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Archivio per la categoria ‘Società’

NO!!!

27 Maggio 2016 2 commenti

Che sia chiaro, questo blog è per il “NO”, chiaro, forte e netto!!!!

Son Soddisfazioni….

1 Maggio 2014 Commenti chiusi

Certo, uno diventa Papa ed ha delle incredibili soddisfazioni…..

 

 

 

Music On The Rock è su Facebook!

25 Settembre 2012 Commenti chiusi

Se qualcuno mi segue, saprà che sono sempre stato scettico riguardo Facebook. Poi ci sono entrato per caso ed ho scoperto che può essere utile per incontrare di nuovo vecchi amici che ormai pensavo di aver perso per strada. Inoltre ti tiene aggiornato sulla tua (piccola) comunità della quale fanno parte familiari, amici strettissimi e non e qualche conoscente. Ad esempio sono entrato in contatto con uno dei miei gruppi preferiti di Progressive, ci siamo scambiati l’amicizia ed adesso capita di scambiarci opinioni, complimeti (io a loro) e notizie sui loro concerti (loro a me). Oppure nascono discussioni (quasi) spontanee su “Sono meglio i Led Zeppelin o i Rolling Stones?”.

Visto che questo blog ha qualche contatto, veri o falsi che siano, perchè no? Perchè non metterlo su Facebook. E allora da qualche giorno, all’indirizzo che vedete sotto riportato, fa bella mostra di sè il mio caro vecchio logo del periodo “Music On The Rock Radio” (di cui avrete, spero, presto novità), gli ultimi post e qualche commento. Il contatore è arrivato a 13 “Mi Piace”.

http://www.facebook.com/pages/Music-On-The-Rock/384874948247441

Spero così di avere qualche occasione in più per comunicare e scambiarci qualche opinione.

A presto

 

PS: Twitter no! Ho impiegato un discreto numero di anni per piegarmi a Fb, ma Twitter no!

Ancora sui manifesti di Roma…

8 Agosto 2012 2 commenti

Ci torno su per pochi minuti.

Normalmente andiamo di corsa. Ogni tanto, magari per il caldo, rallentiamo. E allora li vediamo. Appaiono in tutta la loro idiota interezza. Parlo di alcuni manifesti che da qualche giorno insudiciano le strade e, soprattutto, i muri della città. Insulsi, stupidi, comici, ignobili nel loro tentativo, di difficilissima realizzazione, di tentare il gioco delle tre carte quando il trucco è ormai conosciuto da tutti e ci cascano solo due o tre gonzi sprovveduti.

Partiamo da questo. Il PdL si sbatte per l’elezione diretta del Capo dello Stato. Prima organizzando i famosi gazebo per raccogliere le firme, poi approvando, grazie all’improvviso rinnovato accordo con la Lega (notizia di qualche giorno fa: “Noi mai più con il Berlusca” – Matteo Salvini, 14 luglio 2012), l’emendamento all’art. 9 del ddl sulle riforme costituzionali che introduce l’elezione diretta a suffragio universale. A seguito di questa grande vittoria sono stati aggiunti nuovi manifesti giubilanti, dove l’evento viene salutato come “un ritorno alla democrazia, alla possibilità che il cittadino scelga…..”.

Ok? Loro sono quelli del Porcellum che ci ha tolto la possibilità di scegliere. E pensare che al primo colpo hanno anche perso (Prodi Bis). Ma il vero obiettivo non era quello di vincere facilmente le elezioni. Non l’avevamo capito subito. Il vero obiettivo era trasformare il Parlamento in uno spazio riservato a poche voci e, possibilmente, tutte ben allineate. Tutti Yes-man. Così, giusto per evitare problemi.

Ed ancora sono convinti di poter portare B. sulla poltrona più alta dello Stato? Come? Grazie alle oceaniche moltitudini che dovrebbero farsi convincere dai proclami (“Tolgo l’IMU, abolisco Equitalia”)? Pronti magari a chiedere scusa per lo spread alto la cui colpa ingiustamente gli è stata addebitata? A chi? A quel fior di statista, il migliore in 150 anni, che per tre anni ha insistito che la crisi in Italia non c’era, che ci aveva sfiorato ma ne eravamo già usciti, che vedeva solo ristoranti pieni, due cellulari ognuno e bla bla bla? Lo stesso che non passa giorno che non venga collegato o coinvolto in scandali. Gli ultimi poi sono iper-comici: lui è parte lesa per i ricatti cui è stato (forse) sottoposto però non si presenta lo stesso in Tribunale. Insomma, trattativa Stato-Mafia, Bunga Bunga, Mills e quant’altro: di fronte a tanta levatura morale non vedo l’ora scatti la campagna elettorale!

