Archivio

Archivio per la categoria ‘Cinema’

Rogue One!!!

20 Dicembre 2016 Nessun commento

La Disney tiene fede agli impegni presi con i fan della saga di Guerre Stellari e pubblica il nuovo capitolo.

Non è il primo spin-off ufficiale. Se ricordate bene qualche anno fa, si era a metà degli Ottanta, uscirono due film, o meglio due tv-film per ragazzi, prodotti sempre dalla Lucas Film e che avevano come protagonisti gli Ewok, quei simpatici orsacchiotti cui tanto la Ribellione deve nell’episodio VI. Ma non li ricordo come qualcosa di fondamentale, forse solo per i super-fan.

Invece “Rogue One: A Star Wars Story” è più di un semplice spin-off. Si tratta, a mio parere, di un film della saga ufficiale a tutti gli effetti. Si colloca, temporalmente, tra episodio III ed episodio IV. Racconta in maniera estesa di quel manipolo di eroi che riuscì a rubare i piani della Morte Nera e di cui si narra nelle prime righe del rullo iniziale di “Star Wars” o “Una Nuova Speranza” che dir si voglia. Ed allora in breve qualche considerazione, come per l’uscita dell’episodio VII qualche tempo fa (vedi “Che La Forza Sia Con Noi” – dicembre 2015).

1) Parto con la considerazione di base: il film è strepitoso, divertente, avvincente ed emozionante. Tutto ciò al di là ahimè dell’ecatombe finale, perché comunque riesce a farti affezionare rapidamente ai nuovi personaggi, molto ben miscelati: dall’eroina muscoli nascosti e cervello al capitano di ventura, dall’ammutinato senza nulla da perdere al droide riprogrammato, dal guerriero shaolin cieco al rambo del futuro. Dopotutto se nessun componente della squadra “Rogue One” fa parte dell’episodio successivo, a parte il problema temporale di un prequel di un film uscito quarant’anni prima, un motivo ci deve essere. La trama, rispetto all’episodio VII è meno facile ed “occhieggia” meno ai piccoli fan. Non mancano i momenti d’ironia lasciati al droide del film che si rivela sempre molto disponibile a fornire percentuali a sfavore degli eroi e che poi alla fin fine, visto il finale, un po’ di sfiga porta. Inoltre il film riesce ad appassionare senza ricorrere a spade laser ed alla Forza, di cui si fa un gran parlare ma la cui potenza non influenza la trama come in altri episodi.

2) Il cast è ottimo e, oltre ai protagonisti, infarcito di piccole interpretazioni di pregio: Forest Whitaker in versione un po’ guerriero un po’ pirata, con cicatrici e menomazioni per le tante battaglie e Riz Ahmed, attore e rapper inglese di origini pakistane, candidato tempo fa anche al Golden Globe, nel ruolo di un pilota ammutinato dell’Impero.

3) Come per il precedente dello scorso Natale, spiccano le ambientazioni. I pianeti intelaiati nella trama sono parecchi e giuro che nella prima mezz’ora di film si rischia di perdercisi, ma le ambientazioni lasciano senza fiato. Si va dal pianeta desertico all’avamposto sperso nel nulla galattico che sembra estratto da Nirvana di Salvatores, per arrivare al pianeta dove si svolge lo scontro epico finale e che sembra un paradiso tropicale con architetture avveniristiche e cascate sospese in mezzo al mare.

4) La trama è infarcita di riferimenti all’attualità. Il primo sonoro scontro avviene in una città dichiaratamente riferita al Medio Oriente. Una via di mezzo tra Gerusalemme e Aleppo, dove si spara senza esclusione di colpi. L’indecisione nel Gran Consiglio della Ribellione tanto somiglia alle difficoltà di parecchi governi attuali.

5) Così come parecchie sono le citazioni da altri film: si va da “Quella Sporca Dozzina” a “Platoon”, dal già citato “Nirvana” o forse meglio “Blade Runner” a  ”Furia Cieca”, oltre a richiami a Sergio Leone.

6) Ultimo punto sulla produzione: si nota un uso abbastanza marcato della computer grafica nel far rivivere alcuni personaggi della saga. A parte ovviamente Darth Vader, qui in versione più da burocrate che da braccio armato dell’Imperatore. Per lui basta camuffare adeguatamente un omone ed il risultato si porta a casa. Però il Governatore Tarkin (Peter Cushing) ed una giovanissima Leia fanno tanto effetto “Polar Express”. Soprattutto Leia. Sarà questo il futuro della saga? Mega film in cui far rivivere attraverso la computer grafica tutti i personaggi della storia, Luke, Han Solo e tanti altri nel loro momento di maggior splendore? Non penso mi piacerebbe. Si verrebbe a perdere quel lato umano che certe interpretazioni hanno regalato, contribuendo a fornire spessore ad un universo fantastico nel quale ormai ci immergiamo da parecchi anni con grande soddisfazione.

