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Prog News

26 Gennaio 2017 Commenti chiusi

Il 2017 parte per me con una gradevole scoperta.

Il Progressive è sempre (e da sempre) uno dei miei generi preferiti. Ascolterei Genesis e Yes per giorni, ma cerco di tenermi anche aggiornato attraverso una bella rivista inglese che si chiama semplicemente “PROG” ed è edita da quelli di TeamRock.

Devo dire che, ovviamente, non è tutto oro quello che luccica. Non riesco ad entusiasmarmi né per gli Opeth, vincitori del Poll della rivista negli anni passati, né per le prove recenti (sempre osannate) dei Marillion. Così resto leggermente freddo anche nei confronti di Steven Wilson che, ok, è bravissimo e fa un milione di cose (produce, rimasterizza gli album storici dei Jethro Tull, compone, suona la chitarra, ecc ecc ecc) però un suo album dall’inizio alla fine non riesco ad ascoltarlo. Oppure i MUSE, i cui album stazionano perennemente nella speciale classifica della rivista dei migliori 30 album di Prog in circolazione. Li trovo inutilmente lirici e troppo elettronici.

E poi che dire, il Progressive ormai si è evoluto in mille sfaccettature diverse (symphonic-prog, metal-prog, jazz-prog, punk-prog, bluegrass-prog), ogni genere ha praticamente la sua versione Progressive.

Bene, tutto ciò per raccontarvi di un gruppo che, dalle pagine elettroniche della rivista, ha attratto la mia attenzione. Loro sono i Syd Arthur. Inizialmente mi ha attratto il nome, pensavo fosse ispirato da una commistione tra antico e fatato (Re Artù) e musicalmente affascinante (i Pink Floyd gestione Syd Barrett). Invece, approfondendo, ho scoperto che in realtà deriva da Siddartha e dal leader dei Love Arthur Lee.

La loro origine è Canterbury, dove fiorì dal finire degli anni Sessanta una corrente del Prog di cui facevano parte gruppi come Caravan, Camel, Gong, Soft Machine e Hatfield and The North (tanto cari a Jonathan Coe). Tale corrente era caratterizzata dall’immissione nel genere di sonorità e strutture derivanti dal Jazz e dal Folk, ed una maggiore solarità rispetto alla seriosità dei gruppi in quel momento dominanti.

E allora i Syd Arthur fanno propria la lezione dei padri (dei nonni?) e suonano un Pop-Prog dai tempi spezzati e dalle sonorità molto raffinate. Il gruppo è attualmente formato dai tre fratelli Magill, Liam (chitarra e voce principale), Joel (basso) e Josh (batteria), e da Raven Bush che con le sue tastiere, il violino ed il mandolino colora ogni brano in maniera sempre particolare.

Ho ascoltato il loro ultimo album dal titolo “Apricity”, uscito ad ottobre dell’anno appena concluso. Devo dire che si tratta di un ottimo album. Un Progressive moderno, rispettoso del passato e sicuramente ispirato, ma aggiornato nei suoni. Repentini cambi di tempo, elettronica e acustica onestamente dosati, begli intrecci tra tastiere, chitarre e violino, tempi dispari in abbondanza a movimentare la tessitura dei brani. Se a tutto ciò si aggiungono melodie per nulla scontate, una gradevole solarità e la voce del cantante molto particolare, il risultato è un ottimo disco.

Tra le mie preferite l’iniziale “Coal Mine”, “Plane Crash in Kansas” (come concentrare moderno Prog in un brano di poco meno di tre minuti), la psichedelica “Sun Rays”, la diafana “Into Eternity”. Poi l’ariosa “Rebel Lands”. Ma tutto l’album si mantiene su di un ottimo livello.

Consigliato.

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