 Ed ora un momento di attenzione per questi due manifesti. Anche questi imperversano. Da qualche giorno è in corso una splendida festa a Piazza San Giovanni, a due passi da dove abito. A parte gli illustri ospiti comici (ad es. Martufello) e canori (e qui il non plus-ultra: Edoardo Vianello, Alexia, Ivana Spagna e, udite udite, il maestro Amedeo Minghi – ma chi, il sosia? no no, proprio lui, in person), colpisce il messaggio mediatico di questi manifesti. Sono abbastanza espliciti. Si parla di un “Movimento popolare per rilanciare il centrodestra”. Fin qui nulla da dire, ognuno ha il suo programma. Condivisibile o meno, ognuno crede nei suoi ideali.

La cosa comica sono le parole usate per spingere il messaggio: PRIMARIE, PREFERENZE, PARTECIPAZIONE, GIOVANI, MERITO, TERRITORIO.

Vogliamo analizzarle? Primarie, preferenze e partecipazione: sarebbero la perfezione di un sistema realmente partecipativo della popolazione. I candidati si scelgono con le primarie, esprimendo delle preferenze attraverso la partecipazione di tutti. Perfetto. E’ tutto quello che la società civile sta tentando di affermare. Peccato la provenienza. Infatti non è tipico del CD fare primarie. Non ne hanno mai fatte e mai le faranno. L’espressione della preferenza, come abbiamo detto, sono stati loro a toglierla. Partecipazione non è un concetto che li riguarda, se non nel momento del voto, l’unico momento in cui interessa loro qualcosa del cittadino.

Giovani? Merito? Cos’hanno fatto in quattro anni di governo per i giovani? Ed il merito (vedi Acea, Atac e tante altre aziende politicamente gestite) non mi sembra sia stato il criterio base delle migliori carriere o anche delle semplici assunzioni. Territorio? Ma stiamo scherzando? Il territorio difficilmente ha subito negli ultimi venti anni un così immenso tentativo di distruzione, cementificazione, depauperamento. Il Ministro dell’Ambiente precedente legato agli ambienti petroliferi (aziende di famiglia), che autorizza le trivellazioni nel mare (attualmente una settantina lungo le coste, di cui 29 davanti alla Sicilia), o vogliamo parlare della situazione nelle zone di Caserta e Napoli, tanto per citarne qualcuna.

Ultima considerazione. Vado a leggere questi manifesti da vicino e non ci sono simboli di partiti politici. Due soli simboli: “Circolo 100 Giovani” e “Associazione Capitani Coraggiosi”. I partiti no, la gente non ci casca più. Vanno molto le associazioni, i circoli, le liste civiche. Bhè, allora proviamoci, si saranno detti. Chi? I soliti furbi. Basta andare su Internet.

All’indirizzo http://www.circolo100giovani.it/ c’è un sito “under construction”, dove però campeggiano foto di giovani ottimisti, tutti belli e dalla faccia pulita, tutti con il pollice alzato in segno di “OK”, tutti che ballano ma anche che studiano. Insomma, si divertono e sono allegri. Chissà da chi è ispirata un’immagine così. Poi, di lato, tanto per far vedere che sono ottimisti, ballano, studiano però sono anche profondi, viene riportato un pistolotto di Giovanni Paolo II sul non avere paura di ricercare la verità e la santità. Per il resto non c’è nulla. Dovrebbero esserci lo Statuto (ci clicchi, nulla), il “Chi Siamo” (ci clicchi, nulla), gli obiettivi (cavoli, almeno questi: clic, nulla), idem per eventi e notizie. Il tutto alla faccia della trasparenza.