Che La Forza Sia Con Noi

22 Dicembre 2015 Nessun commento

Sempre da non addetto ai lavori, ma come fan “sfegatato” della Saga di Star Wars, una serie di piccole e brevi considerazioni senza importanza…

1) Ci sono stato e, devo dire la verità, pensavo una ressa maggiore. Evidentemente la prevendita ha tenuto lontani quelli che ambivano ad acquistare il biglietto al botteghino. Però anche la sala non era piena, anzi parecchi posti risultavano invenduti. Il tutto in un cinema in zona popolare di domenica pomeriggio al primo spettacolo. E’ vero, c’era la Roma in campo, comunque……

2) Punto di partenza: un qualsiasi minuto dell’episodio VII vale più di episodio I e II messi insieme. Il III potrebbe strappare un pareggio, ma in quella trilogia il punto debole era il plot basato sul Cattivo. C’è poco da fare, paga poco.

3) Non male la commistione tra cast vecchio e nuovo, anche se Leila sembra mia zia (difficile immaginare mia zia Generale della Ribellione) e Luke appare per 4/5 secondi nell’ultima sequenza e sembra Alan Parsons. Harrison Ford è invecchiato, ma in stile Sean Connery, e si mangia cast vecchio e nuovo per colazione. Il film s’illumina nel momento in cui entra in scena insieme a Chewbecca e brilla finché resta in scena.

4) Il nuovo cast è un po’ “Hunger Games” (l’eroina), un po’ “Politically Correct” (l’assaltatore che si ribella), un po’ “paraculo” (il pilota Dameron che la scampa sempre, anche nella situazione più complicata, tra l’altro interpretato brillantemente da Oscar Isaac, il Llewyn Davis dei Coen – ecco un esempio di giovane attore poliedrico).

5) Una cosa che qualcuno potrebbe spiegarmi: alla fine dell’episodio VI muoiono Darth Vader e l’Imperatore, e tutti i mondi festeggiano con parate e fuochi d’artificio. I Buoni trionfano ed i Cattivi fanno una brutta fine, come nel più classico dei film d’avventura. E allora, se la storia si svolge 30 anni dopo, com’è che la Ribellione è sempre Ribelle? E’ vero, i nuovi cattivi del Primo Ordine (chiaramente fascisti nell’animo, quando si parla di Ordine lì si va a finire) parlano spesso di combattere la Repubblica, perciò qualcosa è cambiato ma non come evidentemente speravano i nostri Eroi della seconda trilogia.

6) La trama è avvincente, ma….. alla fine appare come una scopiazzatura dell’episodio IV: c’è (stavolta) una ragazza che vive quasi d’espedienti su di un pianeta deserto, un droide che contiene un segreto fondamentale e che deve essere urgentemente restituito alla sua padrona, voli nello spazio, rapimenti stellari, peripezie e liberazioni spettacolari per riportare il segreto a casa, una nuova Morte Nera più grande e terribile della precedente ma incautamente più debole e facilmente attaccabile.

7) Il film è ricco d’ironia, il che lo rende molto più godibile di una pesante storia di fantascienza (ad esempio “Dune”, tanto per dirne una). Si ridacchia parecchio, soprattutto grazie alle battute di Han e di Dameron. In qualche caso l’ironia è anche non voluta, come nel momento in cui il Cattivo di turno Kylo Ren, apparentemente molto potente, decide di togliersi la maschera. Il volto che appare (labbroni alla Mick Jagger e nasone da combattimento del bravissimo Adam Driver – tra l’altro anche lui nel cast di “A Proposito di Davis”, era quello che faceva le voci strane su “Please Mr. Kennedy” e che per un po’ ospita lo spiantatissimo protagonista) fa pensare più al “rimettiti la maschera” da cinema di 2^ o 3^ visione che al terrore che dovrebbe generare.

’8) Il film è realizzato meravigliosamente. Gli effetti speciali sono fantastici, e questo sarebbe il minimo visti i mezzi oggi a disposizione. Ma la cosa più bella sono le ambientazioni. Il cimitero delle enormi navi da guerra sul pianeta della protagonista è grandioso, e così tutto il resto.

