetti o animali (“Christine, la Macchina Infernale” o “Cujo”) che siano.

E poi che meraviglia i libri di racconti, oppure la digressione nel fantasy (“Gli Occhi del Drago”) e, last but not least, “Mucchio d’Ossa”, un’atipica ma bellissima e straziante storia d’amore. Per non parlare dei film per la TV tratti dai suoi libri più importanti, roba da sei, sette, otto puntate, senza lesinare e dimenticare nulla del libro.

 Poi un periodo abbastanza lungo di appannamento, immagino anche a seguito dell’incidente da lui subito sul finire dei novanta: “L’Acchiappasogni”, “La Bambina che Amava Tom Gordon”, “Buick 8″, “Cell”, “Desperation”. Insomma niente di nuovo e niente di particolarmente emozionante.

O forse sono stato io a perdere la sintonia. Cresciuto, cambiato, obbligato ad affrontare le mie paure e sorpreso di riuscire a superarle.

Così qualche giorno fa, quasi senza accorgermene, mi sono ritrovato tra le mani una copia di “The Dome”, il romanzo pubblicato da King nel 2009. Ad una prima letta volante della terza di copertina non mi sembrava neanche un’idea molto originale: la piccola città prigioniera di una cupola, più o meno la trama di “I Simpson, il Film”.

Forse attratto dalla corposità del libro (oltre 700 pagine) e trovandomi soprattutto momentaneamente a mani vuote, me lo sono portato appresso per tutta la libreria. Ho incrociato un tizio che obbligava la compagna ad andarsene, sostenendo che l’atmosfera delle librerie lo incupiva ed invitandola perciò a non perdere tempo. Per reazione sono rimasto ancora, prendendo tre-quattro libri e quando sono arrivato alla cassa “The Dome” era in fondo alla pila.

Ho iniziato a leggerlo e nel giro di pochi giorni sono arrivato a pagina trecento. Perchè?

Primo: come in tanti romanzi di Stephen King tre pagine e sei già nel cuore della storia, avvolto in essa. Percepisci l’aria che smette di circolare in questa piccola cittadina del Maine che viene chiusa da una cupola impenetrabile. Con lo scorrere delle pagine ti monta l’angoscia all’impossibilità della fuga e più di una volta ho chiuso gli occhi ed ho pensato che la realtà fuori dalla mia finestra era ben diversa, quindi calma, un bel respiro e vai avanti.

 Secondo: la trama è costruita come un meccanismo d’orologio svizzero. Cosa può accadere in una piccola e pacifica cittadina rurale del Maine posta in una situazione d’emergenza? Cosa può succedere se l’impenetrabilità è totale e dentro, nonostante ci si trovi in uno dei paesi più avanzati del mondo, nel giro di pochi giorni diventa un tutti contro tutti, o meglio un buoni contro cattivi? Sembra “Il Signore delle Mosche” ai giorni nostri.

Terzo: i personaggi sono disegnati in profondità con grande spessore. I Buoni hanno tutti una debolezza (hanno un figlio malato o dipendono da un qualche farmaco) o vengono a trovarsi senza guida (l’assistente medico cui muore il primario e tutto l’ospedale viene a trovarsi poggiato sulle sue esili pur se volenterose spalle), il che li rende enormemente vulnerabili. I Cattivi sono veramente cattivi o, peggio ancora, stupidi, il che in una situazione d’emergenza non è la miglior cosa. Ad esempio il Capo della Polizia viene convinto dal Cattivo Supremo ad arruolare forze fresche di polizia per evitare problemi. E gli fa assumere il figlio e la sua banda di amici sciamannati. Ed il peggio è che il figlio è anche psicopatico.

Ed hanno vizi e deviazioni veramente raggelanti.

Quarto: il Destino gioca brutti scherzi. Le prime cinquanta pagine, in maniera molto serrata, raccontano di eventi assurdi o puramente fortuiti che lasciano la città completamente aperta al primo dittatore di passaggio (il Cattivo Supremo).

E’ un continuo rimando a situazioni attuali. Ci si legge dentro l’odio per la guerra, per qualsiasi forma di governo autoritario, per le Istituzioni sempre più slegate dal tessuto sociale.