Ma ancora più divertenti sono i Capitani Coraggiosi. Al sito http://www.capitanicoraggiosi.com/, al fianco del logo campeggia bello evidente quello del PdL. Questo è parlar chiaro. Nei loro propositi c’è, indovinate un pò, quello di “…porre al centro della politica il volere degli elettori…”. Per questo, nel “chi siamo” dichiarano espressamente di perseguire gli “ideali previsti nell’art. 1 dello statuto del PdL e di sostenere le iniziative politiche che il PdL deciderà di attuare”.

Chiaro? Però con la volontà dell’elettore posta al centro della politica. Facile, semplice, credibile, interessante, utile al mondo.

Cooooooooosa?

25 Gennaio 2012 2 commenti

Lo giuro. Ultimo post “extra-musicale”.

Però vorrei farvi vedere qualche manifesto che si trova in giro per Roma in questi giorni e che forse non si nota molto. Però è necessario soffermarcisi qualche momento.

 Questo è il primo. E’ a firma PDL, anche se non so bene a quale livello, se nazionale, regionale, provinciale, cittadino o circoscrizionale, visto che il manifesto presenta solo il simbolo del partito. “Ma perchè dobbiamo eleggere sempre le solite facce?”. Caspita!

Loro sono il partito che ha veramente svecchiato la politica negli ultimi vent’anni. E con quali facce nuove fino ad oggi. Breve elenco preso a caso: Schifani, Alfano, Dell’Utri, Sgarbi, Ferrara, Meluzzi, Colli, Zanicchi, Carfagna, Carlucci, Ghedini, Tajani, Zeffirelli, Previti, Brambilla, Gelmini, Bondi, Cosentino, Verdini, solo per citarne alcuni. Per non parlare dell’indotto costituito dallo sdoganamento dell’estrema destra e della Lega che fino al 1993 vivacchiavano nel limbo di un 3-4%.

Chissà quali altre nuove facce ci riserveranno per il futuro. La gente si sarà svegliata dopo l’anestesia di questi ultimi anni?

Ed ora il secondo. Questo manifesto, ricomparso modificato negli ultimi giorni, rappresenta quanto di meglio l’ipocrisia politica possa generare. Nella sua prima stesura, che purtroppo non posso documentare, ma credetemi, il manifesto diceva: “La pazienza dei romani è finita. Contro il Governo dei Tagli”. Poi qualcuno deve averli chiamati e deve avergli fatto notare che il Governo che ha tagliato a più non posso sulle Forze dell’Ordine (così come sulla Giustizia) è stato l’ultimo Berlusconi. Ricordate le interviste ai  poliziotti che denunciavano la mancanza di fondi addirittura per la benzina delle volanti? Per non parlare degli stipendi decurtati dei Giudici.

E allora rapido dietro-front. Nuovo manifesto con una molto più generica richiesta di misure urgenti contro la criminalità. Firmato PDL e “Roma con Alemanno”. Peccato, perchè il sindaco aveva promesso sicurezza a tolleranza zero. E il precedente Governo aveva creato “Roma Capitale”. E allora dove si è fermato questo processo virtuoso?

 

Il terzo qui di fianco è un capolavoro della Propaganda Politica. Porta la firma della Regione Lazio (si, quella presieduta da Renata Zero). Attenzione al Titolone: “Bonus Bebè 2011″. Sottotitolone: “Diamo una mano al futuro”. Nel Corpo: “Un nuovo figlio è la cosa più bella. Noi (sottolineato in grassetto) saremo al vostro fianco”.

Grande!

Poi leggi la parte più piccola, che recita le regole sommarie per accedere al buono: “Hai avuto un figlio nel 2011 ed hai un reddito familiare più basso di 20 mila euro? Richiedi il voucher di 450 euro (!!!!!!!!!!!!) da spendere nei negozi convenzionati”. I punti esclamativi sono miei.

Pazzesco! Cosa si compra con 450 euro? Un pacco di pannolini più o meno da 60 costa tra i 18 ed i 20 euro. Prendiamo buoni i 18. Finiscono in 10 giorni, più o meno. Hai i pannolini pagati per otto mesi. Resta fuori tutto il resto. A partire dal latte. Ed il tutto è dedicato a chi ha un reddito inferiore ai 20 mila euro. Se una famiglia ha un reddito di neppure 20 mila euro, ben altri sono i problemi che le toccherà affrontare, visti i prezzi pazzeschi degli affitti e delle utenze. Per non parlare dell’impossibilità di accedere ad un mutuo per poterla acquistare. E poi  non parliamo della grave inadeguatezza dei  servizi e delle strutture che offre la città a chi ha bambini piccoli.