9) La Forza, la Vera Forza che aleggia su tutto il film e ne permea ogni secondo di pellicola ed ogni battuta è quella della Disney. Il Gigante dell’intrattenimento ha preso in mano la situazione e, se da una parte, da garanzie a noi cultori sulla riuscita e soprattutto sulla regolarità dei prossimi episodi (sono previsti gli episodi VIII e IX nel 2017 e nel 2019 e ben tre spin-off con ambientazione “Star Wars”), dall’altra crea delle semplificazioni meno digeribili, dai personaggi leggermente stereotipati alla stessa trama: la protagonista fino ad un attimo prima non aveva alcun sentore della Forza, il tempo di accompagnare ai servizi mio figlio (trenta secondi?) ed al ritorno tutto le si è svelato e combatte con la spada laser come un veterano Jedi. Troppo facile….

Categorie:Cinema, Spettacoli Tag:

Weekend In Sala

18 Dicembre 2015 Nessun commento

Curioso il mio ultimo fine settimana: per parecchio tempo mi sono tenuto alla larga da teatri e/o cinema. Poi, recentemente, ho scoperto in E (mia figlia quindicenne) un’ottima baby-sitter per il piccolo A, perciò ci siamo concessi con la mia dolce metà qualche piccola “fuga”.

Questo per quanto riguarda il caso B). Per gli altri due casi abbiamo approfittato della splendida idea di alcuni genitori della classe del piccolo A che hanno deciso di organizzare la festa di compleanno dei figli al cinema o al teatro.

Ed allora ecco a voi la cronaca (da non addetto ai lavori) di un weekend inusuale e molto divertente.

A) “Il Viaggio di Arlo” di Peter Sohn   (Walt Disney/Pixar, sabato 12 dicembre mattina)

Disney è Disney, c’è poco da fare. Film per bambini moderno (vale a dire alla fin fine è anche per grandi). Plot essenziale: l’ipotesi di base è che il famigerato meteorite, cui gli scienziati attribuiscono la scomparsa dei dinosauri, modifichi la sua corsa ed i grandi rettili lo vedono passare sulle loro teste. Niente più estinzione. Qualche migliaio di anni dopo i dinosauri sono la specie imperante sulla Terra e si sono evoluti, tanto da costruirsi rifugi, coltivare il grano, conservarlo e riuscire ad affrontare anche gli inverni più rigidi. Arlo è il terzogenito di una simpatica famiglia di apatosauri. e soffre la vicinanza dei fratelli più grandi. Ne accadono di tutti i colori finché il piccoletto si trova sbalzato a centinaia di chilometri di distanza da casa e deve intraprendere un pericoloso ed avventuroso viaggio di ritorno a casa durante il quale troverà come alleato un piccolo umano con il quale stringerà un forte rapporto di amicizia.

Il bello del film? E’ un Pixar e la resa cinematografica è strepitosa come al solito. Non riesco a capire più perché continuino a chiamarli “Cartoni”. L’immagine digitale è definita all’inverosimile e la dove lo schermo riproduce un paesaggio, questi risulta assolutamente indistinguibile dalla realtà. Poi la storia è sicuramente piacevole, ben girata e con la giusta dose di ironia e avventura.

Il brutto del film? Più di ogni altro Disney, il film è un pout-pourri delle tristezze in cartone animato: muore un genitore (come nel “Re Leone” o in “Bambi”, in “Frozen” morivano tutti e due), durante la sequenza della separazione tra i due protagonisti, lucciconi a perdita d’occhio tra il pubblico, per non parlare della mamma distrutta dal carico di lavoro che grava quasi completamente sulle sue spalle.

B) “Slurp” di e con Marco Travaglio (Teatro Vittoria, sabato 12 dicembre, sera)

Il nuovo lavoro di Marco Travaglio, in scena insieme alla bravissima Giorgia Salari, racconta le nefandezze dell’informazione tutta (tv e giornali) troppo spesso intenta a servire ed omaggiare il potente di turno, senza distinzione di schieramento politico, vuoi per garantirsi un posto al sole o qualsivoglia tipo di tornaconto o anche semplicemente per la “pagnotta”.

Il quadro che ne esce è assolutamente desolante. Ma il direttore de “Il Fatto Quotidiano” gestisce il tema in toni spesso gustosamente farseschi, con una scelta di tempi e di ritmo narrativo veramente divertente: dalla lettura parallela degli articoli sugli sport praticati da Mussolini e da Renzi ai “tormentoni” su Ferrara e Vespa. Meno serioso (e pesante) che in precedenti produzioni, Travaglio riesce a tenere la scena per quasi tre ore di spettacolo senza annoiare neanche un minuto.

C) “Bubbles” di e con Marco Zoppi (Teatro Vascello, domenica 13 dicembre) 

Domanda: è possibile lavorare settanta minuti su di un palco facendo esclusivamente bolle di sapone? Risposta: assolutamente si. Marco Zoppi, coadiuvato da Rolanda Sabaliauskaite, giovanissima illusionista lituana, presenta uno spettacolo frizzante, divertente, coinvolgente e dal grande ritmo con il solo ausilio di acqua saponata e gas colorato per dare spessore, profondità e forma al gioco che ha coinvolto sicuramente tutti, bambini di ieri e di oggi.