Sono presenti tutti i vizi dei nostri tempi: il razzismo, l’odio per il diverso, la diseguaglianza tra chi sta meglio e chi sta peggio, l’ipocrisia di chi si trova in posizione di dominio e la loro refrattarietà all’essere giudicati, l’allergia verso la corretta diffusione delle notizie, lo sfacelo economico ed ambientale. E, per finire, l’abbattimento di chi non la pensa come il Potere (economico e politico) con mezzi non leciti, lontani mille miglia dal corretto scambio di idee e dal confronto tra posizioni anche lontane.

Vi ricorda qualcosa?

 

 

Bepo

16 Settembre 2010 Commenti chiusi

P1000583Ho già raccontato dei miei tre ragazzi: D (12 anni), E (quasi 10) e A (quasi 2).

D, che poi è quello che in macchina ascolta Beatles, Beach Boys, Crowded House, Dave Matthews ed i Kinks (per dire solo i più gettonati), è fortememente motivato ad iscriversi ad un corso di batteria. La sente come il suo strumento. Quando viene ad ascoltarmi in sala (quelle rare volte) è il tormento del batterista. Si mette sempre vicino a lui e non appena può si siede sul suo sgabello e prova a picchiare sui tamburi. E lui, molto molto gentile, prova a con qualche esercizio base.

Penso proprio che lo asseconderò: quando mi chiede libri, cinema o musica non riesco mai a dirgli di no. E’ più forte di me.

Invece la mia bellissima figlia E volteggia con grazia e bellezza nel corpo di ballo della sua scuola. Al saggio ho sentito la classica commozione paterna al momento in cui l’ho vista entrare sul palco, con un sorriso talmente radioso da oscurare le luci di scena.

E per me c’era solo lei.

Il piccolo, anzichè appassionarsi ai cartoni animati che imperversano sui canali satellitari, prende me o la madre per mano e ci trascina letteralmente al computer per vedere i video musicali su YouTube. Al momento i suoi preferiti sono dei “collages” di immagini montate su canzoni famose. In particolare gradisce moltissimo “Yellow Submarine”. Ieri sera ha apprezzato molto “Ma il Cielo E’ Sempre Più Blu” e “Gianna” di Rino Gaetano.

Ha inoltre trasformato il papà nel suo personale juke-box e così la sera, prima di dormire, devo sciorinare tutto il repertorio di canzoni possibilmente dolci e suadenti per favorirne il sonno.

Le preferite sono “Yesterday”, “Mother Nature’s Son”, “Yes It Is”, “Till There Was You” ed altre. Ma in cima alla sua Top Ten c’è “Blackbird”, dall’album bianco dei Beatles, ribattezzata “Bepo”. Una canzone meravigliosa di Paul McCartney, un bozzetto splendido voce e chitarra acustica.

Potete immaginare la mia emozione quando A mi ha chiesto “Bepo, Bepo” ed ha sorriso entusiasta quando ho iniziato a cantarla. E la mia meraviglia quando da solo, strapazzando la mia chitarra poggiata momentaneamente sul letto, ha cantato in maniera chiara le note del ritornello: “Beeeeepo faaaai, Beeeeepo faaaai” con un dolce miagolio abbastanza intonato sul verso finale “into the light…..”.

Felicità!

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Incontro

8 Giugno 2010 1 commento

HBCAEIUARYCAKOSW8SCAZSBL3VCA477JJKCAAXYA0ICAYVPVYCCALU2001CAHR5ETLCAZHXP7DCATX30RWCALR0ZAXCA9MYF02CA8N2U9BCAFS3J0UCA7ZZZDZCAPGGPWACA1ZD31PCAX2S469CATNO5EG“Frrrancesco!!!”. Non sono riuscito a resistere alla tentazione di arrotare la “r”. Non ce l’ho fatta proprio. L’ho solo attutita di quel tanto che bastava per non sembrare scortese.

Ed io che non ho mai avuto alcun atteggiamento da fan, pur avendo lavorato per tre anni in una televisione ed essermi visto passare sotto il naso di tutto di più, stavolta non ho potuto farne a meno.