E’ ovvio che si tratta di un messaggio che maschera come assistenza una semplice elemosina per volgari scopi propagandistici.

E poi mi piacerebbe sapere quali di questi manifesti viene affisso regolarmente e quali in maniera abusiva, imbrattando orrendamente ed inutilmente.

Ripeto, dal prossimo post ritorno a dedicarmi alla Musica.

Auguri a tutti!!!!!

25 Dicembre 2011 2 commenti

Due righe semplici semplici per fare gli Auguri di Buon Natale a tutti, a chi mi segue (eventualmente battete un colpo!) e a chi fosse capitato per caso da queste parti.

Io ho appena messo a nanna tre pargoli tre ben satolli ed anche la mia Dolce Metà è crollata dopo una giornata di spesa e preparativi.

Evviva!

…E Baaaasta!

8 Dicembre 2011 Commenti chiusi

Basta, non se ne può più.

Lo so, tre cose: prima di tutto e’ passato già qualche giorno e forse non e’ più attuale. Pero’ quando l’ufficio assorbe, assorbe. Non faccio il blogger di professione.
Secondo: mi ero ripromesso, anche su consiglio di alcuni affezionati amici, di non parlare più di politica, ma solo di musica e poco più. Ma qui credo che il tema sia più “alto”.  Terzo, ci sono problemi ben più importanti di cui preoccuparsi e questo forse e’ l’ultimo. Ma quando una cosa indigna e fa girare le scatole……..

Il problema e’ un concatenarsi di cause. Prima di tutto il fatto: sabato 4 si e’ riunito il parlamento padano. Durante le seduta i leader politici della Lega hanno ripreso a gran voce il vecchio cavallo di battaglia della secessione, dimenticato giusto giusto il tempo di sedersi sulle comode poltrone romane a gustare la pajata imboccati dalla Polverini.

Un Bossi che diviene sempre più difficile nell’interpretarne le parole gorgoglianti ha parlato di un’Italia sconfitta nella guerra economica e che quindi i padani si devono unire e combattere per il bene della Padania. Per corroborare la tesi ha mostrato una cartina presa da chissà dove, secondo la quale la Padania e’ già normalmente accomunata ai lander tedeschi ed austriaci (si, gli piacerebbe).

Calderoli ci ha regalato la concessione di una secessione morbida, senza traumi ne, fortunatamente, spargimenti di sangue (perché loro hanno milioni di persone pronte a prendere le armi, non dimentichiamolo!!!!!!), sul modello della Cecoslovacchia.

La notizia non ha bisogno, secondo me, di alcun commento.

E qui scatta il secondo problema: praticamente tutti i telegiornali hanno dato ampio spazio al fatto, trasmettendo immagini ed interviste, nella maggior parte dei casi senza mostrare non dico indignazione, ma almeno un minimo di critica.

A mio parere la notizia andava trasmessa così, (e possibilmente senza immaginii, come trafiletto di cronaca):

 ”Oggi, in quell’agorà farsesco definito parlamento padano, che non rappresenta niente e nessuno visto che siamo in Italia e l’unico parlamento rappresentativo e’ quello di Roma, si sono riuniti alcuni esponenti di quel partito di cerebrolesi che si chiama Lega Nord. Partito in caduta verticale nei sondaggi, che li danno dal 12% al 7,5% nel giro di sei mesi, grazie all’essersi resi complici di qualsiasi malefatta parlamentare di Mr. B e per aver dimostrato ai propri elettori di essersi velocemente adeguati ai metodi di governo della seconda (e prima) repubblica (spartizione di poltrone e poteri, e godimento totale dei privilegi della casta).