Con grande mimica facciale e tanta esperienza sul palco nonostante la giovane età, Zoppi ha realizzato una serie di numeri a tema accompagnati da un’ottima colonna sonora (tra cui un’appropriata e affascinante “Mercy Street” di Peter Gabriel), tutti con lo stesso canovaccio: alla prima bolla di sapone prodotta lo spettatore (parlo per me) fa “bhè, questo lo so fare anch’io”. Da quella successiva si va invece su di un altro pianeta e tutto diventa complicato e magico al tempo stesso. Ma come fa? Quelle si muovono, sono instabili assolutamente, eppure lui le tiene in piedi per una quantità enorme di secondi. Ci gioca a ping-pong, ci avvolge le persone, ne fa simpatici lumi, le sovrappone e le scompone. Insomma, mirabolante!

Roger Waters ” The Wall”

4 Ottobre 2015 9 commenti

Dei Grandi Gruppi nati sul finire degli anni sessanta e poi esplosi negli anni settanta i Pink Floyd per me sono stati sempre un mezzo gradino al di sotto degli altri. Gli “altri” sono Genesis, Yes, Led Zeppelin, Jethro Tull e Deep Purple. I King Crimson fanno loro buona compagnia.

Insomma, come dall’energia di Led e Deep e dal “fantasy” di Yes e Genesis si passava a cose più intellettuali e concettuali, cominciavo ad avere difficoltà. Infatti dei Pink Floyd adoro il periodo “commerciale”, da “The Dark Side of the Moon” in poi, mentre mi riescono ostici tutti i primi album (“Ummagumma”, “Atom Heart Mother” e “Meddle”). Poi sono pazzo per “Arnold Layne” e quelle prime cose con Syd Barrett, ma questo è un altro discorso.

“The Wall” è un discorso a parte. E’ un’Opera. E’ angosciante, pesante, straniante, purulenta, inquietante (e mi fermo qui). Ma Grandiosa. Tra i migliori brani scritti in assoluto. “Confortably Numb”, “Hey You” e tutta la suite iniziale con il leit motiv di “Brick” (tre parti) non possono lasciare indifferenti. La trama non può lasciare indifferenti. L’immedesimazione è pressoché totale: un muro per difenderci/escluderci prima o poi ce lo siamo costruiti tutti. Le emozioni che si provano ascoltando “Mother” o il canto monocorde dei bambini sono già dentro di noi. Ed il “Muro” è sbagliato per principio. Ce ne sono più oggi di trenta anni fa.

Sul disco c’è poco da discutere.

Dopo “The Wall” i Pink Floyd non saranno più la stessa cosa. Roger Waters se ne andrà nel 1985 mentre gli altri tre ingaggeranno una discreta battaglia legale per poter continuare ad utilizzare il nome. Una volta vinta daranno ancora alle stampe due album (“A Momentary Lapse of Reason” e “The Division Bell”) oltre a vari album dal vivo e, postumo alla morte del tastierista Richard Wright, all’ultimo “qualcosa” uscito quest’anno (“The Endless River”). Dall’altro lato Waters pubblicò l’ultimo vero disco solista (“Amused To Death”) nel 1992, campando di rendita sullo show di “The Wall” (prima esibizione alla caduta del Muro di Berlino sulla Postdamer Platz nel 1992) portato più volte in tour ininterrottamente dal 2010 al 2013. per  219 concerti ed oltre 4 milioni di spettatori per un incasso complessivo di mezzo miliardo di dollari.

E finalmente, eccoci al film, anzi all’Evento. Avete presente questa nuova branca del business dei cinema? Strangolati dai siti che pubblicano i film in contemporanea con le uscite nelle sale e con una qualità più che discreta, con i costi sempre più enormi delle strutture elefantiache dei multisala, oltre a farci pagare 10 euro un popcorn propongono ogni tanto degli Eventi, praticamente esclusivi. La proiezione in contemporanea mondiale e per un solo spettacolo unico e irripetibile di un concerto di una certa rilevanza (ad esempio quello dei Led Zeppelin per la festa dell’Atlantic) è uno degli Eventi tipici. Addetti ai lavori mi dicono che oggi si parla di un 10% del fatturato per un’attività iniziata solo da qualche anno.

Così si paga qualcosa in più ma, e per me era la prima esperienza, hai effettivamente la sensazione di vivere qualcosa di unico. E devo dire che assistere al film in quarta fila (la prima possibile) centrale ha contribuito a rendere l’esperienza avvolgente e profonda.

