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Da Non Perdere!

4 Agosto 2011 Nessun commento

cover01L’ho riportato qui a lato nella rubrica “Concerti”. Ne parlerò stasera nel NumeroZero 12. Vi faro’ anche ascoltare qualcosa (spero).

Non ha senso pubblicizzare il concerto di Roger Waters a Milano o dei Chicago a Roma. Quelli il loro pubblico ce l’hanno. Fans disposti a spendere 50 o 100 euro per un biglietto per riascoltare “Another Brick In The Wall” o “Hard To Say I’m Sorry”.

Voglio invece richiamare la vostra attenzione su di un artista, Marco Albani, che a momenti e’ conosciuto più negli Stati Uniti, grazie a “Smooth Jazz” che ne parla sempre in termini entusiastici (addirittura scomodando paragoni con Pat Metheny, non so se rendo), che qui da noi.

encUn artigiano della musica che compone ed incide solo se sente le giuste vibrazioni. Questo e’ il motivo per cui la sua musica “a colori” ti trasmette un mare di sensazioni. Provare per credere entrambi i suoi lavori: “Chronos”, uscito nel 2006, ed “Encuentro” del 2010 che, tra l’altro, si avvale della collaborazione di Maurizio Giammarco, Carlos Sarmiento, Umberto Vitiello e Roland Ricaurte.

Marco Albani, dopo aver suonato nel 2010 sull’autorevole palco di Villa Celimontana a Roma, dopo aver portato la sua musica in tutti gli spazi più importanti e particolari tra Roma e Firenze, da Musicarte a Book&Brunch, accompagnato solo dalla sua chitarra e dal percussionista-cantante Umberto Vitiello, sara’ di scena venerdì prossimo 5 agosto nella splendida cornice della “Casa del Jazz” (Viale di Porta Ardeatina 55, Roma, inizio ore 21) con il suo “Marco Albani Project”.

alban1Io consiglio vivamente di andarlo ad ascoltare. Sedersi, rilassarsi, chiudere gli occhi e lasciarsi condurre dalle sue note in giro per il mondo, passando da atmosfere sahariane alle spiagge assolate di Bahia, dal saluto commosso ad un amico di tutti (Massimo Troisi) al racconto della vita di un nonno emigrato in Brasile, dalle luci ed ombre dell’India alla passione in una piazza assolata di Spagna.

Non resterete assolutamente delusi.

 

Encuentro

21 Maggio 2010 Nessun commento

enccover01In Italia è difficile farsi strada in campo musicale. Spesso troppo difficile. Dinamiche siderali impossibili creano ogni tanto il miracolo. E qualche volta, nonostante la critica si accorga anche di te, e magari hai già fatto un numero enorme di anni di gavetta, comunque siamo lontani anni luce da reali possibilità commerciali.

Marco Albani è uno splendido chitarrista. Ed un ottimo compositore.

E’ una bella anima. Ha una sensibilità non comune.

Non credo di offenderlo dandogli dell’Artigiano della  Musica. E dei più competenti e perfetti: un cesellatore.

Una radio americana, Smooth Jazz, molto autorevole nel settore, ha scritto di lui, scomodando addirittura paragoni con un Grande come Pat Metheny, che il suo stile è “vivace e cinematografico”.  

Ha inciso due dischi: “Chronos” nel 2007 e “Encuentro” uscito pochi giorni fa. Nel suo sito (www.marcoalbani.com) dichiara come suo “Concept” di “comunicare idee ed emozioni attraverso il suono…una forma di comunicazione senza confini, che permette di entrare in contatto con altre culture, di comprenderle e confrontarle con le nostre esperienze….una musica fatta di passione ed ispirazione, che spera di parlare al corpo, al cuore o alla mente di chiunque sia pronto ad ascoltarla”.

Marco Albani fa esattamente questo. Ti prende con le sue atmosfere soffuse, con il suono pizzicato della sua chitarra rigorosamente classica, con le sue melodie senza luogo e senza tempo.

L’atmosfera è carattere assolutamente distintivo della sua musica. Ogni brano è a sè. Potrei definirla musica “a colori”. Se chiudo gli occhi ogni brano mi racconta di colori e sensazioni diverse. Si passa dal caldo del deserto africano nel ristoro di un’oasi (“Agua”, brano di apertura di Chronos), alle vie di Napoli nel ricordo affettuoso di un amico di tutti (“Au Revoir Massimo”, dedicato a Massimo Troisi, nello stesso CD), dal languire nell’indolenza dell’abbraccio del “Mare del Sud” alla quieta certezza dell’unica strada possibile nella vita,  l’Amore (“Love….The Only Way”), dove la sensazione è quella di guardare negli occhi sinceri della donna che ami. E poi si balla il tango in “Pasion” e la palla scivola tra un dribbling ed una finta sulla spiaggia di Bahia in “Edson Arantes” colpita dai piedi di un piccolo giocatore che sogna di diventare grande, mentre in “Carmen” è ancora il caldo ed il vento dell’Atlantico sulla morbida spiaggia di Itapoa, sorseggiando Agua de Coco con Toquinho e Vinicious.

Questa infinità di sensazioni, di colori,  si esprime, e non potrebbe essere diversamente, attraverso una cura ed una ricerca approfondita dei suoni. In “Cadeau Cadeau” un flauto venuto da chissà dove suona in lieve dissonanza mentre le percussioni creano un tappeto sonoro fantasioso. In “Aladdin Dance” la struggente melodia della chitarra di Marco arricchita dall’eletric oud di Rocco Zifarelli si appoggia sulle tabla indiane, percussione dalla sonorità particolare. Il charango la fa da padrone in “Encuentro”, dove sembra che gli Inti-Illimani siano venuti a fargli visita. 

Ovviamente ai suoni etnici si accompagnano anche suoni più classici di certe sonorità di jazz caldo: l’Hammond colora di tinte Rythm’n'Blies  ”Edson Arantes” insieme ad una sezione di fiati luminosa. Il sax di Maurizio Giammarco disegna un assolo di grande stile nell’unico brano cantato del secondo disco “Au Meu Avo”.

E così si viaggia nel tempo. Se quest’ultimo brano ci racconta di un nonno con la passione per la musica, con “Pasion” sembra di trovarsi nel fumoso salone da tango di una Buenos Aires dei primi anni ’50. Con “Buena Suerte” veniamo lanciati  nella Cuba del mambo di un’epoca apparentemente lontana, mentre la già citata ”Au Revoir…” suona primi anni del secolo passato. 

La musica di Marco Albani è così. Lui è talmente bravo ad assorbire suoni, emozioni e sensazioni, e ad infonderle nella sua musica che, pur nella vastità degli spazi e degli argomenti, si impone il suo stile. E’ così, Marco ha un suo stile.

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