Questi, nel disperato tentativo di recuperare quattro voti, e nell’ambito di una strategia più ampia all’interno del centrodestra (Mr. B a dare l’appoggio esterno al governo per tutelare i propri interessi e per prendersi gli eventuali meriti e scaricarsi delle responsabilità più gravi, la Lega sfilata a fare opposizione “dura e pura”, tanto risulta ininfluente nella conta dei voti, ampiamente coperti da PD e Terzo Polo), hanno tirato fuori di nuovo il vecchissimo cavallo di battaglia della secessione. Invitiamo gli attuali elettori della Lega (gli ex hanno già capito tutto) a riflettere cinque minuti sui risultati ottenuti dal loro partito in diciassette anni di governo in termini di federalismo, sicurezza, sviluppo dell’economia, riforme, ecc.

Ed ora lo sport…….”

Odio il Powerpoint!

27 Novembre 2011 Commenti chiusi

E’ una notizia uscita sui giornali ai primi di giugno di quest’anno. In ufficio se ne è ironizzato tantissimo.

In Svizzera è nato l’”Anti PowerPoint Party”, un partito che ha come punto essenziale del suo programma quello di far passare un referendum per far bandire la celeberrima applicazione ”Powerpoint”, facente parte della Suite Office di Microsoft (ma il discorso è valido per qualsiasi altro software dello stesso genere), in tutta la Svizzera.

Motivo: secondo una ricerca da loro effettuata, l’utilizzo del software arrecherebbe danni all’economia svizzera per circa 1,7 miliardi di euro. Inoltre, da un sondaggio promosso tra i lavoratori elvetici, l’85% di questi si direbbero annoiati e privati dello stimolo creativo.

La sua dichiarazione d’intenti è chiara: «Frenare il fenomeno del tempo perso nell’economia, nell’industria, nella ricerca e nelle università».

Perchè ne tratto oggi? Semplice. E’ TUTTO VERO! Lavoro in un’azienda dove, a cadenza periodica, le migliori menti (a tutti i livelli), e anche qualcuna delle perggiori, perdono decine e decine di ore di lavoro, lasciando indietro spesso un arretrato spaventoso, per compilare presentazioni colorate, piene di contenuti di tutti i generi, che diventano volta dopo volta sempre più complicate, dove la maggior parte del tempo viene speso a spostare colonnine, a scegliere la gradazione giusta di azzurrino o di grigetto, dove un’errore di livello tra due colonnine si trasforma in un dramma collettivo, dove la presentazione viene trasferita da un soggetto all’altro e diventa oggetto di riunioni infinite dove ognuno dice la sua, dove ogni volta si ricomincia da capo ad esaminare, a controllare, a rileggere. Ed ogni volta che pensi di aver finito, opplà, si ricomincia da capo. E questo per sette-otto volte all’anno.

Due costanti di tutto questo “bailamme”:

1°) non importa quando inizi a lavorarci, può essere quindici o tre giorni prima della scadenza, comunque ci si lavora con ritmi frenetici fino a cinque minuti prima della riunione fatidica.

2°) non importa quali siano le tue mansioni, i tuoi compiti o le tue scadenze in quel periodo: conta solo “la presentazione”! 

Ma come facevano le azienda prima di questo software? Le disegnavano a mano? Forse le riunioni erano un tantino più noiose, però magari si pensava più al contenuto ed alla dialettica con cui trasmettere il messaggio, che all’”estetica” della slide.

 Lo so, molti non ragionano così. Tra non più di due ore dalla pubblicazione di questo post troverete sicuramente una risposta del mio capo (mio assiduo lettore), grande teorico e soprattutto pratico del PPT, che confuterà con dovizia di particolari la mia tesi.

Io però all’APPP mi ci iscrivo! L’adesione è gratuita e poi sul sito

http://www.anti-powerpoint-party.com/it

c’è una spassosissima gallery delle “slide horror” inviate da agenti del partito infiltrati nelle aziende che ne fanno uso smodato.

Bye Bye Mr B

13 Novembre 2011 2 commenti

Non ne ho scritto fino ad oggi perchè non mi sentivo affatto tranquillo. E non lo sono tuttora. I colpi di coda dei caimani sono famosi per la loro forza e rapidità (la metafora non è mia, c’è una bellissima vignetta sulla prima pagina de “Il Fatto Quotidiano” che or ora sta andando nelle edicole).

In questi ultimi giorni c’era un’atmosfera da vigilia di finale di Coppa del Mondo di calcio, quando sai che la tua squadra ha praticamente la coppa già in mano ma vuoi aspettare il fischio finale per gioire veramente.