“Roger Waters – The Wall” unisce l’Opera integrale, ripresa da quattro concerti (Quebec City, Londra, Atene e Buenos Aires), ad una piccola fiction. Anzi, più che una fiction direi un “reality”: il viaggio del protagonista (non Pink, ma proprio Roger Waters) dalla sua casa nella tranquilla, è un po’ tetra, campagna inglese, alla ricerca dei luoghi dove morirono il nonno (in Francia durante la I Guerra Mondiale) ed il padre (ad Anzio, durante la II). Il viaggio rappresenta per Waters l’occasione per una riflessione sul tempo che passa, sul disastro di qualsiasi guerra e sui danni che provoca ancora a decine di anni di distanza. Ma l’atteggiamento, in generale drammatico e toccante (in particolare nella visita dei cimiteri di guerra e nel racconto della morte del padre che Waters fa ad uno spaesato barista francese che non capisce una sola parola) è contrappuntato da piccole isole di humor tipicamente inglese.

E poi sono spettacolari i rientri sul concerto. Come l’iniziale, con Waters che suona la tromba davanti ad un monumento mentre dietro di lui l’ombra di un bombardiere incombe sempre più, e quando il motore romba in maniera assordante esplode l’attacco dell’Opera sul palco. Fantastico!!! Oppure il ritorno sul palco passa attraverso il passaggio per i corridoi, anch’essi un po’ tetri) di una casa vittoriana.

Sul palco poi è vero spettacolo. Coinvolgente ed entusiasmante. Anche la seconda parte dell’Opera, più baroccheggiante della prima, riesce a non pesare più di tanto nel crescendo parossistico che porta poi al crollo del Muro finale. Anzi, con le immense possibilità della tecnologia attuale, che permette di usare tutta la superficie del muro per proiettare immagini, queste esaltano ulteriormente lo show e la sua godibilità cinematografica. E poi i costumi, i pupazzoni, le luci ed i fuochi artificiali, i bombardieri che aprono le loro pance e scaricano sul mondo svastiche, stelle&strisce, falci&martelli, stelle di David, mezzelune, simboli della Mercedes ed altre armi di distruzione di massa.

Inoltre, e questa è la più grande sorpresa, Roger Waters smette finalmente i panni del P.I.P.S.N.I.M. (“Palloso Ipocondriaco Perennemente Scazzato Nonché Interiormente Macerato) per trasformarsi in un settantenne animale da palcoscenico. Salta e zompetta da tutte le parti, ridacchia, saluta il pubblico (che prima odiava), balla con i bambini durante “Brick Pt. 1″, scambia sorrisi e sguardi d’intesa con i suoi intabarrati musicisti, cambia costume, canta, suona basso e chitarra, urla, insomma da l’impressione di godersela un mondo. E lo trasmette anche via pellicola.

Tecnicamente un concerto molto molto ben girato. Non c’è assolo che non sia ripreso in primo piano, così come qualsiasi altro passaggio musicalmente degno di nota.

E poi, dulcis in fundo, al termine del film una vera e inaspettata “chicca”. A dir la verità la mia idea era quella di uscire, come al solito, sui titoli di coda. Ma gli altri amici mi hanno invitato ad aspettare. E devo dire che ne è valsa la pena. “The Naked Truth”, proiettato in coda, è una chiacchierata tra due vecchi amici, Roger Waters e Nick Mason (batterista dei Pink Floyd) che, usando domande fatte dai fan via Internet, ne approfittano per raccontare, in maniera molto “british” e con grande humor, alcune storiche verità. Tra queste:

1) i Pink Floyd non si rimetteranno mai più insieme, almeno gli attuali sopravvissuti. Waters non ne ha nessuna intenzione e non ha rimpianti. “Dammi una ragione per cui dovrei farlo” fa Waters e  Mason, di rimando, “Almeno per farmi uscire ogni tanto di casa”.

2) con David Gilmour non hanno litigato. Si sono semplicemente allontanati.

3) “Confortably Numb” è stata creata in studio per esigenze di trama.

4) C’era competizione con gli altri gruppi degli anni settanta? La risposta è “frase dell’anno”: “E perché? come potevi metterti in competizione con quelli che sapevano suonare veramente?”

Qualche ultimo commentino sui bei tempi con Syd Barrett, e poi tutto termina dopo due ore e mezza abbondanti passate in un attimo.

Insomma, attendo con ansia l’uscita del DVD.

….mi manca molto….