E’ sera, fine gennaio 2007, un freddo sabato sera. Di quelle sere dove non ti va di cucinare nulla e sistemi la serata con un classico “pizza a taglio”. L’ultimo isolato prima del mio è occupato da un grande albergo. Per risparmiare tempo invece di seguire il marciapiede passo sotto la pensilina dell’hotel. Lì davanti, in attesa dell’arrivo del taxi che lo porterà al Palasport per un concerto c’è lui. Inconfondibile. Imponente e grigio.

La mia natura schiva mi dice di evitare brutte figure e tirare dritto. Perchè disturbarlo? E poi a che titolo? Poi è un flash, un attimo. Le emozioni di quarant’anni si agitano dentro di me e reclamano il diritto di dire la loro.

“Con quali canzoni hai imparato a suonare la chitarra?”. Silenzio, che vuol dire?

“Rispondi!”. “Ma è ovvio: “La Locomotiva”, facile, pochi accordi da tenere a mente. Un ritmo semplice. Poi “La canzone dei dodici mesi”, “Vedi Cara”, “Un Altro Giorno è Andato”.

“Bravo! Vai avanti. Qualcos’altro?” “Eh si. Occhi e orecchie estasiate per sentire mio fratello che suona “Canzone delle Osterie di Fuori Porta”, una domenica passata da soli in casa. Oppure un Fa diesis settima aumentata che solo lui poteva spiegarmi con dovizia di particolari, tanto io poi continuavo ad eseguire un normale Fa diesis settima”.

“Continua. Altro?” “Caspita, le prime ribellioni. “Dio è Morto” e credevo di fare il ribelle. Poi apro il libro delle canzoni della mia Parrocchia, lato “profano”, e scopro che è la prima canzone alla lettera “D” (giuro che è vero).

“Scuola?” “La professoressa di religione alle medie che per tentare di far capire a noi dodicenni (i dodicenni del 1976!) cosa volesse dire ”aborto” in tutte le sue implicazioni, mi faceva suonare davanti a tutti “Piccola Storia Ignobile”.  O litigare con le compagne di classe difendendo “L’Avvelenata”, spiegando che non era solo una sequela di improperi, ma il contenuto era molto più ampio e riguardava la rabbia verso il conformismo o l’appiattimento intellettuale e morale”.

“Sei sulla strada giusta, vai avanti!” “Il mio primo concerto! 1979 o 1980 non ricordo bene, il Mattatoio a Roma, un postaccio. Un incrocio fra un posto abbandonato ed una discarica. Che divertimento, lui sul palco con Flaco Biondini e Jimmy Villotti a suonare, a cantare e bere vino, a far casino interrompendo le canzoni con battute ed altre chiacchiere divertenti.”

“Ma solo la musica?” “Ma scherzi, e “Croniche Epafaniche” e “Vacca d’un Cane” dove li metti? Due romanzi autobiografici, divertenti, godibili. Il primo racconta la sua fanciullezza a Pavana, sull’Appennino Modenese. Gli occhi del bimbo protagonisti assoluti. Le sue chiacchiere con gli anziani, i racconti fantastici, un mischiare dialetto e italiano. Il secondo invece sull’adolescenza ed i primi vagiti musicali e intellettuali. Che bei racconti, che belle sensazioni.”

“Ma Francesco è immobile, monolitico? Non mi stai dicendo tutto, vero?”. “Alcune delle sue canzoni sono state per me viaggi con la mente. “Argentina”, “Gulliver”, “100, Pennsylvania Avenue”, o anche “Amerigo” sulle tragicomiche avventure dell’avo emigrante, o “Autogrill” con una delicata storia d’amore fatta di sguardi e di vorrei ma non posso. E poi “Asia”, “La Canzone della Bambina Portoghese”, o “Il Vecchio e il Bambino”.

Tutto questo in una frazione di secondo. “Frrrrancesco!” ho esclamato a tre metri di distanza da uno sbigottito Guccini. Mi sono avvicinato e gli ho teso la mano. Lui me l’ha stretta con calore. “Non voglio darti fastidio o farti perdere tempo – ho iniziato – però grazie. Grazie di tutto e buona serata”. “Buona serata anche a te e buona pissssa” mi ha salutato con quell’aria da zio buono che ha.

Grazie veramente di tutto, Francesco, e tantissimi auguri di buon compleanno!

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