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Post Taggati ‘Daniele Silvestri’

Classifiche – Italia: 2° e 1° posto

29 Dicembre 2016 1 commento

2° posto:   Méséglise   –   “Stranamente Sereno”

Il miglior gruppo italiano attualmente in circolazione piazza il nuovo disco “Stranamente Sereno”, di cui ho avuto l’immenso onore di un ascolto in anteprima (vedi “MOTR Speciale: Anteprima “Méséglise”" – marzo 2016) nonché la citazione nelle note del booklet allegato, al 2° posto della mia personale classifica dei dischi nazionali. Perché è un disco bellissimo, prima di tutto. Scritto benissimo e suonato meglio. Chi sono i Méséglise? Sono un gruppo che riesce ad incastonare (mi sembra il termine più appropriato da usare) la forma di scrittura “cantautorale”, con una propensione alla poesia più elevata, in un gambo fatto di una commistione di generi (rock, prog, folk). Insomma, ci sono gruppi d’oltremanica e d’oltreoceano che hanno fatto la loro fortuna proprio basandola sul cross-over fra generi (è troppo ingombrante un paragone con gente tipo Dave Matthews Band, Phish, Mumford, Punch Brothers?).

Invece da noi tutto ciò resta relegato ai margini, con pochissima visibilità. Pochi spazi, poche case discografiche che sanno il fatto loro (leggasi nessuna promozione), circuiti live asfittici, radio inchiodate dalla necessità di ascolti a fini pubblicitari. Pensate agli Stati Uniti, dove solo le radio universitarie hanno un bacino di utenza di milioni di studenti, nessun problema di sponsor e fanno arrivare al successo (planetario) gruppi come i R.E.M.

Ecco, i Méséglise meriterebbero ben altro trattamento. Grazie ai loro brani dal sapore senza tempo, alle tematiche comuni a più di una generazione e, soprattutto, alla loro onestà ed autenticità.

1° posto:   Daniele Silvestri   –   “Acrobati”

Diciamo la verità. “Unò-Duè” era stato un gran disco. Il migliore fino a quel momento per Daniele Silvestri. Era il 2002. Per me una vita fa. Poi il nostro si è fatto molto tirato nella produzione. Più o meno un disco ogni cinque anni (“Latitante” nel 2007 e “S.C.O.T.C.H.” nel 2011). Due buoni dischi, ma non grandi. Poi un lavoro molto libero con Gazzè e Fabi (“Il Padrone della Festa” con relativo tour trionfale). E, finalmente, arriva “Acrobati”: capolavoro!!! Un album fatto di grandi brani. Nessun riempitivo. Una facilità di scrittura entusiasmante. “Quali Alibi” stupisce per i briosi giochi di parole che gli permettono di scrivere sui cupi tempi politici senza suonare retorico. Così come “La Guerra del Sale”, specchio dei tempi, impreziosita dal rap stralunato di Caparezza. “La Mia Casa” regala cartoline 2.0 delle principali capitali del cuore.

Avete presente la copertina? La title-track ne è la colonna sonora talmente vivida da vederla in movimento, come un film. “Pochi Giorni” è semplicemente brillante, un’allegra canzone d’amore con la trovata di chiamare gli strumenti nell’introduzione. E così via fino alla fine. E tenere alta la tensione di un album lungo (diciotto brani) non è cosa da tutti. Invece lo si ascolta senza la benché minima noia tutto d’un fiato fino alla fine. Tra le mie preferite in assoluto segnalerei anche “A Dispetto dei Pronostici”, “Così Vicina”, “Pensieri” e la quasi recitata “Monolocale”.

Sarebbe bello se ora facesse uscire un album dal vivo, a testimonianza del tour “Sold Out” con il quale ha girato l’Italia, e sta girando ancora durante queste vacanze natalizie.

Classifiche: Italia

30 Dicembre 2015 6 commenti

In un paese dove i Modà devono aggiungere una data al concerto di Milano (Stadio Meazza) perché la prima è sold-out e dove classifiche e manifestazioni “di massa” (Sanremo e simili) sono dominate dall’ultimo sgherro uscito da “Amici” o “X Factor” e, soprattutto, dove Riccardo Fogli rientra nei Pooh per un’”Ultima Notte Insieme”, qualcosa che non funziona nella percezione della Musica e, conseguentemente, nella produzione deve esserci per forza. 