5 Giugno 2014 2 commenti

….un link per un video (ed un bellissimo brano) che lo ricordano….
http://www.youtube.com/watch?v=I5DzSfAiDUc

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un Pomeriggio Entusiasmante…

10 Maggio 2014 2 commenti

Martedì scorso (6 maggio), nella sala d’essai del Cine Circolo Romano, c’è stato un evento speciale, del quale, in qualche modo, sono stato tra gli organizzatori.

In brevissimo: un amico, responsabile della programmazione, mi ha chiesto un’idea per completare una rassegna di film musicali. Vista la mia passione per “Orfeo 9″ ed i miei contatti (pochi, ma buoni), ho fatto solo il classico “2+2″.

Ho messo in contatto il mio amico con l’assistente del Maestro Tito Schipa Jr e tutto è stato molto semplice. Anzi, tutto è andato meglio di ogni più rosea aspettativa: alla proiezione ha partecipato, per rispondere alle domande che inevitabilmente la visione del film ha generato nel pubblico, il Maestro in persona ed alcuni suoi collaboratori. Tra questi Ermanno Manzetti, che ha curato il restauro del film e la realizzazione di un dvd di prossima uscita che si annuncia decisamente succulento: il film restaurato, l’audio migliorato e, soprattutto, contenuti speciali pazzeschi, tra cui la versione che andò in scena al Sistina a gennaio del 1970, ricostruita attraverso una registrazione dell’audio fatta tramite un registratore poggiato sulle gambe della madre dell’Autore presente in teatro (secondo quanto racconta egli stesso nel libro del “Making Of…” questa risulta essere l’unica documentazione prodotta in quei giorni memorabili) e poi “animata” attraverso immagini filmate, foto, ed altro.

Chi scrive ha poi avuto l’onore, in apertura dell’evento, di raccontare qualcosa per introdurre il film, soprattutto dal lato musicale. E, soprattutto, il piacere di ricevere l’apprezzamento da parte dell’Autore per essere riuscito a trasmettere al pubblico l’emozione che provo per l’Opera.

E, alla fine, un ricordo indelebile……

Anteprima!

14 Dicembre 2013 Nessun commento

Ogni tanto mi dedico al Cinema. Molto raramente. Come al solito non ne ho le competenze per parlarne in maniera sensata. Allora racconto qualcosa che mi ha colpito. Così, giusto per diffondere…

Sabato scorso il mio piccolino A (5 anni) è stato invitato ad una festa di compleanno di una suo compagna di classe. Una festa molto originale. In un cinema di Roma è stata organizzata una visione privata in anteprima assoluta di “Frozen”, il film d’animazione Disney per il Natale 2013. Il film è in uscita nelle sale il giorno 19 di questo mese.

E allora ne parlo brevemente in virtù di due fatti: innanzitutto una volta tanto ho una notizia in anteprima e allora la pubblico. Secondo, grazie ai miei tre figli (15, 13 e 5 anni) sono almeno dieci anni che il 90% dei film visti al cinema sono film per ragazzi. Durante la crescita dei miei “grandi” siamo passati dal cartone animato al “Signore degli Anelli” ai Supereroi. Ora il mio grande predilige gli sparatutto e quelli horror/thriller, per cui sono praticamente tagliato fuori. Ok, cresce.

Insomma, sui film del genere sono decisamente un’autorità.

E allora qualche brevissima nota. “Frozen” è il classico film Disney di ultima generazione: rivolto ai piccoli e piccolissimi ma indirizzato in maniera chiara anche ai genitori. Battutine incomprensibili per i bambini riscuotono invece un discreto successo nei grandi. Il disegno è quello dei classici Disney (da “La Bella Addormentata” a “Cenerentola”) ma aggiornato grazie alle impressionanti meraviglie della tecnologia. Le canzoni danno la sensazione di essere parecchio ingombranti, tanto che, almeno nella prima parte, sembra di assistere ad un musical.

State vicini ai bimbi, perché nei primi venti minuti succede il peggio di tutto e, in alcuni momenti, la trama riesce persino straziante (non anticipo nulla): qualche singulto si sentiva per la sala, non so se proveniente dai bambini o dai genitori.

La trama in brevissimo: due sorelle, figlie del re e della regina di un regno sperduto in un fiordo di un qualche paese nordico, vengono divise da piccole a causa del potere di evocare il ghiaccio di una delle due. All’ascesa al trono di questa, accade qualcosa di drammatico e la neo regina è costretta a fuggire dopo aver scatenato il suo potere nella forma più pericolosa. Il seguito del film è l’avventura della sorella minore impegnata non solo nella ricerca della maggiore, ma anche nel tentativo di eliminare gli effetti causati dall’esplosione del suo potere. In questo sarà aiutata da tre simpatici amici e osteggiata da avversari politici e non.