Ecco, l’arbitro ha appena fischiato.

Ma non gioisco solo io! Quando mai in Italia si era visto che un Primo Ministro rassegna le dimissioni e la gente scende per le strade a far caroselli?

Non solo: la gente era in attesa già da stamattina, riunita intorno ai palazzi che contano, dal Parlamento al Quirinale, da Palazzo Grazioli al Senato. Un’happening meraviglioso, tutti che aspettavano la lieta notizia. Tutti preoccupati che all’ultimo momento ci fosse un colpo di scena.

Invece l’uomo delle Grandi Balle una volta tanto ha tenuto fede a quanto promesso e lemme lemme, tra un fischio ed un lazzo, se n’è salito al Colle rassegnando le dimissioni. Poi è uscito da una porta secondaria, dimostrando il Grande Coraggio nell’affrontare una folla che ha provato (e ricordiamo con tutti metodi assolutamente democratici) a fargli capire che la musica è cambiata.

Che non basta più avere una montagna di canali televisivi controllati direttamente ed indirettamente per avere un popolo ritenuto a torto “bue” ai propri piedi. Che i mezzi di comunicazione alternativi e super-diffusi (Internet, i Blog, tanti giornalisti anche televisivi ed una nuova stampa non asservita e, a suo modo, anche Sky e molto altro ancora) hanno permesso una circolazione di notizie ed idee che hanno contribuito in maniera decisiva a formare una nuova cultura del dire “Basta!” e farlo sentire forte, molto forte.

Ora è tutto piuttosto nebuloso. Ce la faremo a portare avanti ciò che credevamo possibile alla fine della Prima Repubblica, senza cacciarci di nuovo nell’orrore della Seconda?

Vedremo, io sono abbastanza fiducioso.

Non voglio annoiarvi con altro. Ce ne sono già tanti che parlano di questo. Per ora GODO!

PS: Ho inciso una puntatella di “NumeroZero” (esattamente la n° 24) dedicata all’evento. Per chi fosse interessato, questo è il link per ascoltarla (prima o poi riuscirò a mettere questo benedetto link sul blog)

http://www.spreaker.com/page#!/show/il_mio_primo_show_radiofonico_915_21

 

My Own Private 9/11

12 Settembre 2011 Commenti chiusi

twinAndammo a pranzo a cuor leggero. Era una di quelle mattinate di settembre appena rientrati dalle ferie, in cui ancora ti prendi in giro che il lavoro e’ una situazione solo momentanea e presto tornerai al sole e al mare. E allora ti perdi nel raccontare a tutti quello che hai fatto, e gli altri fanno lo stesso con te.

A tutto si pensava, tranne che al ritorno il mondo sarebbe stato diverso.

In quel periodo lavoravo per una televisione che trasmetteva i suoi contenuti attraverso cinque canali via satellite. Uno di questi trasmetteva notizie 24 ore al giorno, in un tentativo  di somigliare alla CNN, pero’ senza soldi e senza mezzi. Ma nel nostro piccolo si faceva un lavoro più che egregio. Oggi quei ragazzi, che tutti i giorni ci raccontavano i fatti del mondo dopo aver preso insieme un orribile caffe’ alla macchinetta, sono sparpagliati più o meno in tutti i telegiornali importanti del paese.

Quel giorno rientrammo da pranzo e non c’era la solita animazione un tantino sfaccendata del post-pranzo: chiacchiere, gente che si salutava dopo tre-quattro settimane che non si vedeva, o troupe che s’incrociavano di ritorno ed in partenza per chissà dove. Li per li io e la mia banda di amministrativi non ci facemmo caso. Andammo alla macchinetta del caffè, nel bel mezzo dell’area di produzione. Di nuovo nessuno. Poi un paio di ragazze volarono letteralmente con delle cassette in mano tra l’area di montaggio e la regia. Qualcosa non quadrava.

Salimmo nei nostri uffici. Entrai nella mia stanza richiamato dallo squillo del mio telefono. Risposi ma con un attimo di ritardo, più o meno al settimo-ottavo squillo. Dall’altro capo avevano già agganciato. Misi a posto il ricevitore accomodandomi sulla mia poltroncina e solo allora buttai un occhio sullo schermo da pochi pollici inchiodato alla staffa all’angolo della stanza sotto il soffitto (non poteva trovarsi in una posizione troppo comoda per la visione, altrimenti si perdeva in produttività e – dimenticavo – trasmetteva solo i nostri canali).