Gli ormai vecchi cantautori arrancano o, come Guccini o Fossati, si sono praticamente ritirati. Il primo definitivamente, il secondo per ora solo daì concerti. Mi piacerebbe capire come mai De Gregori per il suo omaggio a Bob Dylan abbia scelto brani così anonimi o abbia deciso di tradurre ed adattare “Desolation Row” quando c’era già la magnifica versione di De André.

Insomma, direi che per la nostra musica è un momento di stasi. Ed allora ecco le mie scelte.

Italia   –   4° posto: “Il Padrone della Festa Live”   (Fabi Silvestri Gazzè – 2015)

Ok, sembro molto ripetitivo. I nostri tre moschettieri raccolgono il successo meritato portando in tour l’album del 2014 pieno di ottime canzoni ed affiancandogli i loro brani migliori. Prendendone quattro-cinque di Fabi ed altrettanti di Gazzè, shackerando il tutto con un Silvestri fino a “Uno-Duè”, tutto riesce molto gradevole anche e soprattutto per la posa dei tre assolutamente da antidivi e per il divertimento reale che traspare ascoltando l’album o guardando il dvd allegato. Esperienza finita? Chi lo sa.

Italia   –   3° posto: “Giro Del Mondo”   (Ligabue – 2015)

Ok, sembro molto ripetitivo. Il Liga non schioda di una virgola e propone dal vivo il suo repertorio più recente insieme ad alcuni grandi classici (tra cui “Ho Messo Via”, “Una Vita da Mediano”, “Vivo o Morto o X”, “Ho Perso le Parole” e “Bambolina e Barracuda”) e quattro inediti di cui uno in particolare, “Non Ho Che Te”, su standard decisamente alti sia musicalmente che per contenuti. In soldoni: chi ama Ligabue, come me, apprezzerà moltissimo l’album; chi non lo sopporta, pazienza.

Italia   –   2° posto: “Sangue e Cenere”   (The Gang – 2015)

Sorpresina…The Gang torna con un disco di inediti a quindici anni dal precedente (“Controverso”). Furono uno dei miei gruppi preferiti dopo averli visti suonare “Socialdemocrazia” (tratta da “Le Radici e Le Ali” del 1991) ad un concertone del 1° maggio a Piazza San Giovanni. Di loro mi colpirono il mix di rock e folk che all’epoca non si sentiva molto in giro, almeno dalle nostre parti. I Modena City Ramblers arriveranno poco dopo. E poi i loro testi, sempre molto impegnati e sul filo rosso della memoria. Dopo “Le Radici…” arrivò “Storie d’Italia” (1993) con Kowalsky, Eurialo e Niso e tante altre storie. Poi non molto altro. Difficoltà varie, di formazione, di produzione e di distribuzione. Tornano con un album che musicalmente non dice nulla di nuovo, ma le canzoni sono di buona qualità, i testi quelli di sempre e la verve dei fratelli Severini spolverata e messa a nuovo. E di nuovo in pista, soprattutto. Poi la produzione di Jono Manson che ha contribuito alla parte più “roots” dell’album e, molto gradita per me, la partecipazione di Garth Hudson di The Band per le parti di fisarmonica. Nel mezzo di tanto piattume, un po’ di emozione e di spessore intellettivo non guasta.

Italia   –   1° posto: “Nero a Metà Live – Il Concerto – Milano 22 dicembre 2014″   (Pino Daniele – 2015)

Questo non è un disco. E’ un Monumento. E’ un ricordo prezioso alla memoria di uno dei più grandi Artisti italiani in assoluto. Per il dettaglio su questo album leggete “Testamento” su questo blog (luglio 2015). Stavolta mi autocito: “…quello che sto tentando di dire è che mancava assolutamente la documentazione di quei primi grandiosi anni della carriera di Pino Daniele. Una mancanza enorme proprio per la qualità della proposta, per la grandiosità delle melodie, per la novità nel sound e per la fantasmagoria prodotta dall’incontro di musicisti così immensi”. Perciò quest’ultimo album copre un vuoto ma, cosa ben più importante, è la documentazione di qualcosa contemporaneamente molto attuale: la band si è riunita al completo e ripropone quel sound nella stessa fluida ed energica maniera del tour originale. Ho visto tempo fa un’intervista a Pino Daniele realizzata per “Arte”, dove insieme a James Senese raccontavano quanto l’identità del loro linguaggio gli avesse permesso di ritrovarsi tanti anni dopo e riprendere da dove si erano fermati, senza neanche bisogno di provare.

Ecco, questa era la Grandezza di Pino!

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