La storia si caratterizza per la creazione di un nuovo tipo di personaggio: il cattivo non cattivo. La regina esercita il suo spaventoso potere solo a causa della paura e dell’incomprensione che l’hanno tenuta segregata per anni.

Insomma, per farla breve, se siete patiti del genere (e di Disney in particolare) il film non vi deluderà.

Why? – aggiornamento (sottotitolo: Ho Capito!)

5 Aprile 2012 Nessun commento

Scusate se ci ritorno (brevemente), ma qualche sera fa ho visto in tv “La Strana Coppia”, grandissimo film con Jack Lemmon e Walter Matthau del 1968 tratto dalla commedia di Neil Simon.

Guardando alcune espressioni di Jack Lemmon in quel vecchio bianco&nero ho notato una curiosa somiglianza. E allora mi si è improvvisamente fatta luce: ho cercato su Google Immagini ed ho potuto verificare che qualcuno ci aveva pensato già prima di me.

 

 

 

 

 

 

Questo spiega l’utilizzo del mio Genio in una commedia.

Ok Dave, continua così, ma dai una leggiucchiatina al copione prima, per favore.

Why?

24 Marzo 2012 1 commento

Cosa rara: famiglia riunita al gran completo davanti al televisore. Orario strano: le 10 della domenica mattina. Livelli di attenzione variabili: D gioca con l’Ipad (mio), E guarda i suoi cavalli, A gioca con le sue macchinine, la mia Dolce Metà tutta presa dal finale di un libro di Fred Vargas.
Improvvisamente l’attenzione di tutti si catalizza su di un film pescato su Sky. “Mia Moglie Per Finta”, commediola nel complesso divertente con Adam Sandler (il nuovo simpatico americano) e Jennifer Aniston, la nuova Meg Ryan, colei che continua a recitare sempre la stessa parte, quella di “Friends”.

La trama molto semplice: un chirurgo plastico donnaiolo utilizza una finta fede al dito tramite la quale, con ogni sua nuova fiamma ne delude le aspirazioni parlandole di moglie e  figli. Tutto ciò funziona finchè si sbaglia e dimentica l’anello. Non sapendo che pesci prendere dichiara alla sua nuova ragazza che comunque sta svolgendo le pratiche di divorzio. A questo punto la ragazza non solo vuole comunque sposarlo, ma gli chiede di conoscere l’ex ed i figli. E allora il dottore non trova di meglio che organizzare un viaggio in un magnifico resort alle Hawaii e convince la sua segretaria (la Aniston), a sua volta separata e con due figli, a partecipare al viaggio facendosi passare per l’ex moglie.

Tutto sembra andare per il meglio finchè il gruppo non incontra una compagna di scuola della segretaria, interpretata da una stratirata Nicole Kidman, con la caratteristica di essere ultracompetitva e non voler mai accettare una sconfitta. La Kidman le presenta il marito, nientedimeno che l’inventore (giuro!) dell’Ipod, che però durante il film viene utilizzato per telefonare: o un clamoroso errore di doppiaggio o problemi di pubblicità.

A questo punto la Aniston è obbligata a presentare il chirugo come suo vero marito, e da qui in poi si dipana una vicenda fatta di colpetti di scena e trovatine da commedia dell’arte che si concluderà con l’inevitabile lieto fine.

Sembrerebbe tutto normale. Perchè, dunque, ne scrivo?

Semplice: il marito della Kidman è interpretato da Dave Matthews. Si, proprio lui, il leader della DMB. Il mio ARTISTA preferito, insieme a svariati altri, però lui per me è un faro. Per vederlo dal vivo sono volato a Londra nel 2007, comprando in dieci minuti il biglietto dell’aereo e del concerto da due computer diversi per tenere d’occhio fosse mai saltata una delle due prenotazioni. E con quattro mesi di anticipo!

Ebbene si, non voglio esagerare, ma ha letteralmente illuminato il periodo peggiore della mia vita, nell’ormai (fortunatamente) lontano 2004-2005.

Non sapevo neppure avesse partecipato a questa commediola. Due lunghe sequenze: nella prima, al momento delle presentazioni, se la cava abbastanza bene grazie ad una serie di espressioni eloquenti. Dice un paio di battute. Tutto qui, è la Kidman e gli altri a farla da padroni.

Nella seconda, un lungo piano sequenza che si svolge durante una cena tra le due coppie, parte bene: ironicamente saluta la Kidman ogni volta che lo squillo dell’IPod (gasp!) l’obbliga ad allontanarsi. Poi succede il fattaccio. Le due coppie disputano uno spareggio per vincere una gara di ballo. Oggetto dello spareggio è far passare una noce di cocco stretta tra i bacini della coppia fino a raggiungere la bocca dei due, senza utilizzare le mani.