Non realizzai immediatamente. Si vedeva uno squarcio in una struttura molto geometrica. Dallo squarcio usciva fumo, ma non tantissimo. Come fosse una ciminiera. Ma usciva lungo tutto il fronte di quella ferita inferta in qualcosa di forte ma fragile al tempo stesso. Ed era scuro, nero quasi. Rimasi a bocca aperta. Come quando vedi qualcosa di talmente surreale che non ti occupi subito di mettere in fila le informazioni giuste per comprendere.

Poi focalizzai una scritta bianco su rosso in basso, vicino al logo della CNN: “breaking news: attentato alle Twin Towers”. Contemporaneamente la voce del mio amico Antonello dall’altoparlante riferiva in maniera concitata della segnalazione appena ricevuta dalle agenzie di un attentato al Pentagono, sempre attraverso un aereo suicida. Aereo suicida? “Aereo suicida” è un piccolo aereo da turismo dove un matto sale a bordo e lo dirige dritto dritto sul suo obiettivo. Ma quello che si vedeva era un boeing, e quanta gente c’era dentro? Ma com’è successo?

Da li in poi e’ storia conosciuta, vista e rivista con i metodi televisivi più classici. Replay rallentati neanche si fosse trattato del goal di qualche grande campione, plastici ricostruiti in studio, talk show e bla-bla-bla in genere. Le immagini riproposte da tutte le angolazioni.

Quello che mi resta impresso a fuoco nella mente di quella giornata e’ l’incredulità come sentimento generalizzato, e’ l’abbraccio forte ad una collega ai limiti delle lacrime cercando il più possibile di rassicurarla, che no, non era la terza guerra mondiale, ma qualcosa di più estremo e vigliacco. E, ovviamente, l’impossibilità di lavorare per il resto del pomeriggio. Sembrava uno di quei film di genere “catastrofico”, dove la gente si trova in capannelli nei pressi di un qualsiasi televisore. Mi spostavo da un ufficio all’altro, tentando di riordinare le idee, di capire. Dovunque visi immobili, sguardi incollati ai video. E quelle immagini del secondo aereo che entrava nella Torre ripresa da ogni angolazione, che le tv si erano già piazzate con le telecamere, e riproposta continuamente, ossessivamente.

E dopo un’ora le immagini dei crolli. E la gente che fuggiva inseguita dalla nube di polvere. E la certezza definitiva che chiunque fosse ancora dentro non potesse avercela fatta.

Tremila persone, tra gli impiegati delle Torri, passeggeri degli aerei, dipendenti del Pentagono, oltre 400 tra pompieri e soccorritori vari.

Poi subito la versione ufficiale. Nel giro di poche ore già si sapeva tutto. E si capì subito che il nuovo nemico degli anni duemila era stato trovato. Buono per fomentare teste ignoranti. Ed in nome di due guerre dichiarate allo scopo di esportare democrazia, altre migliaia sono state le vittime tra militari e civili ed enormi le risorse sprecate. Tutto talmente marcio da giustificare qualsiasi dubbio e qualsiasi altra teoria. Fino all’epilogo della morte di Bin Laden e relativa nebulosa  ”sparizione” del corpo.

Già, la teoria “complottista”. Teoria basata sulla rilevazione di incongruenze tra la versione ufficiale ed osservazioni di fatti avvenuti in quella giornata. Fatti mai ben spiegati. Così come non è mai stato spiegato perchè gli americani andarono all’ONU a raccontare gran frottole sulle armi di distruzione di massa di Saddam. Insomma, tutte considerazioni sulle quali è inutile entrare.

Però certo, osservare la cerimonia trasmessa in diretta tv (e, tra l’altro, densa di retorica grazie alla giornalista conduttrice, nonostante gli sforzi di Di Bella e Rampini – subito zittito nel momento in cui ha tentato di far aleggiare la teoria “complottista”) e vedere Bush aggirarsi nel memorial appena costruito mi ha lasciato come un senso di inquietudine.

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