Alla coppia Kidman-Matthews, in evidente difficoltà (ansia da prestazione), cade per terra la noce di cocco. Non potendo recuperarla con le mani, cosa fa il mio Eroe? Si siede e recupera il cocco inserendolo lì. Ebbene si, proprio lì! Velo pietoso sul finale in cui la Kidman chiede il divorzio perchè ha scoperto, grazie alla noce, che il marito è gay.

Ora, carissimo Dave, ma era proprio necessario? Capisco tutto, il cinema, la Aniston, interpretare il marito della Kidman, che uno poi in realtà può fare quello che vuole e, sempre che voglia, fare anche il ca….ne come preferisce, però….che delusione!

 

Route 66

27 Aprile 2010 1 commento

panorama20da20acerenza20basilicatadiga_di_senise_BasilicataCambio argomento: cinema.
Non per nulla, ma venerdì sera ho visto un piccolo gioiello di film: “Basilicata Coast to Coast” di Rocco Papaleo. Ben girato, divertente, positivo, emozionante per tanti aspetti, pieno di bella musica d’Autore.

Un gruppo “sgarrupato” di musicisti affronta un viaggio da Maratea, sulla costa tirrenica, alla costa jonica per partecipare ad un importante festival musicale. La grande idea è trasferirsi a piedi in dieci giorni per coprire un percorso che in macchina richiederrebbe non più di un’ora, un’ora e venti. Il tutto seguito da un’inizialmente poco motivata  giornalista di una piccola televisione locale per documentare l’avventura.

Senza dilungarsi sulle particolarità dei singoli personaggi, molto ben disegnati e caratterizzati, da profano di cinema posso però provare a raccontare i diversi piani di lettura che mi hanno colpito.

Prima di tutto il film è un grande atto d’amore verso la propria terra da parte del regista. La Basilicata è raccontata per immagini di una bellezza che spesso lascia senza fiato, con panorami di mare e di montagna come solo da quelle parti si trovano. Ci sono inquadrature vertiginose di picchi e valli, ambienti incontaminati, paesaggi da film western, piccole cittadine arroccate. Il verde domina su tutto.

E’ molto bello, direi emozionante, l’affetto che traspare quando si sofferma sulla sua gente. Infatti la storia si dipana anche attraverso brevi bozzetti riguardanti l’incontro con gli uomini e le donne di questa terra. Valga per tutti l’ospitalità ricevuta dal gruppo sorpreso dalla pioggia da parte di un anziano contadino.

L’utilizzo del tempo è il secondo aspetto su cui il film fa riflettere. Corriamo troppo, questo è ovvio. Esiste un’altra possibilità di “gestione” del proprio tempo per vivere in maniera più armonica e soddisfacente la propria vita. Un modo in cui potersi soffermare sulle cose importanti e profonde. Sugli obiettivi che forse non ci faranno ricchi o ci faranno fare carriera, ma attraverso i quali potremo guadagnare qualcosa di molto più importante in termini di pienezza della vita.

Nel film esiste poi un personaggio che non parla, ma si esprime con gli occhi, lo sguardo, l’aria ironica, preoccupata o spaventata. Il silenzio. Ed ogni attività a lui collegata si esprime silenziosa e tranquilla. Il suono del suo strumento, il contrabbasso, riempie quei silenzi di tempo e ritmo. Di movimento e di attenzione. Tutto contro questi tempi in cui è tutto urlato. Mai come in questo caso, non serve dire altro.

Dopo l’amore per la mia compagna, i miei figli e familiari in genere, l’amicizia è il sentimento cui tengo di più. Il film ne è un vero inno. I quattro amici sono legati in maniera molto stretta, e grazie a questo superano tutte le difficoltà. Si scontrano e si incontrano di nuovo, e ognuno, grazie agli altri, supera problemi di carattere o difficoltà di altro genere.

Per finire, la musica! Nel film vengono suonate quattro-cinque canzoni divertenti, intelligenti, tra il cabarettistico e la canzone d’Autore. Estremamente gradevoli anche musicalmente. Fantastica quella sul “Pane e frittata della mamma”.

Per questi motivi il film mi è sembrato, come dicevo all’inizio, un piccolo gioiello e non nascondo di aver provato un certo fastidio nell’ascoltare alcuni commenti piuttosto antipatici da parte di alcune persone mentre uscivamo dal cinema. Poi ci ho pensato su e mi sono consolato pensando che solo la superficialità delle persone (o almeno di quelle persone) non gli ha permesso di goderne appieno.

Nel mio caso l’ho trovato rinfrancante e tonificante.

Un massaggio per il cervello.

Locations of visitors to this page